Certe notti non chiedono il permesso per entrare nella storia. Lo fanno e basta, con il rumore secco del pallone sulla resina, con le mani alzate di un portiere, con il boato di un palazzetto che capisce prima ancora del cronometro che qualcosa è cambiato.
Al Pala Cattani di Faenza, davanti a un pubblico caldo e partecipe, l’Italia della pallamano ha battuto la Svizzera 38-31, ribaltando il 32-29 dell’andata a Zurigo e conquistando la qualificazione ai Campionati Mondiali 2027. Serviva vincere con almeno quattro reti di scarto: gli azzurri ne hanno trovate sette, trasformando la paura in carburante e la pressione in una forma luminosa di coraggio. (OA Sport)
Dentro questa impresa c’è anche un frammento di Mugello: quello di Tommaso Romei, pivot classe 2003 originario di Borgo San Lorenzo, oggi al Bregenz in Austria. La sua presenza nel gruppo azzurro racconta una traiettoria fatta di partenze, sacrifici e crescita lontano da casa: il percorso silenzioso di chi costruisce il proprio posto un allenamento alla volta.
Faenza non è stata soltanto una sede di gara. È diventata una soglia. Da una parte c’era il peso del -3 dell’andata, dall’altra la possibilità di riaprire il destino. In mezzo, una nazionale guidata da Bob Hanning, con Domenico Ebner, Leo Prantner, Davide Bulzamini, Andrea Parisini e una generazione che sta provando a togliere alla pallamano italiana l’etichetta di promessa per vestirla finalmente da realtà.
La qualificazione ai Mondiali 2027 vale più di una casella riempita nel calendario internazionale. È un segnale al movimento, ai palazzetti, ai ragazzi che iniziano con una palla in mano sognando una maglia azzurra. Per Romei e per l’Italia ora comincia un’altra strada: più lunga, più esigente, ma finalmente illuminata da una certezza. La pallamano azzurra può stare dentro le grandi notti. E, forse, iniziare ad abitarle.
