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Sara Fabbri, la scherma medievale come sport e passione: «Dentro l’armatura rivive la storia»

di Leonardo Romagnoli

Ci sono sport che si misurano soltanto con il cronometro e il punteggio. Altri, invece, sembrano riuscire a mettere in comunicazione epoche lontane. La scherma medievale praticata da Sara Fabbri, mugellana doc e pluricampionessa della disciplina, appartiene certamente alla seconda categoria: è competizione, tecnica e adrenalina, ma anche studio della storia, rispetto delle antiche tradizioni e fascino di armature e castelli.

Il rapporto di Fabbri con questo mondo nasce nel 2007, attraverso la rievocazione e la ricostruzione storica medievale. Lo studio degli antichi trattati di scherma diventa progressivamente qualcosa di più di una passione culturale. Nel 2013 arriva l’incontro con la dimensione agonistica e, dal 2015, l’ingresso nella Nazionale italiana di combattimento e scherma medievale.

Da allora l’attività non si è mai interrotta. Nel 2026 Sara ha disputato il suo undicesimo Campionato del Mondo, rappresentando l’Italia in Danimarca e conquistando la medaglia d’argento nel triathlon, (spada e scudo, spada e brocchiere, spada lunga) specialità che riunisce consecutivamente tre differenti prove d’arma. Un risultato che si aggiunge ai numerosi titoli italiani conquistati negli anni, in particolare nelle specialità individuali.

Ed è proprio qui che emerge il carattere particolare di questo sport. Il combattimento avviene indossando riproduzioni fedeli di armature della fine del Trecento, accompagnate da spade e scudi ispirati allo stesso periodo storico. L’immagine può evocare immediatamente un duello medievale, ma dietro la spettacolarità esiste un regolamento rigoroso: le armi non hanno filo né punta, i colpi storicamente più pericolosi sono vietati e cinque arbitri valutano quelli portati correttamente nelle zone consentite. Vince chi, nel tempo stabilito, riesce a mettere a segno il maggior numero di colpi validi.

È uno sport in cui il rumore del metallo e il peso dell’armatura raccontano qualcosa che va oltre il risultato. Servono preparazione atletica, precisione, lucidità e capacità di controllare l’adrenalina. La storia non viene semplicemente rappresentata: viene trasformata in gesto sportivo.

Per Fabbri, però, la competizione è soltanto una parte del percorso. Nel 2019 ha conseguito la qualifica di istruttore nazionale e dal 2020 insegna scherma medievale nel Mugello, appoggiandosi al Lupo Fight Club di Scarperia e San Piero. Alla carriera di atleta affianca inoltre quelle di istruttrice e arbitro, impegnandosi soprattutto nella diffusione di una disciplina ancora di nicchia in Italia, dove i praticanti sono circa un centinaio.

Chi parte da zero non deve necessariamente possedere esperienza nella scherma o negli sport da combattimento. L’apprendimento è graduale e comincia con materiali morbidi e attrezzature adatte alla preparazione tecnica, prima dell’eventuale passaggio all’agonismo. I corsi sono aperti dai 14 anni in su.

Il Mugello sarà anche una vetrina importante per far conoscere questa realtà: Sara Fabbri e i suoi allievi saranno presenti il 5 e 6 settembre alle Giornate Rinascimentali di Scarperia e il 19 e 20 settembre alla rievocazione medievale di Vicchio, occasioni nelle quali il pubblico potrà avvicinarsi alle armature, alle spade e alle tecniche della disciplina.

Forse il fascino maggiore della scherma medievale sta proprio nella sua capacità di unire mondi apparentemente lontanissimi. Le competizioni si svolgono spesso davanti a castelli, mura e borghi storici, come accaduto anche all’ultimo Mondiale in Danimarca. Per Fabbri, che è anche storica dell’arte, è un valore aggiunto: viaggiare, gareggiare e incontrare luoghi carichi di memoria.

Sotto l’armatura, però, rimane sempre l’atleta. Ed è questa probabilmente l’immagine più bella della disciplina: il passato fornisce le armi e il palcoscenico, ma a decidere il duello sono qualità senza tempo — coraggio, preparazione, rispetto dell’avversario e capacità di rialzarsi e riprovare.

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