Dopo la prima mondiale sold out al Biografilm Festival di Bologna, è stato presentato alla stampa fiorentina Il Labirinto, film documentario diretto da Alberto Gemmi e girato al Cimitero tedesco della Futa, nel territorio di Firenzuola.
L’opera, prodotta da Gianluca De Angelis per Tekla Films, arriverà nelle sale entro la fine del 2026 con distribuzione affidata a OpenDDB.
Un film sul rapporto tra luogo e memoria
Il Labirinto nasce come un’indagine sui luoghi, sul tempo e su ciò che resta nella memoria collettiva. Per costruire il racconto, Alberto Gemmi, già co-regista di Ogni Opera di Confessione, alterna riprese realizzate sul campo a immagini di repertorio provenienti da diversi archivi, tra cui quello della Cineteca di Bologna.
Tra i protagonisti del documentario compare anche Archivio Zeta, compagnia teatrale che da oltre vent’anni porta in scena alla Futa spettacoli ispirati a opere letterarie di Thomas Mann, Franz Kafka e altri autori.
Il Cimitero tedesco della Futa al centro del racconto
Il sacrario della Futa custodisce le salme di oltre 32mila giovani soldati tedeschi caduti in Italia durante la Seconda guerra mondiale. Progettato dall’architetto Dieter Oesterlen e dal paesaggista Walter Rossow, il cimitero è uno dei luoghi più riconoscibili dell’Appennino tosco-emiliano.
La sua struttura, sobria e monumentale, è composta da una grande spirale muraria in pietra che segue il pendio della montagna. L’effetto, per chi lo attraversa, è quello di un percorso immersivo, quasi un labirinto, dove il paesaggio diventa parte integrante dell’esperienza.
Inaugurato nel 1969, il cimitero è curato dalla Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge, l’associazione tedesca per la conservazione dei cimiteri di guerra.
La scelta di Alberto Gemmi
Per Alberto Gemmi, la Futa è diventata fin dall’inizio un oggetto di ricerca privilegiato. Il regista ne ha colto il rifiuto di ogni forma di glorificazione bellica e il modo in cui l’architettura dialoga con il paesaggio montano.
Come ha spiegato lo stesso Gemmi, Il Labirinto “Non è un documentario sul nazifascismo, né un’opera di carattere storiografico: è piuttosto un lavoro che, esplorando il rapporto tra luogo e coscienza, diventa un invito a mantenere vivo un confronto critico con il nostro recente passato”.
Il film non si limita quindi a ricostruire una vicenda storica. Indaga come la memoria venga costruita, conservata e rimessa in discussione nel presente.
Un luogo di confronto con il passato
In un tempo attraversato da guerre, divisioni politiche e forme di alienazione sociale, interrogare il passato assume un significato concreto. Il Cimitero tedesco della Futa viene raccontato come uno spazio di riflessione, ma anche come un possibile luogo di riconciliazione.
La forza del documentario sta proprio nel mettere in relazione architettura, paesaggio e coscienza storica, senza ricorrere a una narrazione celebrativa. La memoria, nel film, appare come un processo fragile, esposto alle tensioni del presente.
La presentazione a Firenze
Alla conferenza stampa, moderata da Elisabetta Vagaggini, erano presenti Iacopo Di Passio, presidente di Fondazione Sistema Toscana, Stefania Ippoliti, responsabile della Mediateca e dell’Area Cinema della Fondazione, e Margherita Tempestini, responsabile del Settore Fondazioni regionali per la cultura della Regione Toscana.
Con loro anche il regista Alberto Gemmi, il produttore Gianluca De Angelis, la montatrice Elisa Cantelli e il sound designer Gabriele Fasano.
Produzione, sostegni e riconoscimenti
Il Labirinto è stato realizzato con il contributo del POR FESR Toscana 2021/2027, attraverso il bando per la concessione di sovvenzioni a fondo perduto per la produzione di opere cinematografiche e audiovisive, anno 2023.
Il film ha ricevuto anche il contributo del Ministero della Cultura, tramite tax credit per la produzione, e il sostegno della Film Commission Torino Piemonte, sia alla produzione, nel 2023, sia allo sviluppo, nel 2020, attraverso il Piemonte Doc Film Fund.
La produzione esecutiva è firmata da Stefano Mutolo, Raika Khosravi e Carolina Pezzini per Berta Film. I droni sono a cura di Malfè Film s.r.l.
Il progetto è stato selezionato in pitching forum e film market come Proxima – Doc at Work del Festival dei Popoli 2024, Bio to B – Industry Days 2019 e Visioni Incontra 2022.
Ha ottenuto una Menzione Speciale Premio Solinas Documentario per il Cinema 2023, in collaborazione con Apollo 11, e una Menzione Speciale a Major Docs Pitch a Mallorca 2023. Ha inoltre partecipato con la delegazione italiana a IDFA Producers Connection 2020 ed è certificato Green Film.

