
Per me è stato interessante, emozionante e anche commovente. Di seguito, il racconto di questa storia.
DALLA PERSECUZIONE FASCISTA AL RIFUGIO IN FRANCIA
Giulio nasce a Borgo San Lorenzo il 6 giugno del 1893 da Pietro Lisi e Zaira Poggiali. Suo fratello Attilio è di 3 anni più grande. La famiglia conduce un podere a mezzadria nella campagna di Olmi per la fattoria Maganzi. Con lo scoppio della Prima guerra mondiale, Giulio è arruolato per il fronte come soldato semplice. E’ certamente un’esperienza che gli cambierà la vita. Tornato dal fronte, insieme al fratello maggiore, è attivo nella sezione locale della “Lega Proletaria Mutilati, Invalidi, Reduci, Genitori e Vedove dei Caduti in Guerra”, l’organizzazione dei reduci di ispirazione socialista che alle rivendicazioni degli ex-combattenti univa un radicale spirito pacifista e antibellicista. Matura così la militanza nel Partito socialista ed il fratello Attilio viene eletto consigliere comunale nel settembre del 1920, con la maggioranza socialista di Pietro Caiani. E’ la prima volta che i contadini entrano in consiglio comunale. Ma i fascisti sono ormai alle porte. Il 10 dicembre del 1920 a Fagna viene assassinato l’anziano mezzadro Giovanni Sitrialli. Seguono mesi di devastazioni, violenze, persecuzioni. Pochi mesi prima della marcia su Roma, anche il Sindaco Caiani, la giunta ed i consiglieri sono costretti alle dimissioni. La violenza e la persecuzione colpirà direttamente, nel fisico, tutti quegli assessori e consiglieri. I fascisti locali cercano anche Attilio per dargli una lezione. Entrambi avevano aderito al P.C.I. Non trovando Attilio, la violenza si scatena su Giulio. L’episodio rimarrà scolpito nella memoria di molti borghigiani. Giulio viene picchiato e bastonato. Poi purgato con l’olio di ricino e costretto a percorrere il corso fino a piazzale Curtatone e Montanara con stagne legate alla cinta. Era la pratica usata per svillaneggiare ed umiliare l’avversario, tra le urla e le risate dei camerati. Nonostante i rischi ed i pericoli, Giulio continua nella clandestinità la sua battaglia e viene più volte ammonito negli anni Venti per propaganda antifascista. Nel 1932, sul bollettino Ufficiale dell’Ovra, la polizia segreta fascista, viene segnalato come “comunista da arrestare” ed iscritto nella Rubrica di frontiera. A questo punto, Giulio espatria clandestinamente in Francia, a Parigi e si iscrive al PCF. La precarietà diventa un elemento centrale della sua vita: le difficoltà economiche, gli atteggiamenti non sempre tolleranti delle autorità francesi, la caccia della polizia fascista, i traumi legati all’abbandono degli affetti del Paese d’origine e l’impossibilità di comunicazione per non essere rintracciato. Da quel momento entra a far parte di un mondo peculiare, quello dell’emigrazione antifascista, un mondo che avrebbe prodotto la maggior parte dei volontari italiani combattenti nella guerra civile spagnola.

COMBATTENTE NELLA GUERRA CIVILE SPAGNOLA
Dopo quasi tre anni di battaglie e terribili bombardamenti da parte dell’aviazione nazi-fascista (immortalati da Picasso nell’affresco di Guernica) nel settembre 1938 il governo repubblicano spagnolo e il governo russo decisero di ritirare dai fronti tutti i volontari internazionali, nell’illusione che il Comitato di non intervento, che nel frattempo si era costituito tra le parti, avrebbe imposto come contropartita il ritiro delle divisioni fasciste italiane e tedesche. I 12.000 internazionali rimasti in Spagna a quella data vennero riuniti in campi provvisori di raccolta, ma non poterono lasciare la Spagna perchè nessun paese accettò di accoglierli. La definitiva disfatta repubblicana, nel gennaio 1939, li trovò quindi nei campi di smobilitazione: da qui i volontari, riprese le armi, coprirono la ritirata dei catalani, oltre mezzo milione di combattenti e civili, verso la frontiera francese. Uno dei più imponenti esodi forzati di popolazioni nell’Europa del Novecento. Nei mesi successivi il Generale Franco avrebbe assunto i pieni poteri in Spagna. Una dittatura che si è conclusa con la morte del Generalissimo nel 1975.
