Ogni anno, a giugno, Vicchio diventa uno dei punti più vivi del Mugello. Con Etnica, il paese apre Piazza Giotto a musiche, ritmi e culture che arrivano da luoghi lontani, trasformando il centro storico in uno spazio di incontro e contaminazione.
La ventottesima edizione conferma la forza di un festival che non ha mai perso il legame con il territorio. Quattro serate di concerti, festa e partecipazione, costruite attorno a un’idea semplice: portare il mondo in un angolo d’Appennino capace di ascoltarlo e restituirlo con energia.
Etnica Vicchio, quattro serate nel cuore del Mugello
Etnica Vicchio torna per la ventottesima volta con una formula ormai riconoscibile. Piazza Giotto diventa il centro di un percorso musicale che attraversa generi, provenienze e linguaggi diversi.
Non è soltanto una rassegna di concerti. In questi anni il festival ha saputo creare un clima preciso, fatto di pubblico in piazza, curiosità, scambio e voglia di stare insieme. Una dimensione popolare, ma mai chiusa. Locale, ma con lo sguardo rivolto altrove.
Il Mugello, in questo senso, non fa solo da sfondo. È parte del racconto. Accoglie, mescola, amplifica. Etnica nasce proprio da questa capacità di tenere insieme radici e apertura, identità e movimento.
Il ruolo del Jazz Club Of Vicchio
Dietro la continuità del festival c’è la passione del Jazz Club Of Vicchio, realtà che da anni lavora per dare al paese un appuntamento culturale riconoscibile e seguito.
Arrivare alla ventottesima edizione significa aver costruito un rapporto solido con il pubblico. Significa anche aver mantenuto vivo un progetto che, stagione dopo stagione, continua a rinnovarsi senza snaturarsi.
La musica resta il cuore della manifestazione, ma intorno a essa si muove qualcosa di più ampio: una comunità che si ritrova, un territorio che si racconta, una piazza che per quattro giorni cambia ritmo.
I Nomadi a Etnica, intervista del nostro Ughino in Radio Ulna a Beppe Carletti
A chiudere questa edizione in bellezza sono i Nomadi, una delle band più longeve e amate della musica italiana. La loro presenza dà alla serata finale un valore particolare, anche per il legame che il gruppo ha sempre mantenuto con il pubblico delle piazze e dei grandi appuntamenti popolari.
L’intervista con Beppe Carletti del nostro Ughino, accompagna idealmente questo finale, riportando l’attenzione su una storia musicale che attraversa generazioni. I Nomadi arrivano a Vicchio dentro un contesto che sembra naturale per il loro percorso: un festival aperto, partecipato, costruito attorno alla musica come luogo di incontro.
Per Etnica è una conclusione coerente con lo spirito della manifestazione. Non un semplice ultimo concerto, ma il momento in cui la festa raccoglie il senso delle serate precedenti e lo consegna al pubblico.
Un festival che continua a muoversi
In ventotto anni Etnica non ha smesso di cambiare passo. Ha mantenuto la sua vocazione internazionale, ma senza diventare un evento distante dal paese che lo ospita. La forza sta proprio in questo equilibrio: il mondo arriva a Vicchio, ma non cancella Vicchio.
Piazza Giotto resta il luogo in cui tutto si concentra. Un crocevia di suoni, lingue e presenze che ogni giugno restituisce al Mugello una delle sue immagini più vive.
Con la chiusura affidata ai Nomadi, il festival conferma la sua capacità di parlare a pubblici diversi e di tenere insieme memoria musicale, festa popolare e curiosità verso ciò che arriva da fuori.

