La radio di Massimo Cirri

La radio di Massimo Cirri

Radio, someone still loves you […] Let’s hope you never leave old friend Like all good things on you we depend” (Radio, qualcuno ancora ti ama […] speriamo che tu non ci lasci mai vecchia amica, abbiamo bisogno di te come di tutte le cose buone). (Queen)

E’ uscito da pochi giorni un libro che ci riguarda perché parla di radio e lo ha scritto Massimo Cirri, nato in Toscana, conduttore di Caterpillar su radio 2 una delle trasmissioni più seguite a livello nazionale. Un programma che ha avuto il merito di promuovere iniziative di sensibilizzazione che sono poi diventate un appuntamento annuale per milioni di cittadini e per tantissimi enti locali come “M’illumino di meno”.

Il libro edito da Bompiani si intitola “sette tesi sulla magia della radio”(p.315 a 13 euro) con alcune parti dai titoli abbastanza curiosi come ad esempio “poligamia” o “porosità”. Si passa dalla storia alla quotidianità della radio che nonostante gli anni e i mutamenti tecnologici mantiene un fascino inalterato. “ Dalla radio esce qualcosa, una voce o una musica – le due cose assieme, in armonia anch’esse, sarebbe il meglio – e io lo sento, distrattamente o tutto concentrato, non importa – scrive Cirri – importa che a quello che esce dalla radio ci metto a fianco, intrecciato, qualcos’altro di me. Mi ci appoggio, metto in contatto qualcosa che viene da lontano – esce da una scatoletta ed è di tutti – con qualcosa che ho dentro io ed è solo mia”. Il rapporto con la radio è diretto quasi personale per chi trasmette e chi ascolta, tra chi trasmette e chi ascolta. La radio spinge l’immaginazione , la radio è voce senza volto e “la voce , scrive Roland Barthes, è un organo dell’immaginario”.

Cirri nel capitolo intitolato “ti facevo” raccontando un episodio curioso che gli è capitato parla proprio del momento in cui l’immaginazione, per un caso diventa realtà e la realtà può essere diversa, per l’ascoltatore , da come l’aveva sempre pensata . “Adesso , l’uomo che parla alla radio ha davanti la delusione di chi l’ascolta” oppure anche la soddisfazione d incontrare e dare un volto ad “una presenza” quotidiana. Ovviamente Cirri è un conduttore che parla a milioni di persone e ma la stessa cosa succede anche nel piccolo di una radio locale.

La radio negli ultimi 30 anni è stata data per morta in più occasioni, prima ad opera della televisione, poi del computer e infine dello smartphone e invece dall’esplosione delle emittenti libere alla meta degli 70, la radio è riuscita ad integrarsi con le nuove tecnologie e a mantenere quasi inalterato il suo grande potenziale comunicativo. All’inzio degli anni 80 i Buggles cantavano “video killed the radio star” e invece ad essere andate in crisi sono proprio le reti televisive quasi esclusivamente dedicate alla musica e se ci son dei canali digitali con tale programmazione sono quasi delle estensioni di reti radiofoniche, mentre il computer o lo smartphone permettono ora di ascoltare la radio anche dove non arriva direttamente il segnale. Oggi anche una piccola emittente come Radio Mugello si può ascoltare in tutto il mondo anche se la sua forza è tutta nell’essere una radio fortemente caratterizzata territorialmente.

“La radio, a pensarci bene, va bene con tutto, scrive Cirri, c’è poco posto per media unidirezionali e voraci di tempo come la tv, la radio invece il tempo lo trova, la radio va in assonanza e non invade, lascia fare, tollera, non prende troppo posto”.

