Home » Teleriscaldamento in Valdisieve e Valdarno

Teleriscaldamento in Valdisieve e Valdarno

di Leonardo Romagnoli

Teleriscaldamento in Valdisieve e Valdarno


 da ARPAT NEWS

Intervista a Toni Ventre, Responsabile del Servizio attività forestali e gestione ambientale dell’Unione di Comuni

Teleriscaldamento in Valdisieve e Valdarno

Dopo aver affrontato il tema del teleriscaldamento con l’intervista ad Elisabetta Gravano della Regione Toscana e con la presentazione dell’Osservatorio Ibionet, in questo numero riportiamo l’intervista a Toni Ventre, dal 2002 Coordinatore dell’Area gestione, difesa e uso del territorio e Responsabile del Servizio attività forestali e gestione ambientale dell’Unione di Comuni Valdarno e Valdisieve (UCVV). Avendo lui promosso la realizzazione del primo impianto di teleriscaldamento a biomassa legnosa in Toscana, gli abbiamo rivolto qualche domanda sull’esperienza dell’Unione in questo ambito.

L’Unione è competente riguardo alla gestione forestale del territorio e in questo ambito è il principale promotore dello sviluppo degli impianti di teleriscaldamento a biomassa di legno vergine. Ci può raccontare la storia degli impianti gestiti dal vostro Ente?

Nel 2002 in Toscana non vi erano ancora impianti di teleriscaldamento a biomasse legnose e l’allora ARSIA organizzò una visita in Val d’Ultimo (Alto Adige) presso i locali impianti a servizio di comunità rurali. Si può dire che la visita fu il seme che diede il via a tutto: nel nostro territorio ci si chiese subito come replicare, adattandola, l’esperienza altoatesina.

Le differenze ovviamente erano notevoli: in Val d’Ultimo, ad esempio, l’approvvigionamento degli impianti derivava per il 90% dalle segherie e per il 10% dall’utilizzazione forestale. Qui da noi, invece, dove le segherie sono residuali, interessava valorizzare e incentivare primariamente le utilizzazioni forestali di marginalità, rendere cioè convenienti quegli interventi selvicolturali fondamentali che spesso non vengono attuati per mancata convenienza di breve periodo. Stiamo parlando ovviamente non di tagli di boschi cedui, ma, ad esempio, dei diradamenti negli impianti di conifere giovani oppure degli interventi nei boschi di castagno per fitopatologie. Questo materiale, che non ha generalmente mercato, può facilmente andare in cippatura, con evidenti vantaggi anche in termini economici.

Impianto di RincineIl primo impianto è dunque quello diRincine-Londa (vedi immagine a fianco), che nasce nel 2004, per una potenza termica di 320 kw, a servizio di fabbricati pubblici per un totale di 4500 m3 di edifici.

Nel 2004 non esisteva in Toscana una cultura in materia di teleriscaldamento e l’impianto di Rincine fu proprio un’esperienza pilota, un banco di prova che servì anche a noi per costruire il percorso successivo, che ha portato alla realizzazione di altri 3 impianti. L’impianto divenne inoltre un punto di riferimento a livello nazionale per gli amministratori pubblici interessati allo sviluppo di reti di teleriscaldamento a biomassa legnosa.

Dopo questa prima esperienza, nel nostro territorio abbiamo cercato di capire la tipologia di impianto più adatta da sviluppare; nel 2007 la Regione inizia ad incentivare impianti medio piccoli (per una potenza massima di 1 MWt) per la produzione di energia termica e cogenerativa. Non esistendo di fatto in quegli anni tecnologie sufficientemente affidabili in grado di garantire una cogenerazione efficiente per impianti di questa taglia, la scelta dell’Unione – condivisa anche con la Regione Toscana – va verso piccoli impianti termici.

