di Fabio Ceseri
Quando il destino ti chiama, non bussa. Rompe il silenzio come un urlo in una palestra piena.
È successo a Trieste, il 6 gennaio 2026, in un pomeriggio che odorava di vigilia e sogni. La città, che nei secoli ha conosciuto confini mobili e identità complesse, si è fatta teatro di un’altra sfida: quella tra l’Italia della pallamano e la Romania, nel Trofeo Friuli Venezia Giulia. Ma al di là del tabellone – che recitava un’Italia vittoriosa – c’è una storia che pulsa, giovane e potente: quella di Tommaso Romei, 22 anni, mugellano, pivot, e cuore pieno di futuro.
Non solo un test: la lotta per esserci
Questa non era solo un’amichevole. Era un rito di passaggio. Un collaudo emotivo per una nazionale che, dopo 28 anni di assenza, si prepara a riabbracciare l’Europa degli EHF EURO 2026 in Svezia. E per Romei, era una prova del fuoco. Convocato da Bob Hanning in un contesto di rinnovamento generazionale, chiamato a colmare il vuoto lasciato dall’infortunato Endrit Iballi, Tommaso non aveva spazio per esitazioni.
E non ha esitato. Cinque gol. Cinque fendenti in una mischia di corpi, mani, sudore e scelte da prendere in frazioni di secondo. In un ruolo, quello di pivot, dove si gioca con la schiena alla porta ma gli occhi devono vedere tutto.
Un Pala Chiarbola carico di elettricità
A Trieste l’atmosfera era densa. I tamburi dei tifosi rimbombavano sulle pareti come un secondo battito cardiaco. Ogni contatto, ogni blocco, ogni penetrazione nell’area sembrava un atto di fede. Romei ha respirato tutto questo e ci ha nuotato dentro, con l’istinto di chi sa che ogni minuto in campo può essere decisivo.
Il suo primo gol è arrivato in un momento delicato: Romania in vantaggio, Italia alla ricerca di ritmo. Ha ricevuto palla con un difensore attaccato alla maglia, ha ruotato il busto come un giavellotto e ha infilato la rete. Esultanza contenuta, ma occhi che brillavano. Come a dire: sono qui, e non è per caso.

Romei: la potenza giovane della resilienza
C’è qualcosa di profondamente poetico nel ruolo del pivot. È il centro geometrico del campo, ma spesso resta nell’ombra. È bersaglio di spinte, trattenute, cadute, ma deve restare lucido. Come scriveva Gianni Brera, “il centravanti è un uomo solo, spesso frainteso, ma decisivo”. Romei lo è stato. Non solo per le reti segnate, ma per la postura, per il coraggio di chiedere la palla nei momenti difficili, per la capacità di farsi trovare dove serve.
Con lui in campo, l’attacco azzurro ha mostrato una nuova faccia. Meno dipendente dalla rapidità degli esterni, più consapevole del gioco interno. Un segnale chiaro al CT Hanning: Romei è pronto per prendersi uno spazio vero.
Una gerarchia che si muove
Certo, la concorrenza è spietata. Parisini, il capitano, è un faro di esperienza. Sontacchi, coetaneo di Romei, è già rodato in Germania. Ma il ragazzo del Mugello porta qualcosa che non si insegna: il fuoco della scoperta, la fame di chi sa che il treno potrebbe passare solo una volta. E quando il treno passa, o ci salti su di corsa, o resta il rimpianto.
Il suo percorso in Austria, al Bregenz Handball, è stato silenzioso e formativo. Ha imparato la disciplina del gioco nordico, ha forgiato il fisico, ha ascoltato più che parlato. Ora che la parola è sua, la dice sul campo.
Verso la Svezia, passando per le Faroe
Dopo Trieste, la nazionale volerà alle Isole Faroe per due amichevoli chiave. Ambienti ostici, clima rigido, palazzetti piccoli ma roventi. È lì che si decideranno gli ultimi due tagli prima della lista definitiva per gli Europei. Romei sa che ogni minuto in campo sarà un esame. Ma, come dimostrato contro la Romania, sa anche che la pressione può diventare spinta.
Il valore simbolico di una convocazione
Per il Mugello, per la Toscana, per tutte quelle regioni che la pallamano l’hanno respirata poco o nulla, Romei è una bandiera nuova. Un ambasciatore di una passione che cerca nuovi confini. Vederlo in diretta su Sky Sport Arena, con il tricolore sul petto e la maglia bagnata di sudore, può ispirare un ragazzo a prendere in mano una palla ovale per la prima volta.
Conclusione: più di una partita
La partita contro la Romania è finita, ma quella per l’Europa è ancora aperta. Romei ha acceso una luce, ma dovrà mantenerla accesa nelle prossime settimane. Se sarà tra i diciotto, porterà non solo un corpo da pivot, ma una storia che parla di crescita, sacrificio e opportunità colte al volo.
Il DT Bob Hanning a fine gara: «Possiamo trovare molte cose positive in questa partita. Nel primo tempo abbiamo giocato in modo straordinario la fase difensiva, trovando poi delle buone soluzioni. Non mi piace parlare dei giocatori assent, ma senza Bortoli, Ebner, Parisini, dovendo poi rinunciare anche a Bulzamini in difesa, non è stato facile trovare soluzioni. Per me era importante giocare un buon test e così è stato, vinto anche grazie al cuore italiano: non abbiamo mai mollato, anche commettendo degli errori. Abbiamo sempre continuato a giocare, a lavorare durante la partita ed è ciò che vogliamo. Per gli EHF EURO non è sufficiente, dobbiamo fare di più e ne siamo consapevoli. Forse è mancata anche qualche sospensione nelle situazioni in cui Marco e Simone Mengon avevano vinto i loro uno contro uno. Ora le Faroe. È il passo successivo, sono due partite importanti come lo sono tutte. Domani (mercoledì) valuteremo le condizioni degli infortunati perché abbiamo bisogno di tutti per vincere queste partite, per avere rotazioni e garantire il giusto ritmo durante tutta la partita. Inoltre dobbiamo trovare qualche soluzione in più dai sette metri: avevamo sbagliato troppo contro la Francia a novembre, abbiamo sbagliato troppo stasera e non sempre riusciremo a vincere le partite con questo genere di errori».
Foto e video Federazione Gioco Handball

