Il Marrone del Mugello Igp deve essere tutelato
L’Italia vanta il maggior numero di riconoscimenti comunitari di produzioni di qualità che hanno ottenuto il marchio Dop, Igp, Doc e Docg e tra le regioni italiane la Toscana va particolarmente fiera di un paniere di eccellenze in vari settori dell’agricoltura dal vino all’olio, dai formaggi ai salumi, dal miele alle castagne e ai marroni, dai salumi ai fagioli.
La Toscana è anche la regione che può vantare il maggior numero di certificazioni riguardanti le castagne e prodotti derivati (farine, miele e, etc) tra le quali spicca il Marrone del Mugello Igp che insieme a quello di Castel del Rio in provincia di Bologna è stato il primo in Italia ad ottenere l’IGp nel 1996.Tale riconoscimento consente di tutelare e valorizzare le qualità chimico-fisiche, organolettiche e nutrizionali dei prodotti agricoli e alimentari legati ad una precisa origine geografica. La certificazione IGP richiede che i produttori debbano applicare e rispettare un rigoroso disciplinare di produzione e che siano sottoposti a verifiche da parte dell’Ente di certificazione ( nel nostro caso la Camera di Commercio di Firenze), che deve verificare la rispondenza dell’intera filiera di produzione ai requisiti riportati nel disciplinare. Quindi i controlli iniziano nelle marronete e finiscono sui Marroni del Mugello IGP confezionati e pronti alla vendita.
Per tutelare il prodotto è nata prima l’Associazione Marrone del Mugello diventata successivamente Consorzio che si occupa della promozione e anche dell’insacchettamento del prodotto per la sua immissione in commercio.
La zona di produzione del “Marrone del Mugello” è costituita dalla parte di territorio della Provincia di Firenze individuato come segue:
– Comune di Borgo S. Lorenzo Parte
– Comune di Dicomano Per intero
– Comune di Firenzuola Parte
– Comune di Londa Parte
– Comune di Marradi Per intero
– Comune di Palazzuolo Sul Senio Per intero
– Comune di Rufina Parte
– Comune di S. Godenzo Parte
– Comune di Scarperia Parte
– Comune di Vicchio Mugello Parte
Tale area in un unico corpo si estende per circa ha. 87.420. Tutta la produzione e commercializzazione deve sottostare ad un disciplinare approvato dal Ministero che detta le caratteristiche del prodotto e anche la quantità per ettaro.
“I frutti rispondenti alla denominazione “Marrone del Mugello” hanno in comune le seguenti caratteristiche:
– numero di frutti per riccio (o cardo) in nessun caso superiori a tre;
– pezzatura medio-grossa (non più di 80 frutti/Kg.), con tolleranza del 10% in più in caso di annate sfavorevoli;
– forma prevalentemente ellissoidale, apice poco pronunciato con presenza di tomento, terminante con residui stilari (torcia) anch’essi tomentosi: di norma una faccia laterale tendenzialmente piatta, l’altra marcamente convessa; cicatrice ilare (base) di forma sensibilmente rettangolare di dimensioni tali da non debordare sulle facce lateriali, generalmente piatta e di colore più chiaro del pericarpo;
– pericarpo sottile di colore bruno rossiccio con striature in senso meridiano, rilevate e più scure, in numero variabile da 25 a 30. Esso è facilmente distaccabile dall’episperma il quale si presenta di colore “camoscio” e poco invaginato;
– il seme, di norma uno per frutto, si presenta di polpa bianca, croccante e di gradevole sapore dolce con superficie quasi priva di solcature; molto limitati i frutti con seme diviso (settato).” Così recita l’art. 3, mentre il successivo 4 stabilisce che “E’ vietata negli impianti in produzione ogni somministrazione di fertilizzanti e fitofarmaci di sintesi. La resa produttiva è stabilita in un massimo di Kg. 15 di frutti per pianta ed in Kg. 1500 per ettaro. Anche in annate eccezionalmente favorevoli dovranno essere rispettati i massimali di produzione sopra riportati. Il numero di piante in produzione per ettaro non può superare le 120 unità nei vecchi impianti e le 160 unità nei nuovi impianti.”.
