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Guido Pini, la rimonta che accende il cuore: dalla diciassettesima alla gloria sfiorata

di Leonardo Romagnoli

C’è qualcosa di epico nei chilometri percorsi da chi parte indietro e risale, curva dopo curva, con la determinazione feroce di chi non si arrende mai. Nella domenica di fuoco, tra i motori che urlano e il pubblico che vibra sulle tribune, Guido Pini ha messo in scena una di quelle imprese che non si raccontano solo con i tempi sul cronometro, ma si ricordano con il battito accelerato del cuore.

Il cielo, incerto, sembrava trattenere il fiato come il pubblico. Allo spegnersi del semaforo, Guido partiva nono al quinto giro, immerso nel cuore di quel gruppo che pare una bestia viva, nervosa, compatta. Poi, come chi sente che il momento è arrivato, ha iniziato a mordere la pista. Sorpasso dopo sorpasso, in una danza che alternava rischio e precisione, è arrivato ottavo, settimo, poi sesto. Alle sue spalle il rumore delle moto, davanti a lui solo fame.

Quando si dice che la gara è anche psicologia, si parla di questo: Guido che rincorre Furusato, lo tallona, lo studia, lo infila. E Carpe, il pilota che pareva irraggiungibile, lo sorpassa e viene ripreso. C’è uno scambio, quasi rituale, tra chi prova a dominare e chi rifiuta di essere dominato. È lì, in quel duello, che la gara smette di essere solo sport e diventa teatro.

All’ottavo giro è sesto. Ne ha recuperate dodici di posizioni in appena undici tornate. È una cifra che racconta più di tante parole: significa coraggio, ma anche freddezza, lucidità. Alla metà gara è nei primi cinque. I primi cinque. Nessuno, guardando la griglia iniziale, avrebbe scommesso su questa rimonta. Ma le gare non sono per i calcoli: sono per chi osa.

Guido stampa un 1.37.8, il miglior tempo in gara. È un urlo di potenza. Ma la pista, lo sappiamo, non è mai lineare. Carpe rientra e lo passa. Lo stesso Carpe che fino a un attimo prima sembrava battuto. È il motociclismo: si vince e si perde in frazioni di secondo, in traiettorie che cambiano tutto. E intanto Furusato, penalizzato, scivola giù di una posizione, lasciando spazio alla speranza.

A quattro giri dalla fine, il cuore batte a ritmo di motore: Guido è nella top five. Davanti ci sono Fernandez, Quiles, Furusato e Carpe. Ma lui non molla: si lancia su Quiles e lo sorpassa con una manovra da manuale, di quelle che fanno saltare in piedi i tifosi. Poi, ancora, Carpe che risponde, lo ripassa. E la lotta ricomincia, in una sinfonia di staccate e accelerazioni che è pura arte.

Il traguardo arriva come un’ultima nota tirata al limite. Vince Fernandez, seguito da Carpe e Furusato. Ma negli occhi di chi ha visto correre Guido Pini c’è la consapevolezza che oggi è andata in scena un’altra vittoria, più intima, più umana. Quella di chi non parte favorito, ma fa innamorare chi guarda.

In classifica cambia poco, forse. Ma in realtà cambia tutto. Perché da oggi, chi ha visto quella rimonta, sa che Guido c’è. Che può esserci sempre. Che quando il gioco si fa duro, lui è lì, tra il rombo delle moto e il silenzio del coraggio.

Per la cronaca la Spagna chiude con 21 vittorie su 22 quest’anno, non hanno vinto solo a Sepang (Furusato). E’ un nuovo record stagionale per nazione. In precedenza il record era sempre spagnolo: 17 vittorie nel 2013. Nel finale Furusato viene penalizzato di una posizione per aver toccato il verde. Finale della gara: Fernandez, Carpe, Furusato e l’immenso Guido Pini. Ci vediamo il prossimo anno con il team Leopard e sicuramente ci sarà da divertirsi.


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