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Yuleisy Cruz Lezcano, “Dune d’oro” per l’operaio morto sull’A1

di Leonardo Romagnoli

La poetessa e scrittrice Yuleisy Cruz Lezcano torna a legare la propria produzione letteraria al tema della sicurezza sul lavoro. L’autrice, nata a Cuba e residente a Marzabotto, nel Bolognese, ha dedicato la poesia “Dune d’oro” alla memoria di Ahmed Salah Hasan Ibrahik, operaio egiziano di 39 anni morto il 19 agosto 2026 mentre lavorava in un cantiere sull’autostrada A1.

L’incidente è avvenuto sul viadotto Goccioloni, nel territorio di Calenzano. Secondo le prime ricostruzioni, il lavoratore era dipendente di una ditta impegnata in subappalto nei lavori sul viadotto ed è caduto da un ponteggio da un’altezza di circa 14-15 metri. La Procura di Prato ha aperto un’inchiesta per ricostruire la dinamica e verificare le condizioni di sicurezza nel cantiere. (RaiNews)

“Dune d’oro”, la poesia dedicata ad Ahmed

Con “Dune d’oro”, Yuleisy Cruz Lezcano porta nella poesia il nome e la storia di una nuova vittima del lavoro. Il testo si inserisce in un percorso che negli ultimi anni ha occupato uno spazio sempre più rilevante nella sua attività letteraria e civile.

La memoria delle persone morte durante il proprio lavoro è infatti al centro anche del libro “Crimini della sicurezza”, pubblicato nel 2026 da Il Ponte Vecchio. Il volume alterna racconti e poesie ispirati a storie reali, ricostruite anche attraverso il confronto con i familiari delle vittime. (Comune di Pesaro)

“Crimini della sicurezza” e l’impegno sulle morti sul lavoro

“Crimini della sicurezza” è risultato tra le opere vincitrici della XIV edizione del Premio Internazionale Letteratura Italiana Contemporanea 2026, nella sezione dedicata alle sillogi poetiche. La premiazione si è svolta a Roma, nella Sala della Protomoteca in Campidoglio. (concorsoletterario.com)

L’impegno dell’autrice sul tema ha trovato spazio anche in iniziative pubbliche dedicate alle vittime. Una sua poesia è stata letta dall’attore Alessio Vassallo alla Camera dei Deputati, mentre un altro componimento è stato scelto dalla famiglia di Luana D’Orazio e dal Consiglio regionale della Toscana nell’ambito delle iniziative dedicate alla memoria della giovane operaia.

Dalla violenza di genere alla cultura della prevenzione

L’attività di Cruz Lezcano non riguarda soltanto la sicurezza nei luoghi di lavoro. Nel 2024 ha pubblicato con Leonida Edizioni “Di un’altra voce sarà la paura”, raccolta di 45 poesie dedicata alla violenza contro le donne. Il libro è stato proposto al Premio Strega Poesia e presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino. (La Regenta)

Poetessa, narratrice e traduttrice, Cruz Lezcano è autrice di diciotto libri. Alcune sue opere sono uscite in edizione bilingue e i suoi testi sono stati tradotti in spagnolo, portoghese, inglese, francese e albanese.

Letteratura e professione sanitaria

Alla scrittura affianca il lavoro e la formazione nel settore sanitario. Ha conseguito all’Università di Bologna la laurea in Scienze Biologiche e la laurea magistrale in Scienze Infermieristiche e Ostetriche e frequenta un Master di II livello dedicato alla gestione della violenza negli ambiti sociale, sanitario ed educativo.

Negli anni ha partecipato a conferenze, laboratori, reading e progetti educativi su violenza di genere, consenso e sicurezza sul lavoro. “Dune d’oro” prosegue questo percorso, affidando alla poesia la memoria di un lavoratore morto in un cantiere e riportando l’attenzione su un incidente sul quale sono ancora in corso gli accertamenti.

Dune d’oro
Come dune d’oro
che vengono e vanno
sono i ricordi: stanno dove stanno,
non più dove sono stati.
Il vento li sposta, li porta lontano,
ma non cancella ciò che
come un sogno,
resta ancora reale.
C’erano sogni appesi al ponteggio,
mani aggrappate al ferro,
giorni da riempire,
una casa oltre il mare,
un domani che aveva un volto.
Poi il vuoto
ha aperto la sua bocca
e da quattordici metri
il tempo si è spezzato.

L’A1 corre sotto i piloni,
tra Calenzano e Barberino,
corrono le macchine, corre il mondo;
lassù, sul viadotto Goccioloni,
un uomo è caduto dal lavoro
e il lavoro non l’ha riportato a casa.
Ora l’infinito a restar fuori
è come la strada, così indifferente
che è lo stesso se muore
o canta.
Eppure un casco, un ponteggio,
un paio di mani
che ieri stringevano il ferro

non sono solo la soglia di una vita
che avrebbe dovuto continuare.
Quel che resta
non può riempire un trafiletto di vita
o un libro di morte,
restano ambedue in bianco,

mentre il tempo strappa
alla radice il cespo,
pieno ancora
della rugiada dell’aurora.
Quel che resta pesca
nel ricordo già lontano, forse
la morte è questo:
non soltanto smettere di vivere,
ma lasciare intatti i sogni
che non avranno più le nostre mani.

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