Altri articoli si soffermano sui metodi di lavorazione e al 6 si sottolinea che per la commercializzazione il prodotto deve essere “confezionato di norma in sacchetti in rete di colore rosso nelle confezioni da Kg. 0,5, Kg.1, Kg.2, Kg. 3, Kg.5, Kg.10, ed in sacchetti di juta per le confezioni da 25 e 30 Kg.: confezioni di tipologia diversa dalle precedenti devono essere preventivamente approvate dal Comitato tecnico di cui all’art. 10, e dall’organismo di controllo di cui all’art. 10 del Reg. 2081/92. Ogni confezione deve recare un contrassegno con la critta“Marrone del Mugello” I.G.P. Il contrassegno dovrà, inoltre, obbligatoriamente riportare i dati relativi alla pezzatura, al peso, all’annata di produzione, la data di confezionamento ed essere apposto all’esterno della confezione in modo da sigillarla.”
Negli ultimi anni tutto il settore della castanicoltura ha vissuto momenti di estrema difficoltà dovuti alla siccità e all’arrivo di nuovi parassiti , come il cinipide, che hanno ridotto la produzione in alcuni casi anche oltre il 50%. La Regione Toscana insieme all’università, ai consorzi, alle Unioni dei Comuni sta lavorando per riportare la situazione in equilibrio ma saranno necessari ancora alcuni anni.
Questo ha comportato una diminuzione del prodotto sul mercato e l’aumento dei prezzi che in alcuni casi hanno superato i 10 euro al Kg per il prodotto certificato, ma oltre a questo si è verificata anche un ‘ invasione di castagne e marroni di provenienza incerta con scarse garanzie per i consumatori, “preoccupano soprattutto, secondo Coldiretti, le importazioni massicce dalla Cina e dalla Turchia, ma tir arrivano anche dalla Spagna, dal Portogallo e dalla Slovenia” e preoccupa soprattutto che queste castagne vengano presentate come italiane mentre il consumatore per scegliere deve essere informato dell’origine.
Tornando al disciplinare del Marrone del Mugello Igp l’art 9 stabilisce che “ i produttori che intendono porre in commercio il proprio prodotto con la indicazione geografica protetta “Marrone del Mugello” sono tenuti ad iscrivere i loro castagneti, la cui produzione sia costituita per almeno il 95% dalla varietà denominata di cui all’art. 3, in un apposito albo pubblico istituito presso la Comunità Montana Zona “E”(Oggi Unione) con sede a Borgo S. Lorenzo, per il tramite del comune in cui ricadono i castagneti medesimi. Nell’albo devono essere indicati gli estremi atti ad individuare la ditta produttrice , gli estremi catastali desunti dagli estratti di mappa e di partita, le superfici a castagneto, la produzione massima per ettaro e per pianta di frutti, le località, l’età del castagneto, lo stato fitosanitario ed il numero delle piante.”
Il consumatore che acquista una confezione di Marroni del Mugello Igp ha la certezza di acquistare veramente un prodotto locale e può risalire attraverso l’etichetta all’azienda che lo ha commercializzato tramite il Consorzio. Si tratta della tracciabilità che tutti i prodotti Igp o Dop devono essere in grado di garantire. Allora come mai si vedono anche in molti supermercati cesti di castagne con indicazione Mugello Igp senza adeguata certificazione? Il prodotto Igp non deve essere venduto confezionato? Come si tutelano i produttori che aderiscono al Consorzio e quindi anche i consumatori? I controlli servono proprio per evitare che un prodotto certificato venga danneggiato dall’immissione in commercio di prodotti simili senza nessuna garanzia di provenienza e rispetto di rigorosi disciplinari. Non è accettabile che ci siano i soliti furbi che sfruttano il lavoro e i sacrifici di altri per commercializzare marroni o castagne che non possono fregiarsi del marchio Igp.
Il Marrone è una grande ricchezza per il Mugello ,anche se sta vivendo un momento di difficoltà, ma sarebbe fondamentale che tutti i produttori aderissero al Consorzio per tutelare ancora di più il prodotto e ottenere prezzi più vantaggiosi sul mercato con la massima tutela anche dei consumatori.
Per far toccare con mano l’importanza economica di questo settore della nostra economia basti pensare che attualmente le aziende che aderiscono al Consorzio hanno una superficie di circa 350 ettari di castagneti ma nel territorio dell’Igp i castagneti rappresentano una superficie di ben3322 ettari ( buona parte da recuperare). Se si tiene conto del limite stabilito dal disciplinare di 15 quintali per ettaro si potrebbero raggiungere quantità notevoli di prodotto con fatturati di diversi milioni di euro, superiori a molti comparti della nostra economia.
Leonardo Romagnoli
13.11.13



