Un convegno in Sicilia su Don Milani e la scuola di Barbiana

Quello che riproduciamo è un articolo di una rivista locale di Paceco, paese vicino a Trapani, relativo ad un convegno svolto nella scuola media di quella cittadina a fine maggio scorso su Don Milani e la scuola di Barbiana.
Siamo ad oltre 1000 chilometri dal Mugello e si vede quanto sia normale riflettere su quei valori e quanto si lavori in collaborazione fra diverse istituzioni, scuola in prima fila, amministrazione comunale, parrocchia locale e arcivescovado per ridurre l’abbandono scolastico, l’emarginazione, le gravi disuguaglianze e favorire l’integrazione. Il tutto, ovviamente facendo i conti con le risorse, economiche e umane, insufficienti per i gravi problemi sociali ed economici.
E’ curioso, meglio dire interessante, vedere che questo convegno, promosso dal professore Carmelo Fodale che è stato insegnante per alcuni anni, alla scuola media di Borgo San Lorenzo, e poi tornato nel suo paese, Paceco, abbia contribuito a far crescere e a far emergere una situazione così viva e avanzata da un punto di vista scolastico, pedagogico e sociale.(G.C.)

DON LORENZO MILANI E LA SCUOLA DI BARBIANA
Convegno a Paceco

Una mattina di dicembre del 2018, quando, nel sistemare la mia libreria, ho
trovato la ricerca fatta dai miei alunni della 3a F nell’a.s. 1984-85 e intitolata
Un’esperienza da non dimenticare: Barbiana, subito mi è balenata l’idea di proporre,
non solo ai miei concittadini, una riflessione sull’importanza del pensiero
pedagogico di don Lorenzo Milani e sulla eccezionalità della scuola di Barbiana,
due elementi educativi che hanno influenzato notevolmente – in modo particolare
con Lettera a una professoressa – la legislazione scolastica a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso.
Di questa idea, dato che la mia attività socio-culturale da diversi anni si svolge
solamente in ambito parrocchiale, parlai subito con don Enzo Basiricò, il nostro
parroco, e, incoraggiato dal suo entusiastico consenso, misi subito in moto la macchina
organizzativa del convegno che poi si è svolto il 28 e 29 maggio 2019 nella
nostra Biblioteca comunale, sotto l’egida delle due parrocchie di Paceco con la
compartecipazione dell’Istituto comprensivo “Giovanni XXIII” e con il patrocinio
gratuito del Comune.


Creare il gruppo di lavoro mi è stato molto facile, perché non solo Paceco ma
anche il territorio della provincia offrono un’ampia scelta di eccellenti docenti e di
tante persone piene di buona volontà e sincero desiderio di offrire validi contributi
alla comunità. Hanno consentito la realizzazione e la riuscita del convegno Giacoma
Sciacca, Almira Ciotta, Angela Rindinella, Melina Farris, Antonina Altese, Antonella
Iacono e Maria Pia Russo (3a F), Enza Toucro, don Liborio Palmeri, i due
esperti informatici Vito Grammatico e Girolamo Buffa. La presenza dell’amico
Guido Carotti, alunno a Barbiana (a Borgo San Lorenzo, negli anni Settanta, sono
stato insegnante di suo fratello Alessandro e amico anche di suo padre Quintilio),
ha dato a tutti i partecipanti la rara opportunità di avere una testimonianza diretta
dell’opera di don Milani e della sua scuola.
Rivolgo un grazie sentito, sia per l’incoraggiamento sia per la collaborazione,
a don Enzo e al suo viceparroco, don Emanuel Mancuso, all’avvocato Giuseppe
Scarcella, sindaco di Paceco, alla prof.ssa Barbara Mineo, dirigente scolastica a
Paceco, a mons. Pietro Maria Fragnelli, vescovo di Trapani. Ringrazio inoltre Giuseppina
Fede, Anna Maria Giacalone, Antonella Badalucco, Luca Modolo, Francesca
Incambisa, Antonella Gianquinto e Daniela Gallo, miei ex alunni della 3a F,
che subito hanno aderito con grande entusiasmo all’iniziativa del loro non più giovane
professore di Lettere della scuola media. Dedico anche un pensiero agli altri
loro compagni assenti per motivi di lavoro, di lontananza e di irreperibilità.
Durante gli incontri, hanno costituito motivo di approfondimento gli efficacissimi
interventi di Almira Ciotta e di don Liborio Palmeri. Preziose le conversazioni di Guido Carotti prima con gli alunni delle terze classi della scuola media di Paceco e poi con i numerosi partecipanti al convegno.


