“Eppure uscimmo a riveder le stelle”. Sarà nel segno di Dante la XIII edizione del Premio Letterario Dino Campana, che sabato 26 settembre approderà per la prima volta a Ravenna. La cerimonia di premiazione si terrà a partire dalle ore 10.30 nella Sala Dantesca della Biblioteca Classense.
Ad aggiudicarsi il primo premio è Omer Calderoni di Ravenna con l’opera “Sera d’agosto”, davanti ad Alessia Tarantino di Tropea, seconda classificata con “Nessun uomo è un’isola”, e a Paola Badanai di Padova, terza con “Consonanza cosmica”.
Il premio della sezione internazionale va invece a Grazia Ciampaglione di Modigliana per la poesia in lingua inglese “I’d Like to Sing”.
Al professor Paolo Melandri di Faenza è stato assegnato il Premio Jam Arts Session Pape Gurioli per la lirica “Sarà troppo tardi”, il pastello “La lettrice” e la partitura “Andante per voce di oboe”. Il Premio speciale per la musicalità “Emilio Betti” è stato invece attribuito a Fausto Marseglia di Marano di Napoli con l’opera “Dissolvenze”.
Numerose anche le menzioni assegnate dal presidente della Giuria del Premio Campana: “Ritorno a Marradi” di Caterina Borella, di San Fior, Treviso; “Continuo il mare” di Massimo Pollastri, Parma; “Prima di questo giorno” di Alessio Landi, Seravezza, Lucca; “Ultimo tratto in salita” di Manuel Simoncini, La Spezia.
Per il Premio Betti, la menzione del presidente della Giuria va invece all’opera “Con voce truce armata di bellezza” di Vittorio Di Ruocco, Salerno.
A fare gli onori di casa durante la cerimonia sarà la professoressa Patrizia Ravagli, dell’Accademia degli Incamminati e presidente della Classense. Le poesie saranno declamate dall’attore Riccardo Monopoli, mentre la prolusione sarà affidata al professor Christophe Mileschi, studioso francese di Dino Campana di fama internazionale.
Ad arricchire la mattinata sarà la voce di Federica Balucani. “Itto” di Pape Gurioli, eseguita da Cesare Bartolini, accompagnerà invece il momento dedicato al Premio speciale Jam Arts Session Pape Gurioli.
Sono 51 le opere che hanno partecipato alla XIII edizione del Premio Dino Campana, manifestazione che negli anni ha costruito un percorso itinerante attraverso diversi luoghi legati alla cultura e alla poesia. Dopo La Spezia nel 2025 e Lastra a Signa nel 2024, il premio aveva fatto tappa a Brisighella nel 2023, Marradi nel 2022, Palazzuolo sul Senio nel 2021, Faenza nel 2020, Modigliana nel 2019, ancora Marradi nel 2018, Borgo San Lorenzo nel 2017, Brisighella nel 2016 e Firenze nelle edizioni 2015 e 2014.
Quella del 2026 sarà dunque la prima edizione ospitata a Ravenna, città inevitabilmente legata alla memoria di Dante Alighieri. Da qui la scelta del filo conduttore “Eppure uscimmo a riveder le stelle”, richiamo alla celebre chiusa dell’Inferno dantesco.
Il Premio è patrocinato dal Comune e dalla Provincia di Ravenna. Presidenti delle Giurie sono Luigi Bonaffini, Rodolfo Ridolfi, Costanza Nastasi e Lamberto Fabbri.
Intanto, proprio attorno alla figura di Dino Campana si apre in questi giorni un altro fronte, questa volta legato al destino delle sue spoglie. Dopo la lettera firmata dal sindaco di Marradi Tommaso Triberti, dal presidente della Fondazione “Marradi Cultura – Dino Campana” Riccardo Nencini e dal presidente del Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini” Walter Scarpi, con la quale è stato chiesto di riportare i resti del poeta nel paese natale, è arrivata una prima risposta contraria.
A esprimere il proprio dissenso è stato don Carlo Maurizi, parroco della Badia a Settimo, dove le spoglie di Campana sono oggi custodite. Intervenendo sulle pagine de “La Nazione”, il sacerdote ha fatto sapere di non aver ricevuto direttamente la lettera e ha ricostruito il percorso che portò i resti del poeta nella Badia.
Campana, dopo la morte, fu inizialmente sepolto nel cimitero di San Colombano. Quando si profilò il rischio del trasferimento dei resti nell’ossario comune, Piero Bargellini si adoperò perché venissero collocati nella cappella sotto il campanile. Dopo la guerra le spoglie furono poi trasferite all’interno della chiesa, dove si trovano tuttora.
Secondo don Maurizi, quel luogo conserva ormai un valore storico e simbolico tale da rendere opportuno che i resti del poeta rimangano a Badia a Settimo. Una posizione che si pone quindi in netto contrasto con la richiesta partita da Marradi, dove invece si sostiene che il ritorno delle spoglie nel paese natale rappresenterebbe un modo per ricongiungere definitivamente Dino Campana alla sua terra e alla sua memoria.
Il confronto è dunque appena iniziato e si inserisce in un momento di rinnovata attenzione attorno alla figura del poeta dei “Canti Orfici”, tra iniziative culturali, celebrazioni e una discussione che tocca direttamente il rapporto tra memoria, luoghi e identità.

