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Rufina e Montebonello – Camminiamo insieme per ricordare Eleonora, un anno dopo

di Leonardo Romagnoli

La comunità di Rufina e Montebonello torna a riunirsi sabato 7 febbraio, alle ore 10, per ricordare Eleonora Guidi, a un anno dal femminicidio che ha segnato in profondità il territorio e le sue istituzioni. L’iniziativa nasce dai Comuni di Pelago, Pontassieve e Rufina, che invitano cittadini, associazioni e realtà locali a prendere parte a una mattinata costruita attorno alla memoria condivisa e all’impegno civile.

Un gesto collettivo che tiene viva la memoria

Il ricordo di Eleonora rimane un punto fermo per una comunità che ha scelto di non lasciare che il silenzio copra la sua storia. La camminata vuole essere un momento di presenza, un modo per ribadire che la sua voce, spezzata, continua a trovare spazio attraverso chi sceglie di camminare insieme. Non solo un segno di vicinanza alla famiglia, ma un atto pubblico che rimette al centro il contrasto alla violenza sulle donne come responsabilità condivisa.

Il percorso: dall’albero del Melograno alla panchina rossa

La mattinata prenderà avvio nei giardini davanti alla Coop di Rufina, accanto al melograno piantato lo scorso anno in memoria di Eleonora. Da via 25 Aprile il gruppo si sposterà verso Montebonello, dove le amministrazioni inaugureranno una nuova panchina rossa, dedicata a Eleonora e a tutte le donne che hanno perso la vita per mano della violenza.

La camminata proseguirà poi fino al cimitero di Rufina. Qui, chi lo desidera potrà lasciare un fiore, un gesto semplice che chiude il percorso e che tiene insieme ricordo, partecipazione e continuità.

Un impegno che guarda avanti

Iniziative come questa mantengono vivo un patto civile che non può essere dato per scontato. La memoria di Eleonora resta una lente attraverso cui leggere le responsabilità delle istituzioni e della cittadinanza, un invito a non abbassare lo sguardo di fronte a episodi che ancora attraversano il quotidiano. Camminare diventa un modo per ribadire che il contrasto alla violenza non è un richiamo astratto, ma un esercizio concreto che prende forma nello spazio pubblico.


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