Nascono così gli altri 3 impianti:

  • Pomino, nel Comune di Rufina (2010), affidato in gestione ad un soggetto privato,
  • Castagno (2011), gestito dall’Unione stessa come quello di Rincine,
  • Vallombrosa (2012), gestito dall’Ufficio territoriale per la Biodiversità di Vallombrosa.

Sul nostro territorio ci sono poi altri due impianti pubblici (uno a Londa, a servizio esclusivo di una scuola, e uno a San Godenzo, realizzato dall’amministrazione comunale nel 2009) e due impianti di cogenerazione privati mediante gassificazione del legno (a Reggello e presso l’azienda Frescobaldi alle Sieci).

È chiaro che il vostro territorio ha fatto della valorizzazione energetica delle biomasse forestali un obiettivo fondamentale. Quale è stata dunque la strategia di intervento nella filiera bosco-energia?

Il fattore che ci ha guidati nel nostro percorso è senz’altro quello della sostenibilità ambientale, economica e sociale e cioè nella ricerca di benefici diretti per il territorio e la sua comunità.

In questo senso abbiamo già detto della nostra scelta di valorizzare gli interventi selvicolturali economicamente sostenibili che creino opportunità di lavoro per le imprese boschive e agroforestali locali.

Per garantire benefici effettivi in termini economici, sociali ed ambientali è stato fondamentale partire da un’adeguata analisi di fattibilità, che individuasse le zone e comunità adatte in cui andare a realizzare impianti veramente a servizio della comunità.

I criteri dunque con cui noi abbiamo compiuto gli investimenti sono stati:

  • la priorità per impianti medio-piccoli e in ogni caso commisurati all’assorbimento termico e a maggiori garanzie per approvvigionamento locale,
  • l’applicazione di filiere corte e locali, a garanzia anche di una bassa incidenza di “energia grigia”,
  • il coinvolgimento delle comunità sia in quanto utenze che come soggetti che garantiscono l’approvvigionamento
  • la scelta di zone non metanizzate.

Deposito di cippato a PominoIl materiale necessario ad alimentare i nostri impianti, pubblici e privati, proviene esclusivamente dai nostri territori, a garanzia di una filiera totalmente locale: a Pomino il cippato proviene dall’azienda Frescobaldi e da scarti di segheria (a fianco l’immagine del deposito di cippato dell’impianto di Pomino), a Vallombrosa si tratta di materiale proveniente interamente dalle utilizzazioni forestali svolte dal Corpo forestale locale e a Castagno e Rincine il cippato è prodotto dal nostro Ente.

Ha parlato di sostenibilità economica: a distanza di diversi anni dalla costruzione del primo impianto, come potete valutare i risultati ottenuti in questi termini?

Trattandosi di una pubblica amministrazione, abbiamo optato per l’applicazione di una tariffa alle utenze private tale da garantire un risparmio del costo energetico per le famiglie rispetto alla situazione precedente alla costruzione degli impianti: a Pomino, ad esempio, dove prima si spendeva in media 2500 euro all’anno per scaldarsi, oggi, a distanza di 8 anni, le famiglie vanno a spendere oltre il 30% in meno, con un evidente vantaggio economico in un periodo di grave crisi come quello in corso.

Alle famiglie, inoltre, sono state riconosciute ampie garanzie nel contratto stipulato in merito ai meccanismi di aumento delle tariffe nel tempo.

A Rincine, dopo 13 anni dall’avvio del teleriscaldamento e la sostituzione del gasolio con il cippato, si può quantificare il risparmio in termini di costo del combustibile del 75%.

Quando si parla di sostenibilità economica non si può non parlare, però, del tema degli incentivi che in Toscana, come in Italia, non aiuta lo sviluppo efficiente di questi sistemi di riscaldamento e non li rendono sempre economicamente vantaggiosi.

A livello nazionale infatti è stato fino ad oggi incentivato prevalentemente l’elettrico a discapito del termico che beneficia da una parte del credito di imposta, a favore degli utenti solo se residenti in certe fasce climatiche, nella misura di circa 21,95 euro/MWh di sconto, e dall’altra dei certificati bianchi, a favore dei gestori, ma solo per i primi 5 anni di attività.