Della relazione di Almira Ciotta riporto questo stralcio significativo: “Don Milani
fu un maestro di vita tout court, pedagogo originale, aperto alla formazione
dell’uomo e del cittadino nella sua poliedricità, in una visione di educatore vero,
sia nel senso civile che umano.[…] aveva ben chiaro che era soprattutto la parola,
intesa come alfabetizzazione linguistica, un sinonimo di libertà e uno strumento
indispensabile per la costante difesa della dignità umana. Impadronirsi degli strumenti
espressivi deve essere la prima tappa di un processo educativo anche complesso.
Scriveva don Milani: «Quello che manca ai poveri è il dominio della parola
per poter comprendere gli altri, per potere esprimere la ricchezza che le loro menti
racchiude»”.
Questi i passaggi fondamentali dell’intervento di don Liborio Palmeri: “Don
Milani è un personaggio scomodo, quindi parlandone c’è sempre il rischio di volerlo
adattare, normalizzare: o integrandolo nella propria visione o scartandolo,
espungendolo.[…] Partiamo dal titolo (del convegno) che individua tre tratti di don
Milani, l’essere uomo, educatore e sacerdote. Li ordino in questo modo perché probabilmente era questo anche il suo modo di procedere, ma, come vedremo, in lui i
tre aspetti non sono separabili. Umanità, trasmissione di questa umanità e amore
sacerdotale sono in lui aspetti di un’unica, prismatica personalità. Se volessimo
fare un paragone alto sono come la perichóresis trinitaria, per cui l’incontro con una delle Persone divine è già anche incontro con le altre due. […] Ebbene nell’agire
di don Milani l’uomo, l’educatore e il sacerdote sono inseparabili, per comodità
espositiva li decliniamo in quello che chiamiamo: IL MODO, IL LUOGO PRIVILEGIATO, IL CONTENUTO della sua azione pastorale”.
Guido Carotti, ritornato nel suo paese di residenza, Vicchio, nel cui territorio comunale si trova la località di Barbiana, ha inviato una lettera che è anche un ottimo consuntivo dell’attività svolta. Eccola.


