Ci sono sere in cui il parquet non racconta soltanto una partita. Racconta un momento esistenziale di una squadra. Racconta chi sta cercando una direzione e chi invece quella direzione l’ha trovata, e ci corre dentro a grandi falcate. Al palazzetto Gaddo Cipriani, sabato, è andata in scena una di quelle notti in cui i numeri — 4 a 1 per il Villafontana — sono soltanto la pelle ruvida di una storia più profonda, che parla di consapevolezza, di disincanto, e di una squadra, la Mattagnanese, che sembra aver perso un po’ di sé.
Il futsal è uno sport spietato, perché ti guarda negli occhi e ti chiede chi sei. E questo pomeriggio, la risposta della squadra di Begliomini è stata incerta, timida, scomposta. Di fronte, un Villafontana che ha lasciato pochissimo al caso: ordinato, compatto, feroce quanto basta. Ma soprattutto, cinico. È bastata una manciata di minuti per capire l’andazzo: vantaggio immediato, raddoppio a stretto giro. In tribuna il brusio si è spento in fretta, sostituito da un silenzio teso, quasi rassegnato. Come se anche i tifosi avessero percepito che quella sera, a Borgo, non ci sarebbe stato spazio per il sogno.
“La partita è un racconto in tre atti: l’inizio, il crollo, il tentativo — vano — di rialzarsi”, osservando come la Mattagnanese abbia faticato persino a trovare un guizzo d’orgoglio. Il gol della bandiera, costruito a fatica con il portiere di movimento, è sembrato più un atto dovuto che una reale minaccia al dominio ospite. Troppo solida, troppo organizzata, troppo superiore la squadra avversaria. Il Villafontana, una delle deluse dello scorso anno, ha mandato un messaggio chiaro al campionato: stavolta ci siamo, stavolta facciamo sul serio.
Per i rossoverdi mugellani invece, è tempo di interrogativi. Seconda sconfitta consecutiva, seconda prestazione opaca, e soprattutto una fragilità che non si può spiegare solo con le assenze — per quanto pesanti — o con gli episodi. È mancata l’anima, quella che nel futsal conta più dei piedi. È mancata la cattiveria agonistica, l’intensità, la voglia di ribaltare l’inerzia. In panchina, Begliomini ha alternato gesti d’incitamento a silenzi amari: sa bene che ogni partita è uno snodo e che il tempo che i suoi ragazzi acquistino consapevolezza che occorre una scossa.
Sabato prossimo, in trasferta contro l’Italgronda Prato. Un bivio. Perché il rischio, dopo due ko così pesanti, sabato contro Antenore Sport Padova, è che il morale si sgretoli e si inneschi una spirale difficile da spezzare. Ma il bello dello sport — e della vita — è che ogni sfida successiva può essere una rinascita. La classifica è ancora corta, le stagioni si costruiscono anche sulle cadute. Ma serve una scossa. Serve che la Mattagnanese ritrovi quella fame che l’aveva portata a un buon avvio. Serve che ricominci a crederci.
Come scriveva Mario Sconcerti, “il calcio (e il futsal) non è mai solo tecnica: è un modo per raccontare l’uomo, la sua resistenza alla sconfitta”. Ed è proprio da qui che la Mattagnanese deve ripartire. Non dai numeri. Ma dall’orgoglio.


