Utòpia Sumarongi è il primo volume della trilogia firmata da Angelo Guerriero, pseudonimo di un autore residente nel Mugello. Il progetto nasce da un lavoro più che ventennale e si presenta come un’opera di ricerca interiore, lontana dalla narrativa pensata solo per intrattenere.
Il libro si muove dentro una dimensione simbolica legata alla spiritualità laica, al pensiero neoplatonico e a suggestioni ermetiche. Al centro non c’è una semplice avventura, ma un percorso che interroga identità, presenza e verità.
Il viaggio di Amos lungo la Via degli Dèi
Il protagonista è Amos, un cuoco che conosce il fuoco, l’acqua e il pane. Sa trasformare la materia, ma dentro di sé avverte un vuoto. Una notte lascia la città senza spiegazioni e si incammina lungo la Via degli Dèi, itinerario che attraversa l’Appennino.
Alla fine del cammino trova un luogo assente dalle mappe: Utòpia Sumarongi, una piccola comunità nascosta nei boschi. Sorge dove un tempo venivano esiliati i lebbrosi, in uno spazio segnato dalla memoria dell’esclusione.
Ad accoglierlo c’è Serafino, il custode della comunità. La sua presenza dà subito al viaggio di Amos un significato diverso: non sembra un arrivo casuale, ma l’inizio di una prova.
Una comunità fuori dallo sguardo del mondo
A Utòpia Sumarongi il tempo segue ritmi essenziali. Amos lavora nell’orto, osserva le stagioni, ritrova il silenzio e il valore del pane. Ogni gesto quotidiano diventa parte di un apprendistato.
La comunità è costruita su una normalità diversa da quella esterna. Momar e Beirut, due uomini africani, vivono apertamente il loro amore. Zara e Rosalinda, madre e figlia, non sono più definite dal marchio che la società aveva imposto loro.
In questo luogo nessuno coincide con l’etichetta ricevuta. È uno dei nuclei più riconoscibili del romanzo: la possibilità di sottrarsi allo sguardo che giudica e ricominciare da una presenza più autentica.
La biblioteca segreta e il sapere custodito
Nel cuore di Utòpia si trova una biblioteca nascosta. Antichi testi, manoscritti e appunti conservano un sapere fragile, forse non ancora adatto al mondo esterno.
Amos pensa di essere arrivato per apprendere. Poco alla volta comprende che il suo cammino passa invece dalla perdita delle vecchie certezze. Il romanzo costruisce così una discesa interiore: solo attraversando il proprio buio il protagonista può iniziare a risalire.
L’ombra di Damiano
Sotto la quiete dell’orto resta però una ferita aperta. Il nome difficile da pronunciare è Damiano, padre di Rosalinda, morto cinque anni prima in circostanze mai chiarite.
La sua assenza pesa sulla comunità. Attorno a quel lutto si addensano colpa, silenzi e un perdono che non arriva. Amos viene trascinato verso una verità dolorosa: un gesto nato per fermare ha finito per uccidere.
L’arrivo dei profanatori
La pace di Utòpia viene incrinata dall’arrivo dei profanatori, intenzionati a impossessarsi del segreto custodito dalla comunità. L’assedio fallisce, ma lascia conseguenze profonde.
Per proteggere ciò che resta, la comunità è costretta a disperdere i testi. Non si tratta di una resa definitiva, ma di un’attesa: i semi vengono affidati al tempo, in vista di una nuova primavera.
Quando il primo volume si chiude, Amos non è più l’uomo svuotato dell’inizio. Una nuova domanda lo spinge oltre, sulle strade d’Italia. Il suo viaggio non si conclude, si apre.
L’autore
Angelo Guerriero è lo pseudonimo di un autore del Mugello. Ha fondato MugelloLibri, indicata come una delle prime librerie solidali d’Italia, e il salotto culturale “La Fucina di Ficino”.
Utòpia Sumarongi rappresenta il suo progetto letterario principale, costruito in oltre vent’anni di lavoro.
Contatti: mugellolibri@gmail.com, 380 183 3281, Mugello, Firenze.

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