Cari amici,
che bella ed intensa esperienza mi avete e ci avete fatto vivere.
Quando siamo partiti da Vicchio per venire da voi potevamo contare su:
1. La conoscenza e soprattutto l’amicizia con Carmelo Fodale che
per me era la garanzia che si sarebbe trattato di un evento al quale “dovevo” partecipare. Evento organizzato e costruito con il lavoro di una grande squadra che da tempo nella parrocchia, guidata con grande impegno da don Vincenzo, fa attività e propone progetti che cercano di far riflettere e aiutare i credenti e tutti i cittadini pacesi o pacecoti che dir si voglia;
2. L’elemento “scatenante” del convegno, la ricerca fatta da Carmelo
con i suoi ragazzi nell’anno scolastico 1984-85 sull’esperienza di don Milani e della scuola di Barbiana;
3. Il programma del convegno.
Ben articolato per gli importanti temi da trattare e per aver dato ampio spazio, un terzo dell’intera durata del convegno, al confronto e all’approfondimento con le terze classi della scuola media di Paceco, con i ragazzi
insieme ai loro insegnanti.
Arrivati a Paceco, siamo stati accolti calorosamente da Carmelo e da Giovanna i quali avevano pensato e organizzato tutto nei minimi dettagli per il nostro soggiorno, e hanno coinvolto anche Almira che con immediata amicizia ci ha messo a disposizione una super camera per dormire e riposare.
Il convegno si è rivelato interessantissimo e a un livello molto alto.
Le due relazioni, di Almira e di don Liborio, ciascuna per i temi affrontati, hanno dato a tutti la possibilità di capire di più e meglio don Milani e la sua scuola. Con chiarezza, profondità e con una attualizzazione che meglio non si può.
Anche tutti gli altri interventi programmati o domande hanno contribuito a mantenere un livello alto di approfondimento rimanendo però nel concreto della realtà che viviamo.
La mattina con i ragazzi e le loro insegnanti è stata una esperienza molto bella e ha rappresentato un po’ il focus dei lavori del convegno. E non poteva essere diversamente. Ragazzi attenti, domande semplici, ma non banali. Segno evidente di una preparazione lunga e approfondita sugli scritti e anche, evidentemente, di un confronto articolato e puntuale in classe con gli insegnanti. Bravi e competenti gli insegnanti e brava la dirigente scolastica che è stata, secondo il suo ruolo, stimolo e supporto in tutto questo progetto.
La semplicità e la “normalità” con la quale si è svolto il convegno denota quanto sia proficuo il lavoro della parrocchia e della squadra che ha chiesto, dato e ricevuto collaborazione con scuola, Comune, associazioni e non ultimo il Vescovo.
Un lavoro non facile ma che, visti i risultati, non può che proseguire.
Per il bene di tutti e soprattutto dei giovani che saranno i cittadini di domani.
E noi sappiamo quanto sia importante che siano cittadini, completi e “sovrani”.
Sono partito da Vicchio pensando e sperando che nel raccontare la mia esperienza di “ragazzo” di Barbiana avrei aiutato ad accendere quella curiosità che serve per approfondire la figura del Priore e i valori e i principi che ci ha trasmesso.
Consapevole che qualsiasi tentativo avessi fatto di attualizzazione del pensiero e dei valori trasmessi dal Priore sarebbe stato solo a livello intellettuale e quindi non interessante in quanto non ho, nel corso della mia vita, esperienze importanti, dirette e concrete da condividere o da portare ad esempio. E la coerenza è un punto fondamentale quando si professano certi valori. Una grande positiva sorpresa del convegno è di aver trovato una realtà che sta dimostrando quanto sia attuale il pensiero
del Priore e come con quel pensiero e quello spirito si dia testimonianza e si lavori nella scuola, nella chiesa e nella società.
Il convegno è terminato ma credo che per tutti coloro che vi hanno partecipato sia stato un momento importante che non può che rappresentare una tappa di un percorso lungo nel quale ciascuno a suo modo cercherà di avvicinarsi il più possibile alla verità.
Questo convegno mi ha dato e continua a provocarmi una grossa e violenta sferzata. Per certi aspetti piacevole. Dopo oltre trenta anni di “silenzio”, per non aver voluto partecipare a eventi pubblici raccontando la mia esperienza perché consideravo la cosa come ininfluente o con troppe probabilità di essere deviante o troppo personalistica, ho maturato la convinzione che sia giusto mettermi a disposizione per coloro che
riterranno utile e necessario ascoltarmi. Essere uno strumento per facilitare la curiosità e dare spunti di riflessione.


Dovrò per questo prepararmi, con il massimo impegno e al meglio, per contestualizzare l’esperienza del Priore e di Barbiana e per attualizzarla visti i tanti cambiamenti avvenuti a distanza di oltre cinquanta anni dalla sua morte ma anche per le tante ingiustizie, prevaricazioni, violazioni dei diritti fondamentali che continuano come e più di allora.
Non ho più attenuanti, non ho più alibi, mi avete convinto. Avete fatto un buon lavoro con il convegno e la vostra vicinanza, avete rimesso al lavoro, in maniera ancor più radicale di sempre, la mia coscienza critica.
Ho, abbiamo vissuto ore intense insieme a voi. Abbiamo scoperto di avere amici che probabilmente lo erano da sempre. Ne siamo contenti e orgogliosi.
Grazie davvero a tutti. Ci rivedremo e vi aspettiamo. Ci terremo in contatto.
Non vi ringrazierò oltre. Come avviene con gli amici, con i quali si hanno ideali comuni, quando siamo alla ricerca della verità e vogliamo aiutare gli altri, si fanno le cose, si lavora e ci si rapporta in modo schietto e sincero per fare un pezzettino di strada insieme e si discute se il risultato poteva essere migliore o come potremo fare affinché lo sia.
Un abbraccio
Guido e Vilma
Vicchio, 31/5/2019

CARMELO FODALE

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