Le stragi di Crespino sul Lamone e Fantino, avvenute nel luglio del 1944, rappresentano una delle pagine più tragiche della storia della Valle del Lamone. Tra il 17 e il 18 luglio le truppe naziste uccisero decine di civili, lasciando un segno indelebile nelle comunità di Marradi e Palazzuolo sul Senio. A distanza di oltre ottant’anni, il ricordo di quelle vittime continua a essere al centro delle commemorazioni.
La Medaglia d’Oro al Merito Civile
Il riconoscimento istituzionale arrivò il 3 luglio 1991, quando il Presidente della Repubblica conferì al Comune di Marradi la Medaglia d’Oro al Merito Civile.
L’onorificenza premiava il sacrificio della popolazione durante la guerra, ricordando come il territorio, attraversato dalla Linea Gotica, avesse sopportato pesanti bombardamenti e la distruzione di gran parte dell’abitato, oltre all’uccisione di 42 civili inermi per mano delle truppe d’occupazione naziste.
L’allora sindaco, eletto nel 1988, ricorda di avere promosso il dossier che portò all’assegnazione della medaglia, dopo aver ottenuto un finanziamento del Ministero della Difesa destinato al Sacrario di Crespino.
Il ricordo e una memoria condivisa
Negli anni il clima attorno alle commemorazioni è profondamente cambiato. Restano vive le testimonianze di chi visse quei momenti e di chi, come il partigiano e deportato a Mauthausen Domenico Vanni, contribuì a mantenere viva la memoria della Resistenza.
Oggi le celebrazioni riuniscono cittadini, associazioni partigiane e istituzioni in un clima di condivisione che supera le divisioni del passato.
La battaglia del 17 luglio 1944
Il 17 luglio gli Alleati lanciarono armi, munizioni e rifornimenti a Monte Lavane, destinati alle formazioni partigiane della 36ª Brigata Garibaldi Alessandro Bianconcini.
Nella stessa giornata i partigiani affrontarono reparti nazifascisti in un combattimento durato circa otto ore. All’azione partecipò anche l’ufficiale statunitense Chester Kingsman, salvato in precedenza dai partigiani nella zona di Pian delle Fagge.
La rappresaglia di Crespino
Poche ore dopo gli scontri iniziò la rappresaglia tedesca.
A Crespino sul Lamone, piccolo borgo sorto attorno all’antica abbazia vallombrosana di Santa Maria, i soldati rastrellarono decine di uomini, conducendoli prima a Villa Mazza, sede del comando della Wehrmacht, quindi sulle rive del Lamone, dove furono fucilati.
Tra le vittime vi fu anche don Fortunato Trioschi, parroco del paese, costretto a scavarsi la fossa prima di essere ucciso insieme ai propri parrocchiani.
Nell’eccidio morirono, tra gli altri, Luigi e Vittorio Bellini, Giuseppe e Lorenzo Ferrini, Giovanni Malavolti, Giuseppe e Guglielmo Nati, Pietro Tagliaferri, Ottavio Scarpelli, Luigi Vinci, Gherardo Visani, Adolfo Rosselli, Sante Bosi, Giulio Sartoni, Bruno Santoni e due persone rimaste senza identità.
L’unico sopravvissuto alla fucilazione fu Giuseppe Mariano Maretti, che morì nel 1948 a causa delle gravi ferite riportate.
La strage si estende a Fantino
La violenza proseguì il 18 luglio nella frazione di Fantino, nel comune di Palazzuolo sul Senio.
Al podere dei Mengacci vennero assassinati Francesco Botti, il figlio diciassettenne Bruno, il quindicenne Pierino Caroli e il padre Vincenzo Caroli, nonostante quest’ultimo avesse tentato inutilmente di dimostrare la propria appartenenza al Partito Fascista.
La madre, Palmira Gentilini Botti, cercò disperatamente di salvare i familiari mostrando ai soldati le lettere inviate dagli altri figli impegnati nell’esercito, senza riuscire a fermare la strage.
Nelle stesse ore furono uccisi anche Giuseppe Caroli, Adele Donatini, Dionisio Rossi e Carlo Quadalti, oltre all’intera famiglia Beltrami, padre, madre e figlia, considerata legata a uno dei partigiani della zona.
Il contesto della rappresaglia
Secondo il bollettino della 36ª Brigata Garibaldi Alessandro Bianconcini, il 17 luglio un’azione partigiana lungo la strada Faentina provocò la distruzione di un automezzo tedesco, la morte di due soldati e il ferimento di altri sei.
La reazione delle truppe tedesche fu immediata e colpì indiscriminatamente la popolazione civile.
Le testimonianze raccolte negli anni raccontano di una rappresaglia maturata dopo diversi episodi di guerriglia verificatisi nelle settimane precedenti tra Casaglia, Spedina e la valle del Lamone, dove alcuni reparti tedeschi erano già stati attaccati dai partigiani.
Quarantaquattro vittime in due giorni
Tra il 17 e il 18 luglio 1944 il bilancio fu di 44 civili assassinati tra Crespino, Fantino e Lozzole.
La documentazione tedesca non cita direttamente la strage, ma gli studi storici ipotizzano il coinvolgimento di reparti della polizia tedesca e di unità miste italo-tedesche, tra cui il III Polizei Freiwilligen Bataillon Italien, presente in quel periodo sull’Appennino.
Una memoria che continua
Ogni anno il Sacrario di Crespino ospita la commemorazione dell’eccidio.
Il ricordo delle vittime, dei deportati nei campi di sterminio, dei civili colpiti dai bombardamenti, dei giovani fucilati e dei partigiani continua a rappresentare uno dei momenti più significativi della memoria collettiva della Valle del Lamone.

