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Il Sant’Agata dice basta a testa alta – Per questa stagione niente campionato

di Leonardo Romagnoli

Ci sono parole che non raccontano solo una fine, ma anche la forza silenziosa di chi ha scelto di restare fedele ai propri valori. La lettera che segue segna la chiusura di un capitolo lungo venticinque anni nella storia dell’USD S. Agata, ma lo fa con dignità, trasparenza e passione. È un commiato dal campo, ma anche una denuncia sincera su un calcio che sta perdendo il suo cuore. Leggerla è un atto di rispetto verso chi ha creduto che il gioco fosse prima di tutto amore, impegno e comunità.

Grazie per aver condiviso questa lettera

Tutte le storie, anche quelle belle, iniziano e finiscono e quest’anno, dopo un racconto lungo un quarto di secolo, termina quella dell’USD S. Agata nelle categorie FIGC, almeno per questa stagione.

Purtroppo, dopo essere riusciti ad ottenere una meritata salvezza sul campo, la rosa della squadra si è ridotta ai minimi storici, tra ritiri dall’attività e ragazzi che hanno preferito, senza tanti scrupoli, andare a giocare per altre compagini, anche in categorie inferiori.

Fin dalla nascita, il S. Agata si è contraddistinto per una specifica filosofia: a S. Agata si GIOCA A CALCIO, quindi non sono previsti rimborsi economici per i calciatori se non per la visita medica.

Questo però non vuol dire non prendersi cura dei giocatori perché, cerchiamo di non far mancare niente. Dal massaggiatore sempre disponibile, con qualche strumento per la riabilitazione, ad una piccola palestra molto funzionale, fino a lavaggio di tutto il materiale dall’allenamento alla partita.

Questo ha reso la nostra società autosufficiente e senza problemi di indebitamenti, una mosca bianca nel panorama calcistico italiano.

Purtroppo, questa è anche la vera ragione che ci impedisce quest’anno di poter proseguire con l’attività FIGC: solo 5 nuovi ragazzi, a cui rinnoviamo i complimenti per la loro personale etica sportiva, avrebbero sposato in pieno la nostra causa.

Viviamo in un sistema in cui la prima cosa che conta per le società sportive è dare un rimborso ai giocatori e chi lo dà più alto, pensa di avere più possibilità di vincere. Anzi, molto più spesso chi lo PROMETTE più alto vince. Darlo, poi, è un’altra cosa…

S. Agata poi è un paese piccolo, la società è piccola e con poca manodopera, ne siamo ben consapevoli, ma dispiace dover considerare che uno dei fattori cruciali che non contribuisce a creare appeal verso i giovani è sicuramente lo stato di decadimento della struttura, che si basa su container degli ex cantieri Cavet, quindi baracche di oltre 30 anni usurate, ammuffite e rattoppate.

Il CALCIO, ai nostri livelli, è un’attività che merita sicuramente più rispetto.
È un GIOCO che dovrebbe avere come scopo il divertimento e non il lucro.
È un’ATTIVITÁ SOCIALE che permette ai giovani di fare sport all’aria aperta e ai loro tifosi di passare pomeriggi di socialità sana (perlomeno la maggior parte delle volte…).

Qui muore tutto questo. Muore il divertimento e l’impegno sociale portato avanti sempre con passione e, soprattutto, rispetto reciproco.

Muore, almeno per adesso e per quanto riguarda la prima squadra di seconda categoria: resta ovviamente in piedi la categoria amatori a tenere alto l’onore del paese.

Forse questo sarà solo un anno sabbatico e, se l’USD S. Agata dovesse poi ripartire dalla terza categoria, lo farà sempre con i propri solidi principi.

AD MAIORA SEMPER

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