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Una sentenza del Tar su Paterno

di Leonardo Romagnoli

Una sentenza del Tar su Paterno

vaglia_paterno

La scorsa settimana  la magistratura fiorentina ha deciso di porre sotto sequestro l’intera area della ex cava di Paterno e non solo le parti in cui sono depositati  i “balloni” di polverino 500 mesh e il capannone industriale. ” Il pm Luigi Bocciolini, che ha coordinato l’inchiesta, ha deciso di procedere per il sequestro, considerando l’area una discarica abusiva, quindi corpo del reato, da acquisire al processo per motivi probatori e di togliere ai titolari il possesso per impedire che il luogo possa essere alterato prima di arrivare al processo.” Gli indagati sarebbero solo quattro, ovvero gli Ottaviani , padre e figlia ,titolari  dell’ Industriale Vaglia , l’ex sindaco Pieri e il responsabile dell’ufficio tecnico del comune Vaglia. Questi ultimi accusati di «non aver provveduto, in sostituzione di Lanciotto Ottaviani, alla bonifica dell’area contaminata» procurandogli un ingiusto guadagno. In attesa di sapere come andrà il processo sarebbe però opportuno chiarire in modo esaustivo la natura degli eventuali rifiuti depositati  nell ‘ex cava e il loro eventuale livello di pericolosità. Parlare di “terra dei Fuochi” è giornalisticamente molto efficace ma rischia di farci perdere di vista la realtà.
Prima di proseguire però è giusto ribadire che è indispensabile addivenire nei tempi più rapidi possibili ad una bonifica dell’area senza attendere il processo perché è un atto dovuto ai cittadini che vivono nell’area di Paterno e all’amministrazione comunale , per chiudere definitivamente, almeno sotto il profilo ambientale, la vicenda. Lo si deve fare con fondi pubblici, sotto la supervisione della Regione, con l’eventualità di potersi rivalere su chi sarà ritenuto responsabile di eventuali reati.
In questi giorni si sono lette molte cose ,anche di estrema gravità ,  mescolate ad altre francamente discutibili.  La cosa più seria sarebbe la pubblicazione integrale della relazione Arpat sulla qualità e quantità dei rifiuti presenti per capire come stanno realmente le cose onde evitare speculazioni che possono essere molto dannose: quanti fanghi di depurazione delle concerie ci sono ? quale è la loro pericolosità? Quali rifiuti ci sono della Solvay di Rosignano?( la citata salamoia altro non è che acqua con alte concentrazioni di sale)vaglia_cava_paterno
Fino ad ora in tutti i resoconti  giornalistici si è parlato di rifiuti pericolosi o speciali. In questo campo le definizioni hanno un ‘importanza cruciale: vuol dire che non ci sono tossici e nocivi? Se così fosse non si capisce quello che qualche giornalista ha scritto a proposito delle big bags di polverino e della radioattività:

“Di recente gli esperti dell’Università di Pisa e dell’Arpat hanno misurato in contraddittorio la radioattività emessa dai big bags e hanno trovato valori fino a 60 volte più alti rispetto a quella di fondo della ex cava, superiori anche ai livelli massimi concessi per le radiografie, le radiazioni decadono rapidamente già a distanza di un metro e mezzo , il problema dunque riguarda soprattutto chi ha lavorato nella ex cava e coloro che abitano a ridosso del sito fra i quali in effetti si registrano gravi malattie“. L’articolo poi prosegue ricordando che polveri e fanghi sono stati mescolati alla calce ” con la quale sono fatti gli intonaci delle case di mezza Toscana”.  Questo “rassicurante “ testo apparso sulla Repubblica lascia molto perplessi in quanto il polverino con la calce non c’entra niente se la produzione è cessata nel 2005 e i big bags stanno lì dal 2011. Se la radioattività è così “rilevante” ( almeno quanto quella di rifiuti ospedalieri) non si capisce perchè si stia ancora discutendo di come utilizzare il 500 mesh ( che i proprietari ritengono un sottoprodotto industriale e Arpat un rifiuto da inviare a discarica) con tanto di caratterizzazione di ogni singolo ballone. Se sono radioattivi vanno immediatamente trasportati in luoghi idonei allo smaltimento di queste sostanze oppure bisogna dire con chiarezza che non sono  né tossici né nocivi. I cittadini meritano  risposte certe e non supposizioni. Non è solo una questione di terminologia, è una questione di sostanza sia dal punto di vista ambientale e della salute , sia sotto il profilo economico dei costi di bonifica e smaltimento dei rifiuti.zimei febbraio 14 (1)
In attesa del processo penale(se non è già andato tutto in prescrizione) intanto c’è da registrare sull’ex cava una sentenza del Tar della Toscana che può essere utile conoscere.  Il Pm Bocciolini accusa l’ex sindaco di non aver fatto la bonifica al posto dell’Industriale Vaglia senza chiedersi con quali fondi un comune piccolo come Vaglia avrebbe potuto affrontare un problema così complesso, “non posso far pagare il conto alla mia cittadinanza” dice giustamente l’attuale assessore all’ambiente. Ma c’è un fatto ancora più curioso in quanto l’area della ex cava era stata presa in affitto dal 2012 dalla “Produrre Pulito Spa ” che voleva realizzare una discarica per materiali contenenti amianto. Orbene il sindaco di Vaglia nell’aprile del 2014 emette un’ordinanza che aveva per oggetto la rimozione dei rifiuti nello stabilimento ex calce Paterno,  poi ripresa da una direttiva  del sindaco del 23 ottobre a cui aveva fatto seguito una determinazione del responsabile tecnico del comune per la messa in sicurezza dello stabilimento con “dichiarazione di somma urgenza e avvio del procedimento”. Sul tema era intervenuta anche Arpat con una nota del Responsabile del 14 novembre 2014 che aveva come oggetto ” intervento di messa in sicurezza ex stabilimento Calce Paterno, in sostituzione del soggetto obbligato, approvazione della stima dei costi necessari”. Il destinatario di questa ordinanza e di questi atti era la nuova proprietà ovvero la “produrre pulito spa” che ha presentato ricorso al Tar della Toscana che con sentenza del 19 novembre depositata il 12 aprile  scorso ha dato ragione alla società. Tra l’altro tra i proprietari dell’area figura anche L’Istituto Diocesano per il sostentamento del Clero che aveva affittato la sua parte prima all’Ottaviani e poi a Produrre pulito.zimei febbraio 14 (2)
Secondo il Tar il ricorso è “fondato con riferimento alla censura relativa al difetto di istruttoria e di motivazione in ordine alla prova della effettiva responsabilità della società ricorrente per il deposito incontrollato di rifiuti nell’area per cui è causa”(…)”la giurisprudenza amministrativa ha costantemente chiarito che l’obbligo di procedere alla rimozione dei rifiuti può gravare, in solido con il responsabile, anche sul proprietario del sito e sul titolare dei diritti reali(…) solo quando se ne dimostra almeno la corresponsabilità (…) deve escludersi che la norma configuri un’ipotesi legale di responsabilità oggettiva”.
Secondo il Tar in nessuna parte del provvedimento a carico di Produrre Pulito si dimostra l’imputabilità a titolo di dolo o colpa della società, il comune “si è limitato a constatare una mera situazione in capo alla società ricorrente della sua “qualità di affittuario del ramo d’azienda e di alcuni dei terreni dove sono posizionati i rifiuti” , per farne discendere una presunzione assoluta di colpa a carico della stessa”.manifestazione vaglia

Secondo i magistrati del Tar la “Produrre Pulito spa” ancorché affittuaria non può essere ritenuta responsabile dell’accumulo dei rifiuti nell’area della ex cava e quindi obbligata alla bonifica dell’area stessa.

Sono passati orma itre  anni dall’intervento della magistratura con Arpat e Forestale e la situazione è praticamente al punto di partenza senza che un solo  pezzo di terreno sia stato sottoposto a bonifica che pure tutti , Regione compresa, ritenevano prioritaria. Il comune di Vaglia e i cittadini devono  aspettare la sentenza del processo penale per aver diritto alla bonifica? Oppure la si può porre tra le priorità dell’agenda politica regionale  senza scomodare le “terre dei fuochi”?
LR

 

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