Torce accese, un grande falò e il grano ancora basso che ondeggia nel buio. Alle Caselle si è rinnovato il rito del Lume al grano, antica tradizione contadina per invocare un raccolto sano e abbondante.
L’appuntamento si è svolto nell’ultima sera di Carnevale, davanti alla pieve di San Cassiano in Padule. Qui, al calare della sera, il fuoco ha illuminato i campi e radunato decine di persone, tra agricoltori, famiglie e curiosi.
Il falò davanti alla pieve
Il cuore del rito è rimasto lo stesso di un tempo. Un grande falò acceso ai margini dei campi, le torce distribuite ai partecipanti e la camminata intorno ai filari di grano. Un gesto che si ripete di anno in anno, legato alla speranza di proteggere le spighe dalle malattie.
Tra queste, il “carbonchio”, un’infezione fungina che in passato poteva compromettere interi raccolti e mettere in difficoltà le famiglie contadine. La cantilena tradizionale, recitata in coro, chiede proprio questo: che il grano cresca forte e sano, lontano dalle avversità.
Un rito essenziale che resiste
Il Lume al grano è un rito semplice. Fuoco, terra, buio e voce collettiva. Non c’è scenografia, non c’è spettacolo. C’è una comunità che si stringe attorno a un gesto antico, memoria di una civiltà agricola che nel Mugello ha lasciato segni profondi.
Il passaggio tra i campi con le torce accese crea un’atmosfera sospesa, quasi fuori dal tempo. La luce calda del fuoco contrasta con l’oscurità della campagna, mentre il canto si diffonde tra i filari.
L’iniziativa conferma la volontà di mantenere viva una tradizione che rischierebbe altrimenti di scomparire. Non come rievocazione folcloristica, ma come pratica che mantiene un significato per chi vive e lavora la terra.
Dal campo alla tavola
Dopo il percorso tra i filari, la serata è proseguita al Piviere delle Caselle. Il Martedì Grasso è stato celebrato a tavola, in un clima conviviale che ha rinsaldato il legame tra agricoltura e socialità.
Il Lume al grano resta così un appuntamento che unisce fede laica, tradizione rurale e senso di appartenenza. Un gesto che attraversa i secoli e che, alle Caselle, continua a trovare mani pronte ad accendere il fuoco.

