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Lo Sbietta e il Cellini: fu vero avvelenamento?

di Leonardo Romagnoli

Lo Sbietta e il Cellini: fu vero avvelenamento?

Leggendo il libro di Marco Messeri su Benvenuto Cellini a molti sarà rimasta la curiosità di sapere come è finita la storia dello Sbietta ovvero Piermaria D’Anterigoli che in quel di Vicchio complice la moglie tentò d’avvelenare l’artista a cui aveva ceduto la rendita del suo podere della Fonte ‘vita natural durante’.

La parte iniziale del libro di Messeri con Cellini buco punzoni è in realtà la parte finale dell’autobiografia dello scultore(libro II cap.CII e seguenti) e la vicenda si trascina per molto tempo nelle aule giudiziarie fiorentine.

Il Cellini aveva acquistato il podere ( che aveva 22 confinanti) a scatola chiusa e solo dopo lunghe insistenze degli Anterigoli decise di recarsi in quel di Vicchio dove fu trattato con tutti gli onori dallo Sbietta e signora e dove riposò in ‘una onerevol camera’ e ‘in un pulitissimo letto’. Il giorno dopo visitò il podere dove incontrò un lavoratore licenziato di nome Mariano Rosegli che sogghignando gli disse :’guardate bene a’ fatti vostri ché alla fine voi conoscerete chi sarà di noi il maggior tristo’ e girando per Vicchio un tal Giovanni gli fece sapere che ser Filippo , ‘pretaccio’ fratello dello Sbietta, si vantava di aver ceduto il podere ad un vecchio che non sarebbe arrivato alla fine dell’anno. La sera prima di partire per Trespiano il Cellini si fermò a cena a gustare i manicaretti della sora Sbietta , ma passate tre miglia il Cellini cominciò a sentire lo stomaco bruciare con dolori sempre più forti, per tutta la notte ebbe la diarrea tanto da ‘ sentirsi ardere il sesso’ e notò le pezze piene di sangue. Cellini si immaginò di essere stato avvelenato e cercò di ricordarsi cosa aveva mangiato la sera precedente e individuò nel silimato inserito in una salsa la possibile causa dell’avvelenamento. Il silimato è bicloruro di mercurio una sostanza corrosiva.

Ma fu vero avvelenamento? Il Calamandrei nel 1955 parla di ‘indigestione romanzata’ e anche nelle note del curatore della Vita si fa presente che il Cellini aveva esposto il caso anche in una supplica a Francesco I de’Medici dicendo di non avergli dato seguito su consiglio di Cosimo I, una rinuncia , visto il carattere di Benvenuto, che aggiunge ombre alla vicenda.

Al Cellini resta comunque il podere di Vicchio che sarà motivo di contenzioso con gli Anterigoli in quanto fruttava la metà di quanto promesso in fase di vendita. Allora Benvenuto con tanto di testimoni e contratti si rivolse alla giustizia chiedendo indietro i suoi denari. Ma tra i consiglieri sedeva tal Federigo de’ Ricci che riusc

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