Oltre cento persone, tra giovani, meno giovani e intere famiglie con bambini al seguito, si sono riversate nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio nelle campagne del Mugello, per celebrare una delle tradizioni popolari più antiche e sentite: il “Cantar Maggio”.
Vestiti con abiti tipici della civiltà contadina, con cappelli di paglia e strumenti musicali come chitarre, tamburi e fisarmoniche, i partecipanti hanno percorso le strade dei paesi e delle campagne intonando canti augurali, in omaggio alla primavera e alla rinascita della natura. Una pratica che affonda le radici nei secoli passati, quando i “maggiaioli”, spesso appartenenti alle classi più umili, andavano di casa in casa a portare il loro canto in cambio di un pezzo di pane, un bicchiere di vino, o qualche altro dono.
Anche se il mondo agricolo di un tempo non esiste più, la voglia di custodire e trasmettere questa eredità culturale non è mai venuta meno. Dopo un periodo di silenzio, fu proprio negli anni Cinquanta del Novecento che a Barberino di Mugello si assistette a una prima rinascita di questa tradizione, che poi si diffuse nuovamente nei comuni vicini come Borgo San Lorenzo e in tante altre località mugellane.
Don Luciano Marchetti, pievano di Borgo San Lorenzo, è stato omaggiato dai cantori sotto il campanile, prima che il gruppo, guidato dal sindaco Leonardo Romagnoli, proseguisse il suo cammino fino alle prime luci dell’alba. Una notte d’altri tempi, piena di gioia semplice e genuina, che ha saputo coinvolgere anche chi vi si è imbattuto per caso.
Due insegnanti del liceo “Giotto Ulivi” – non originari di Borgo – si sono trovati a passare proprio mentre il corteo attraversava il centro del paese, e una volta capita l’origine di quell’allegro fermento, non hanno potuto nascondere lo stupore e l’ammirazione per tanta vitalità.
Tra i partecipanti anche il professor Francesco Paoli, originario di Borgo San Lorenzo e oggi docente ordinario presso il Dipartimento di Pedagogia, Psicologia e Filosofia dell’Università di Cagliari. In visita dai suoi familiari, ha ritrovato vecchi amici e, senza esitare, ha indossato gli abiti da contadino, imbracciato la chitarra e si è unito al gruppo. Un ritorno alle origini che gli ha regalato – come ha confidato – un ricordo indimenticabile da portare con sé in Sardegna.
Una piccola nota di colore: suo fratello Bernardo Paoli, oggi si trova a Mosca dove ricopre un ruolo di rilievo come responsabile delle Università italiane per l’invio di studenti in Italia con percorsi di alta formazione.
“La tradizione non è il culto delle ceneri, ma la custodia del fuoco”, diceva Gustav Mahler. E nel Mugello, questo fuoco continua a brillare, tra canti, risate e tanta voglia di stare insieme.
A Dio piacendo, arrivederci all’anno prossimo.


