Dal 1° al 17 agosto lo spettacolo itinerante di Archiviozeta trasforma il sacrario tedesco in un teatro della memoria. Sold out per i primi due giorni
Un palcoscenico d’eccezione per un debutto straordinario. Dal 1° al 17 agosto, ogni sera alle ore 18, il Cimitero Futa Pass ospiterà “Il Processo”, il nuovo spettacolo teatrale della compagnia Archiviozeta ispirato al capolavoro di Franz Kafka. La location non è casuale: il più grande sacrario tedesco della seconda guerra mondiale, imponente opera architettonica a mille metri di altitudine sull’Appennino tosco-emiliano, diventa un “precipitato di Memoria” per attraversare l’opera kafkiana alla luce delle tragedie storiche.
La drammaturgia e regia, affidate a Gianluca Guidotti e Enrica Sangiovanni, danno vita a un progetto che celebra i cento anni dalla pubblicazione dell’opera, proponendo una riflessione sulla violenza e sulle tragedie del passato e del presente. In scena Mattia Bartoletti Stella, Diana Dardi, Gianluca Guidotti, Pouria Jashn Tirgan, Giuseppe Losacco, Andrea Maffetti ed Enrica Sangiovanni, con la consulenza musicale di Patrizio Barontini.
Il successo è già evidente: sabato 2 e domenica 3 agosto registrano il tutto esaurito, segno dell’interesse per questo inedito connubio tra letteratura e memoria storica. Lo spettacolo si terrà comunque in caso di maltempo, garantendo continuità all’iniziativa sostenuta dalla Regione Emilia Romagna e dal MIC.
Una coincidenza significativa lega il debutto alla memoria collettiva: dopo la prima rappresentazione del 1° agosto, la compagnia si trasferirà immediatamente a Bologna per partecipare alla lettura pubblica collettiva in occasione del 45° anniversario della Strage alla Stazione. Al Teatro Arena del Sole, dalle ore 20.30, cittadini, attori e rappresentanti istituzionali daranno voce ai passi significativi della sentenza definitiva, in un rito artistico e civile curato da Davide Iodice con la collaborazione della storica Cinzia Venturoli.
Due “processi” che si incontrano nella stessa giornata, quello letterario di Kafka e quello reale della giustizia italiana, uniti dal filo rosso della ricerca di verità e del dovere della memoria.