Per una pubblica amministrazione è evidente che il ritorno di un investimento di questo tipo è apprezzabile solo a lungo termine, questo però non dovrebbe scoraggiare altre esperienze di questo tipo e in tal senso speriamo che i nostri impianti possano essere di esempio e di stimolo.

Il territorio dell’Unione è caratterizzato da una forte cultura del bosco e l’uso del legno a fini termici è ampiamente diffuso: come sono cambiate a tal proposito le abitudini a seguito della nascita del teleriscaldamento?

Sì, in ambienti rurali come il nostro, l’uso della legna per produrre energia termica attraverso tecnologie a basso rendimento (camini aperti, stufe, etc.) è molto frequente e per questo, a Pomino ad esempio, abbiamo ottenuto l’autonomia dai combustibili fossili, che prima dell’impianto rappresentavano il 75% dell’approvvigionamento, con un piccolo incremento della legna prima utilizzata (da 400 a 600 tonnellate annue in forma di cippato).

Questo ha significato eliminare totalmente i combustibili fossili con grande orgoglio e soddisfazione per le comunità locali oltre che ad un evidente efficientamento energetico.

Quale è il ruolo della partecipazione sociale nello sviluppo della vostra filiera?

In un momento di forte diffidenza verso la pubblica amministrazione, abbiamo voluto scommettere su una sostenibilità, oltre che economica ed ambientale, anche sociale. Abbiamo dunque intrapreso un percorso partecipato che coinvolgesse tutti i soggetti interessati, dai cittadini, alle imprese boschive, alle aziende agricole e associazioni, a partire dal momento dell’ideazione del progetto.

Questo percorso, che ci ha visti organizzare e gestire numerosi incontri pubblici, ha permesso di creare un rapporto di fiducia reciproca tra amministrazione e cittadini, tale da scongiurare forme di opposizione ed effetto Nimby (not in my backyard- non nel mio giardino).

Canna fumaria impianto di PominoSi pensi che a Pomino l’area dove sorge l’impianto non era quella inizialmente prevista in fase progettuale, ma è stata cambiata, per venire incontro alla comunità locale che non era d’accordo sul luogo scelto. (nell’immagine a fianco una veduta dall’esterno dell’impianto di Pomino)

Nonostante tutte le caldaie installate garantiscano emissioni a norma, a tutela e rassicurazione della comunità gli impianti sono stati dotati di sistemi di abbattimento delle polveri (a Pomino c’è un filtro elettrostatico, a Castagno un filtro a maniche e a Vallombrosa uno “a umido”), in alcuni casi anche eccessivi per la tipologia e potenza dell’impianto in questione.

Oltre 140 famiglie di Pomino e Castagno hanno firmato e pagato un contratto di allacciamento alla rete prima che l’impianto fosse costruito: questa credo sia una forte dimostrazione di fiducia da parte dei cittadini nei confronti dell’amministrazione, resa possibile rendendo le famiglie e le comunità locali interessate partecipi e protagoniste di tutte le scelte compiute dall’ente dalla progettazione alla realizzazione.

È infatti importante aggiornare gli interessati, cittadini in primis, anche sulle cose più noiose, come l’iter della procedura o lo stato di avanzamento dei lavori, ma che hanno comunque un impatto sulla realizzazione e la gestione.

In buona sostanza la partecipazione e la condivisione delle scelte con le comunità locali fanno sì che interventi di valenza ambientale di per sé rilevante assumano anche un importante ruolo aggregante tra i cittadini e tra questi e l’amministrazione locale di cui abbiamo un grande bisogno.

Potrebbe anche piacerti

Mostra/Nascondi Podcast Player
-
00:00
00:00
Update Required Flash plugin
-
00:00
00:00