e nella proiezione del nuovo film di Jonathan Nossiter

giovedì 19 giugno
Quattro viticoltori/contadini Italiani conducono una vita che molti sognerebbero di fare: Giovanna Tiezzi, figlia dello storico ambientalista Enzo Tiezzi e Stefano Borsa in Toscana nel loro ex convento riconvertito in azienda agricola in Toscana, ci portano un legame vitale con la cultura etrusca. Corrado Dottori e Valeria Bochi, rifugiati dall’industrializzata Milano nella fattoria di famiglia nel magico territorio marchigiano, lottano per un idea di giustizia sociale gioiosa. Elena Pantaleoni, ex libraia nei Colli Piacentini guida l’azienda vinicola del padre, portandola verso un futuro utopico, ma anche realizzabile. Infine Stefano Bellotti, il Pasolini degli agricoltori, un poeta contadino nella sua fattoria ecologicamente radicale nel Piemonte.

Quello di cui parla il film – e ne consiglieremmo la visione ai neoeletti di Bruxelles – è di un alto artigianato contadino italiano, che le industrie alimentari del mondo globale contrastano non solo con la forza del capitale, ma a colpi di norme e canoni stabiliti in sede europea. Lì per lì la presenza di Gianluca Farinelli, conservatore della Cineteca di Bologna, in questo gruppo di viticultori illuminati, lasciati soli a combattere da governi inadeguati, può sconcertare. Ma il tutto si tiene nell’idea di una comune visione etica, di una comune esigenza dell’arte e dell’agricoltura di rifondarsi e rinnovarsi alla luce del passato. A. Levantesi Kezich (“la Stampa”)

