L’allenatore del Vaglia trasforma una stagione vissuta dopo la pandemia in una storia di squadra, fiducia e rinascita
Non tutte le squadre si ricordano per una promozione, per una coppa alzata o per una classifica senza sconfitte. Alcune rimangono nella memoria per i legami costruiti, per le paure superate e per ciò che hanno insegnato alle persone che ne hanno fatto parte.
È da questa idea che nasce Gli imbattibili. Una storia d’amore e di calcio, il libro di Matteo Falleri, allenatore legato al mondo del Vaglia e del calcio dilettantistico mugellano.
Il racconto prende forma nel periodo successivo alla pandemia, quando tornare su un campo da calcio non significava soltanto ricominciare ad allenarsi. Dopo mesi di distanza, isolamento e incertezza, era necessario ricostruire una squadra, ma soprattutto un modo di stare insieme.

«Dopo il Covid non dovevo ricostruire soltanto una squadra. Dovevo ricostruire un modo di stare al mondo», scrive Falleri nella presentazione del volume.
Per mesi l’allenatore e i suoi ragazzi si incontrano ogni sabato tra campi di provincia, spogliatoi freddi, allenamenti, attese e partite. In apparenza è la normale vita di una squadra di calcio. In realtà, dietro ogni esercizio, ogni parola e ogni silenzio, si sviluppa un percorso umano molto più profondo.
Falleri parte dalla convinzione di dover insegnare qualcosa ai suoi giocatori. Con il passare della stagione comprende invece che anche l’allenatore può imparare dai ragazzi: ad ascoltare, ad avere pazienza, a riconoscere le fragilità e a dare valore a quei piccoli gesti che spesso non entrano nei tabellini.
Gli imbattibili non vuole essere soltanto un libro sul calcio. Il pallone è il punto di partenza, il linguaggio comune che permette a un gruppo di incontrarsi e di riconoscersi. Il vero tema è ciò che lo sport può lasciare dentro le persone.
Il campo diventa così un luogo nel quale si impara a perdere la paura, a fidarsi degli altri e, qualche volta, anche di sé stessi. Lo spogliatoio non è soltanto lo spazio in cui preparare una partita, ma una piccola comunità nella quale ciascuno può trovare il proprio posto.
Anche il titolo assume quindi un significato che va oltre i risultati. Essere “imbattibili” non significa necessariamente non perdere mai. Significa riuscire a rialzarsi, non lasciare solo un compagno e non permettere a una sconfitta di definire il proprio valore.
Il libro parla anche del ruolo dell’allenatore nel calcio giovanile e dilettantistico. Un ruolo che non si limita agli schemi, alla tattica o alla scelta della formazione. Allenare significa spesso accorgersi di una difficoltà prima che venga raccontata, trovare le parole giuste e comprendere quando è il momento di parlare e quando, invece, è necessario ascoltare.
Nel calcio di provincia, lontano dai grandi stadi e dai riflettori, continuano a nascere storie capaci di spiegare il valore più autentico dello sport. Sono storie fatte di trasferte, sacrifici, famiglie, volontari, dirigenti e ragazzi che ogni settimana si ritrovano su un campo.
La vicenda raccontata da Falleri appartiene a questo mondo. È una storia profondamente legata al territorio mugellano, ma capace di rivolgersi anche a chi non segue abitualmente il calcio. Perché parla di adolescenza, amicizia, responsabilità e rinascita.
Gli imbattibili è soprattutto un ringraziamento a una squadra e a una stagione irripetibile. Un modo per conservare gli incontri, le parole e le emozioni che rischierebbero di perdersi con il passare del tempo.
«Ci sono squadre che si ricordano per i risultati. Altre per le persone. Le seconde non finiscono mai davvero».
Ed è forse questa la vittoria più importante raccontata nel libro di Matteo Falleri. Un gioiello da leggere tutto di un fiato.


