
Il castagno ha fornito una vastissima gamma di prodotti: castagne per uso alimentare, legno per innumerevoli usi, foglie per l’alimentazione del bestiame, cortecce per la concia delle pelli, carbone per fondere e lavorare i metalli, tavole per fare le botti dei nostri vini. L’aumento dell’importanza del castagno in Italia va di pari passo con lo sviluppo della civiltà, i diagrammi pollinici mostrano un forte incremento della presenza di questa specie iniziando del periodo romano, passando dall’8 al 48% del totale dei boschi in pochi secoli. Il ruolo principale del castagno era di fornire castagne, trasformate in farina e quindi “calorie” per le genti di montagna. La quantità di calorie ricavabili da un ettaro di castagneto era spesso superiore a quelle di un ettaro seminato a grano in montagna. 
L’importanza e la diffusione del castagno ha portato a definire la cultura ad esso associata come “la civiltà del castagno”. Il bosco di castagno non è quindi un bosco naturale. E’ un bosco aperto, non molto denso, con un numero di alberi molto più basso rispetto a quanto si trova in un bosco naturale, anche solo 100 piante ad ettaro, contro un numero superiore a mille nelle foreste più naturali. In questa bassa densità risiede la sua bellezza. Le piante crescono grandi e maestose, non essendo troppo affiancate le une alle altre, aiutate in questo dalle potature che modellano la chioma per produrre castagne. Il bosco è luminoso e il sottobosco è di solito tenuto a prato per facilitare il pascolo che pulisce la vegetazione invadente, facilitando la raccolta delle castagne. Un bosco sicuramente multifunzionale come va di moda dire oggi.
Come il paesaggio agrario anche i nostri boschi sono stati descritti dai viaggiatori del Grand Tour. Stendhal descrive magistralmente i castagneti del lago di Como che arrivavano fino alle sue sponde calando dalle montagne circostanti. Indipendentemente dalle teorie della distribuzione naturale della vegetazione secondo il clima, lo troviamo dal livello del mare fino a 1500 m dell’Etna. I contadini in Toscana lo piantavano spesso al posto dell’olivo.
Purtroppo il castagneto è in contrazione, principalmente per l’abbandono delle attività agro-silvo-pastorali. Andrebbe protetto in modo “attivo”, cioè con adeguati strumenti di conservazione che consentano di conservarlo attraverso la sua coltivazione.
da I paesaggi rurali

