Il decreto insicurezza

Decreto sicurezza, l’esempio perfetto di un governo di falsari (e di un’opposizione in bambola)

Salvini che rafforza i suoi nemici, i Cinque Stelle che battono il record di ipocrisia, il Pd che riesce a opporsi prendendo in prestito il linguaggio leghista: peggio di così non si poteva fare

di Giulio Cavalli
www.linkiesta.it

Se arrivasse un alieno oppure qualcuno senza social né televisione e chiedesse di dargli un quadro generale della situazione politica italiana la giornata di ieri tornerebbe utilissima come bigino di tutti i mesi di questa legislatura, dello stato delle cose del governo e dell’opposizione, della macerazione morale di uno spietato cattivismo che insegue fantasmi inventati e celebra come un successo riforme inefficaci di emergenze inesistenti, di un dibattito politico a forma di avanspettacolo e di quell’antico collante di governo che si chiama amore per la poltrona che riesce a superare anche i dissidi che paiono più insuperabili.

Il decreto, intanto: un propaganda a forma di miscuglio di leggi che si propone di riformare il sistema d’asilo, di cittadinanza e d’accoglienza che riesce nella mirabolante impresa di creare nei prossimi due anni almeno 130.000 irregolari, un bocconcino perfetto per continuare ad alimentare la paura dello straniero e la bava dell’emergenza. Il ministro Salvini, come suo solito, ingrassa il suo nemico (immaginario) fingendo di combatterlo e garantendosi così un roseo futuro di propaganda e di voti. Relegare le persone nell’irregolarità è la strada perfetta per regalarle al crimine più o meno organizzato (perché sì, sono gli stranieri irregolari a commettere più crimini degli altri, benché si fatichi così tanto a raccontarlo). Più crimini significa più paura e consequenzialmente più bile e più voglia di destra e il segretario della Lega è convinto di poter essere la risposta per i prossimi anni. Non è nemmeno così difficile immaginarlo, con la smemoratezza del Paese. Ma c’è davvero qualcuno che può avere interesse a soffiare sulle pulsioni razziste del Paese? Sì, eccome. Ovviamente nessun cenno invece su una seria trattativa per rivedere il Trattato di Dublino (che aiuterebbe invece una seria ridistribuzione sul territorio europeo): a forza di fare i sovranisti (anche quello a metà, visto come poi alla fine tutti corrono come barboncini a rassicurare l’Europa) l’Italia oggi pesa nella politica estera come un due di picche. Sono isolati e ancora si convincono che tutto quel silenzio intorno sia rispetto. Contenti loro.

C’è poi la propaganda sui 35 euro (uno dei cavalli di battaglia dell’ultima, pessima, campagna elettorale) che “verranno ridotti a 19 euro per gli ospiti dei grandi centri e ai 26 euro per gli ospiti dei piccoli centri” ha declamato tutto satollo e soddisfatto il ministro Salvini. Che quei soldi in realtà finissero per dare lavoro agli italiani sembra non interessare all’attuale governo e che non siano soldi italiani ma europei è troppo scomodo da raccontare. Così si finisce per economizzare sulla dignità dell’accoglienza favorendo la criminalità organizzata che da sempre in Italia vince quando si tratta di offrire servizi a basso costo. A proposito di criminalità organizzata: via libera alla vendita dei beni confiscati ai mafiosi. E chi ha la disponibilità economica di (ri)comprarseli secondo voi? Se una proposta del genere fosse arrivata da un altro governo, uno qualsiasi, le anime belle del Movimento 5 Stelle avrebbero gridato al golpe. E invece niente. A posto così.

A proposito del Movimento, c’è questo tweet del 28 aprile 2015, di primo mattino, del subcomandante Di Battista che urla: «A scrivere la storia in negativo non è chi la #fiducia la impone ma chi, da vile, decide di votarla (o di uscire dall’aula)». Come è passato il decreto in Senato? Con la fiducia. Per carità, è solo un piccolo esempio della moltitudine di cambiamentiche gli integralisti del movimento che fu di Grillo hanno ingoiato in questi mesi ma rende benissimo l’idea: l’opposizione migliore a questo governo è la memoria storica dei principi che sostenevano questi quando stavano all’opposizione e infatti, manco a dirlo, nel giorno del Decreto Sicurezza (che per Salvini era il punto più importante da portare a casa per essere sempre pronto alle possibile elezioni in caso di crisi di governo) i grillini si affannano a produrre video e slogan in favore della riforma sulla prescrizione usando gli stessi toni e gli stessi modi di quando stavano all’opposizione. Sono finiti, si può dire, all’opposizione di se stessi. Una perfetta fotografia del buco nero che avrebbe voluto essere governo del cambiamento. Qualcuno tra loro si sforza di spiegarci che la politica è fatta di mediazioni e di angoli smussati. Accettiamo volentieri l’analisi, peccato che in questo caso si riabiliterebbero tutti, tutti gli ultimi vent’anni: sarebbero inefficaci anche così, per dire.

Sullo sfondo intanto il ministro Tria (che andrebbe premiato con l’indennità che spetta ai lavoratori di professioni usuranti per avere accettato di fare il ministro tra l’incudine e il martello, l’attutitore per contratto) si affatica spiegando all’Europa che tutto ciò che si dice dalle parti del governo è solo un modo per compiacere gli elettori ma non ha niente a che fare con le sue trattative: vorrebbero essere integralisti e invece sono peggio dei peggiori democristiani. Dicono tutto e il contrario di tutto. Sono gli antieuropei più europeisti d’Europa. Geni.

Poi ci sono i dissidenti: i senatori del M5S Gregorio De Falco, Paola Nugnes, Elena Fattori, Matteo Mantero e Virginia La Mura sono usciti dall’Aula in disaccordo con la decisione del governo di porre la fiducia e affossare qualsiasi discussione sugli emendamenti. «Questo dl che chiamiamo “Sicurezza” in realtà crea repressione e maggiori rischi sociali: con l’abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari avremo migliaia di nuovi migranti irregolari senza alcuna tutela e senza alcuna possibilità di integrazione», ha scritto la senatrice Virginia La Mura. È stata segnalata ai probiviri. Ah che bellezza la democrazia interna.

E infine c’è la disperante opposizione: in una giornata del genere il Partito Democratico decide di innalzare in Aula i cartelli “Decreto Salvini #menosicurezza #piùclandestini” accodandosi scodinzolante al vocabolario leghista. Nel giorno già alto della crudezza salviniana il partito d’opposizione adotta il suo stesso vocabolario. Non male. Del resto ci vuole coraggio per opporsi. E idee opposte. Anche quelle.

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