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Mattagnanese, rimonta d’orgoglio contro il Versilia: dal buio alla goleada (6-2)

di Leonardo Romagnoli

Ci sono partite che non si vincono soltanto con i piedi. Si vincono con la testa, con il cuore, con l’istinto primordiale di chi, sul filo del baratro, sceglie di restare in piedi invece che cadere. La sfida tra Versilia e Mattagnanese non è stata solo un duello sportivo: è stata una parabola di riscatto, una storia in due atti che ci ricorda quanto lo sport, come la vita, sia fatto di cadute e risalite.

In un palazzetto attraversato da un’aria fredda e tesa, dove il rumore dei tamburi si alternava ai sospiri di una tifoseria incredula, il primo tempo della Mattagnanese è sembrato il preludio di una resa. Confusi, lenti, senza riferimenti. Senza il loro capitano Nardi, fermo ai box per un fastidioso infortunio al ginocchio, i ragazzi mugellani sembravano aver smarrito la rotta. Troppe palle perse, nessuna ripartenza credibile, e un Versilia che, senza strafare, affondava con cinismo. L’1-0 con cui si è chiuso il primo tempo pareva persino generoso.

Ma, come scriveva Gianni Mura, “non è vero che il calcio (e lo sport) sia la cosa più importante delle cose meno importanti. È che a volte, in certe giornate, riesce a diventare una piccola epopea.” E la seconda frazione è stata proprio questo: un’epopea in miniatura.

La svolta negli spogliatoi

Nessuno sa cosa sia stato detto negli spogliatoi. Ma quando la Mattagnanese è tornata in campo, era un’altra squadra. Più compatta, più affamata. Forse più arrabbiata. E quando Patetta ha trovato il gol del pareggio, si è percepito un cambio di vibrazione nell’aria. L’inerzia della gara si stava spostando, e con essa anche l’umore.

Poi è toccato a Masini. Il suo primo gol – un colpo preciso, rabbioso, quasi liberatorio – ha acceso una scintilla che nessuno è più riuscito a spegnere. La Mattagnanese è passata in vantaggio, ha vacillato un attimo quando il Versilia ha trovato il 2-2, ma da lì in poi è salita in cattedra con l’autorità di chi sa che quella partita, adesso, gli appartiene.

E in un momento di massimo equilibrio, quando l’inerzia poteva di nuovo spezzarsi, è stato il portiere della Mattagnanese a salire sul trono dei protagonisti. Un paio di interventi da manuale, da uomo solo contro il destino, hanno tenuto in piedi i suoi e affossato le speranze avversarie. Ogni parata è sembrata una dichiarazione di principio: “non passerete più.”

Un finale travolgente: la danza della vittoria

E così, mentre il Versilia tentava l’ultima carta del portiere di movimento, la Mattagnanese si è trasformata in predatrice. Gli spazi aperti, le gambe leggere, la fiducia ritrovata: sembravano un branco in corsa libera. Il 2-4 ha tagliato le gambe agli avversari, il 2-5 è arrivato dopo dieci secondi come un colpo da KO. Il 2-6 sulla sirena è stato il sigillo, il punto esclamativo di una sera che nessuno, tra i mugellani, dimenticherà tanto facilmente.

Masini chiude con una tripletta da bomber vero. Patetta firma una doppietta da uomo ovunque. Zazza completa l’opera. Ma il vero protagonista è forse il gruppo stesso, risorto dopo una prima parte da incubo.

Classifica e orizzonti futuri: una luce nel tunnel

Tre punti che non fanno solo classifica. Fanno morale, fanno identità, fanno appartenenza. La zona calda resta vicina, ma la squadra adesso ha una direzione, un’anima. E la prossima sfida, contro una delle big del campionato come il Balca Poggese, sarà più di un test: sarà la conferma o la smentita di una rinascita.

Perché il futsal, come la vita, non è mai una linea retta. È fatto di curve, di ostacoli, di accelerazioni improvvise. E chi sa piegarsi senza spezzarsi – come ha fatto oggi la Mattagnanese – spesso arriva più lontano di quanto avrebbe mai immaginato


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