Cirri racconta la radio degli inizi prendendo spunto dalla vicenda del Titanic per arrivare a ricordarci la capacità del mezzo di raccontare le tragedie (il microfono del giornalista fiorentino Giannini che penzolante dalla finestra trasmette il rumore dell’acqua che invade la città) e la prima esperienza di una radio “libera” nella Sicilia del post terremoto del Belice promossa da Danilo Dolci nel marzo del 1970. “ qui parlano i poveri cristi della Sicilia occidentale attraverso la radio della nuova resistenza”. Dolci anticipa un movimento che diventerà negli anni successivi inarrestabile che si richiama all’art 21 della nostra costituzione :” Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, con lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Dopo poco arriveranno un centinaio carabinieri a smantellare tutto. La radio riesce ad arrivare dove non possono i giornali e può essere ascoltata da tutti indistintamente e questo la rede un mezzo di comunicazione privilegiato. Nell’ America degli anni 30 la radio si pose come solida alternativa anche pubblicitaria rispetto alla stampa quotidiana che tentò di screditare il nuovo mezzo.”La radio, si diceva, era troppo giovane e immatura per un compito così importante come veicolare notizie.” e a questo scopo fu montata la polemica sulla famosa trasmissione La Guerra dei Mondi di Orson Wells .”La vicenda, insomma, fu gonfiata dai giornali, con titoli come “Finta ‘guerra’ alla radio scatena il terrore in tutti gli Stati Uniti” (Daily News del 31 ottobre 1938), con tanto di foto e dichiarazioni di “vittime” traumatizzate dalla trasmissione. Ma sappiamo che il mito fu fabbricato perché i rilevamenti d’ascolto dell’epoca indicano che il 98% degli ascoltatori era sintonizzato su altri canali all’ora della messa in onda de La Guerra dei Mondi. “(P.Attivissimo)(QUI) Una leggenda , quindi, che dura ancora oggi e citata anche in uno dei film più riusciti di Woody Allen “Radio Days” ambientato propri negli anni 30.

La radio come strumento di libertà ma anche di propaganda ,radio Londra ma anche la radio voce del fascismo e del nazismo. La radio come scintilla di uno dei genocidi che hanno caratterizzato il novecento: la strage dei tutsi nel Ruanda della metà degli anni 90..” Il segnale dell’inizio delle ostilità fu dato dall’unica radio non sabotata, l’estremista “RTLM” che invitava, per mezzo dello speaker Kantano, a seviziare e ad uccidere gli “scarafaggi” tutsi. “

Ma la radio , lo ricorda anche Cirri, arriva, grazie a giornalisti/e coraggiosi dove altri non riescono, perchè la radio è “leggera” sia nel suo rapporto con il mondo sia nel suo funzionamento interno.
Oggi ancora più di ieri. La radio si integra con la rete ed ogni ascoltatore diventa un corrispondente attraverso i socialnetwork o semplicemente con il telefonino. Forse si è perso il romanticismo delle prime trasmissioni delle radio libere dove la diretta era quasi di 24 ore ( non c’erano i computer) e chi si metteva alla consolle si sentiva un po’ come il Lone Wolf di American Graffiti con una scaletta di rock anni 70 . Parlare con la notte per trasmettere non solo ottima musica ma anche le proprie emozioni ( sul lupo solitario dj ha scritto una canzone anche Marco Ferradini).


Cosa è restato di tutto questo nel XXI secolo?
Nei grandi network quasi niente, nelle piccole radio ancora molto. Non solo una professione per alcuni ma una passione per tante persone che cercano di tramettere non solo “ la musica che va” ma anche la musica che amano e di fare informazione quotidiana e culturale pensando prima di tutto ai radioascoltatori del loro territorio.
Dove gli studi non sono “habitat particolari” in cui “non ci sono finestre e la luce è sempre atificiale”, ma stanze aperte, in tutti i sensi, sul mondo.

“Con la radio si può scrivere leggere o cucinare.
Non c’è da stare immobili seduti lì a guardare.
E forse è proprio questo che me la fa preferire:
e che con la radio non si smette di pensare.

Amo la radio perchè arriva dalla gente
entra nelle case, ti parla direttamente.
E se una radio e libera ma libera veramente.
Mi piace anche di più perchè libera la mente”
(Eugenio Finardi 1976)

Leonardo Romagnoli

PS
Leggendo il libro ho scoperto che Massimo Cirri passa le sue vacanze in Mugello (p.301-303).Buon soggiorno!

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