In Mugello la tradizione del’acqua di San Giovanni non è un rito estraneo o importato. Appartiene alla memoria delle campagne, alle case sparse, agli orti, ai prati e a quel rapporto diretto con le stagioni che ha segnato a lungo la vita contadina.
Nella notte tra il 23 e il 24 giugno, anche qui si preparava l’acqua di San Giovanni, lasciando erbe e fiori in un bacile con acqua di fonte, all’aperto, perché durante la notte vi si posasse la rugiada. Secondo la tradizione, la mattina del 24 giugno ci si lavava con quell’acqua per allontanare malattie, malocchio e cattiva sorte.
Le erbe della tradizione mugellana
Nel Mugello un ruolo centrale era attribuito all’iperico, chiamato anche erba di San Giovanni o Scacciadiavoli. A questa pianta si associava la capacità simbolica di tenere lontane disgrazie e negatività.
Accanto all’iperico si raccoglievano anche artemisia, menta, salvia, felce, ruta, verbena, rosmarino, aglio, petali di rosa, margherite e altri fiori profumati disponibili nei campi. Non era una ricetta fissa, ma una misticanza legata a ciò che offriva il territorio in quel momento dell’anno.
Firenzuola e le colline mugellane
La tradizione è stata ripresa anche in tempi recenti. Nel 2025, nelle campagne di Firenzuola, è stata organizzata una passeggiata dedicata proprio alla raccolta di fiori ed erbe per preparare l’acqua di San Giovanni. Tra le piante indicate figuravano tarassaco, papaveri, malva, rosmarino, ginestra, iperico e lavanda, chiamata anche spighetta di San Giovanni.
Il gesto conserva una dimensione molto mugellana: camminare tra campi, margini dei boschi e colline, raccogliere poche erbe senza strappare più del necessario, tornare a casa e lasciare che sia la notte a completare il rito.
Vicchio e la festa di San Giovanni
Un legame particolare si ritrova anche a Vicchio, dove San Giovanni Battista è al centro della festa del paese. Nel programma 2025 della Festa di San Giovanni Battista era prevista, il 23 giugno, una conviviale dei fiori per l’acqua di San Giovanni alla Baracchina di Montelleri, a cura di Olioeticamente Mugello e Pro Loco Vicchio.
È un dettaglio importante, perché mostra come una pratica domestica e contadina sia tornata anche in forma comunitaria. Non solo una bacinella lasciata fuori casa, ma un’occasione per riconoscersi in una tradizione condivisa.
Un rito semplice, ancora vivo
Nel Mugello l’acqua di San Giovanni parla soprattutto di paesaggio. Non serve cercare un significato esoterico a tutti i costi. Il valore sta nel gesto: uscire al tramonto, riconoscere un’erba, raccogliere un fiore, affidare tutto alla notte.
È una tradizione che resta credibile proprio perché piccola. Non pretende grandi cerimonie. Vive nei racconti familiari, nelle iniziative locali, nelle passeggiate nei campi, nel profumo di un’acqua preparata con ciò che cresce vicino a casa.

