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Scuola – Il commissariamento imposto dal Governo alla Regione Toscana minaccia i territori

di Leonardo Romagnoli

Riceviamo e pubblichiamo


Il commissariamento imposto dal Governo alla Regione Toscana, sul piano di dimensionamento degli istituti scolastici, non è un atto neutro o tecnico, ma un atto che va ad incidere sulla sostanza della qualità dell’istruzione, danneggiando i territori peggio collegati e schiacciando la scuola pubblica su una dimensione di stentata sopravvivenza.

Mentre accade questo, i finanziamenti alle scuole private continuano invece a fluire con grande generosità, quelli sì indifferenti al calo demografico. Anziché intervenire sulle vere emergenze della scuola pubblica – le classi pollaio, gli stipendi inadeguati agli insegnanti, le strutture fatiscenti, la carenza di personale – il governo continua a fare cassa sull’istruzione, immaginando “regalie” come bonus e incentivi per la scuola privata, spesso a beneficio di cordate amiche che perseguono lo stesso progetto.

Così la scuola smette di essere, come previsto dalla Costituzione, uno strumento di emancipazione sociale e si trasforma in una struttura che non apre possibilità ma le chiude, dove ai figli degli umili viene implicitamente detto qual è il loro posto nel mondo, che non c’è spazio per le loro speranze, per i loro sogni.

Oggi, al posto della professoressa di quella celebre lettera, c’è un ministro che, mentre rende la scuola sempre più classista, tiene anche gli insegnanti in una condizione di povertà e precarietà.

Questa è la sostanza della scuola contro cui lottava Don Milani, quella denunciata proprio nella Lettera a una professoressa: una scuola che “fa parti uguali fra diseguali”, che seleziona, espelle e umilia chi parte svantaggiato, trasformando il merito in un alibi morale per l’ingiustizia sociale.

Ai cantori ministeriali del falso merito, che guarda caso premia solo chi parte avvantaggiato, non ci stancheremo mai di ricordare che la scuola che seleziona non è scuola, è l’ospedale che cura i sani e respinge i malati. La scuola deve stare dalla parte degli ultimi perché il suo compito è rendere tutti i suoi scolari cittadini liberi, capaci di orientarsi nel mondo, di pensare criticamente, e quindi è nell’aiutare chi parte svantaggiato ad emanciparsi, a migliorare la propria condizione materiale e spirituale, come dice la Costituzione, che si misura se la scuola è davvero scuola. È nel rinunciare a questo compito, invece, che la democrazia muore davvero.

Istituzione Don Milani

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