NEI CAMPI D’INTERNAMENTO IN FRANCIA
Dopo l’invasione della Polonia, avvenuta il 1º settembre 1939, Daladier dichiarò guerra alla Germania nazista il 3 settembre 1939. Inizia la Campagna di Francia, in cui i francesi furono sconfitti dalle forze naziste e la Francia fu divisa tra la parte nord, occupata dalla Germania e la parte meridionale sotto il governo collaborazionista di Petain. Il 10 giugno 1940 anche l’Italia dichiara guerra alla Francia. Il rapido decorso di questi avvenimenti complica ancora di più la situazione degli italiani internati. Durante la Campagna di Francia, il governo francese procede all’arresto e all’internamento negli stessi campi degli internazionali di numerosi fascisti italiani, provocando situazioni di forti conflittualità. Poi, con il governo filonazista di Petain, i fascisti vengono liberati. Ed inizia per gli antifascisti italiani un nuovo calvario. A partire dalla primavera del 1940 i reduci di Spagna vengono trasferiti al campo militare di Vernet, a metà strada tra Tolosa e la frontiera spagnola, un campo disciplinare a carattere “repressivo”, dove furono assegnati al sotto-campo C, quello dei politici. Fu in questo campo che giunse anche Giulio Lisi, il 5 giugno 1940, con altri dieci toscani, tra cui Dino Saccenti, poi organizzatore della Resistenza a Prato. Il trattamento era durissimo e le condizioni igieniche inimmaginabili. Vi morirono 277 reduci delle brigate internazionali. Subito dopo la caduta della Francia era stata costituita la Commissione Italiana d’Armistizio con la Francia, un organismo che si stabilì a Torino e che si occupava dell’estradizione degli antifascisti italiani.

IL RIENTRO IN ITALIA ED IL CONFINO A VENTOTENE
In aprile/maggio 1941 le autorità francesi conducono a Mentone 54 reduci delle Brigate internazionali per il rimpatrio forzato; tra di loro Giulio Lisi, Alessandro Sinigaglia, che sarebbe stato tra gli organizzatori della Resistenza a Firenze, Dino Saccenti, Silvio Sardi, fondatore della prima banda partigiana nell’empolese. Tradotto in Italia il 29 maggio 1941, Giulio viene arrestato e condannato al confino a Ventotene per 5 anni. In questi luoghi ebbero modo di incontrarsi per la prima volta i principali protagonisti dell’antifascismo in esilio e della lotta in Spagna con gli esponenti dell’antifascismo interno. In particolare a Ventotene, dal 1940, erano stati concentrati gli antifascisti più temuti dal regime. Tra i quali: Sandro Pertini, Umberto Terracini, Giorgio Amendola, Lelio Basso, Mauro Scoccimarro, Giuseppe Romita, Luigi Longo, Giovanni Roveda, Pietro Secchia, Camilla Ravera, Giuseppe Di Vittorio, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Curiel, Ilario Tabarri, Pietro Grifone e Alfonso Failla. Pur nella rigidità del regime carcerario, Ventotene diventa un grande laboratorio di discussione e di formazione politica e culturale. Non a caso un gruppo di confinati guidati da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni elabora il Manifesto di Ventotene, uno degli atti di nascita dell’idea di Europa unita.
NELLA RESISTENZA
presidente del Centro per la storia mugellana nell’età contemporanea e nella Resistenza


