Domenica 16 novembre 2025, nella cornice della Villa di Bivigliano, il Comune di Vaglia promuove un evento di teatro civile in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. In scena lo spettacolo “Finché morte non ci separi”, scritto e diretto da Paolo Ciotti e portato sul palco dalla compagnia CLAP Mugello – Compagnia Laboratorio Attoriale Permanente.
L’iniziativa nasce con l’intento di accendere una luce sul fenomeno della violenza di genere, un dramma ancora drammaticamente attuale. Secondo i dati ISTAT, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito nel corso della propria vita una forma di violenza fisica o sessuale, e il 13,6% ha vissuto episodi di violenza all’interno di una relazione con un partner o un ex. Solo nei primi otto mesi del 2025, in Italia si contano oltre 70 femminicidi, mentre le segnalazioni di violenza domestica hanno già superato quota 1.000.
“Finché morte non ci separi” è un mosaico di monologhi e testimonianze, che dà voce alle vittime, raccontando storie vere, frammenti di vita, grida inascoltate e silenzi forzati. Il palcoscenico diventa così uno spazio di memoria e consapevolezza, un’occasione per toccare con mano l’impatto devastante della violenza sulle donne, ma anche un invito alla riflessione collettiva.
L’ingresso è gratuito, ma i posti sono limitati a 100 persone. L’accoglienza del pubblico inizierà dalle ore 15.30 nel giardino della Villa di Bivigliano (via di Viliani 84), grazie alla disponibilità della famiglia Pozzolini, che ha messo a disposizione la storica dimora per l’evento. Lo spettacolo avrà inizio alle ore 16.00.
A seguire, è previsto un momento di confronto istituzionale, che vedrà la partecipazione di Elena Baragli, presidente del centro antiviolenza Artemisia, realtà attiva da anni sul territorio nella tutela e nel sostegno delle donne vittime di abusi e maltrattamenti.
Attraverso il linguaggio immediato e coinvolgente del teatro, il Comune di Vaglia vuole offrire uno spazio di ascolto, consapevolezza e solidarietà, coinvolgendo la cittadinanza in un percorso che non può più essere rimandato: quello della presa di coscienza collettiva su una violenza che non conosce confini sociali, geografici o culturali.
“Finché morte non ci separi” non è solo uno spettacolo: è una chiamata all’empatia, al dovere civile di guardare negli occhi un problema che si consuma spesso nel silenzio delle mura domestiche. E il teatro, in questo contesto, diventa lo strumento per rompere quel silenzio, dando parola a chi non ha più voce.
L’amministrazione comunale invita tutta la comunità a partecipare, perché la lotta contro la violenza sulle donne non è una battaglia privata, ma un impegno pubblico e collettivo.

