A Scarperia e San Piero, nel 2024, le imprese hanno dovuto lavorare 191 giorni all’anno solo per pagare le tasse, con il cosiddetto “tax free day” – il giorno in cui si smette di lavorare per il fisco e si inizia a guadagnare per sé – che è caduto il 9 luglio. È questo uno dei dati più significativi emersi dalla settima edizione dell’Osservatorio CNA “Comune che vai fisco che trovi”, presentato a Roma.
La pressione fiscale complessiva, misurata attraverso il Total Tax Rate (TTR), si è attestata al 52,1% del reddito d’impresa, un valore più basso rispetto alla media nazionale, che si ferma al 52,3%, e sensibilmente più contenuto rispetto a Firenze, dove il TTR tocca il 54,4% e il tax free day slitta al 17 luglio, ovvero otto giorni dopo.
Il dato, pur rimanendo alto, segna un miglioramento rispetto agli anni precedenti: -0,5% rispetto al 2023 e -8,9% rispetto al 2019, segno che nel Mugello qualcosa si sta muovendo nella giusta direzione.
Come si compone il carico fiscale a Scarperia e San Piero
Nel dettaglio, la tassazione nel comune si distribuisce in questo modo:
- 37% tra erario e contributi IVS (Invalidità, Vecchiaia e Superstiti),
- 1% tasse regionali,
- 14,1% tasse comunali, tra cui IMU e tassa sui rifiuti.
Il peso fiscale rimane dunque rilevante, ma il sistema locale mostra una certa capacità di tenere sotto controllo la pressione rispetto ad altri territori.
Un contesto nazionale difficile, ma con segnali positivi locali
Lo studio CNA, che prende come riferimento un’impresa-tipo (individuale, con laboratorio artigiano da 350 mq e negozio da 175 mq, 5 dipendenti e un reddito annuo da 50mila euro), offre una fotografia attendibile del peso fiscale reale che grava sulle micro e piccole imprese italiane. Tra imposte nazionali (IRPEF, IRAP), addizionali regionali e comunali, IMU, tassa rifiuti e contributi previdenziali, le aziende si trovano spesso a lottare per mantenere margini di profitto sostenibili.
Raffaele Cacciapuoti, presidente di CNA Mugello, ha sottolineato che, sebbene la pressione a Scarperia e San Piero sia leggermente inferiore alla media, il problema resta strutturale: «Oltre la metà del reddito d’impresa viene assorbito dal fisco. È una zavorra per la competitività, che frena investimenti e sviluppo». L’appello dell’associazione è chiaro: un fisco più equo, semplice e stabile, che permetta alle imprese di pianificare e crescere.
Anche il direttore generale di CNA, Lorenzo Cei, insiste sulla necessità di semplificare il sistema fiscale, ancora troppo complesso: «La direzione delle riforme è giusta, ma serve completare il percorso e soprattutto evitare continui cambiamenti normativi, che generano solo incertezza».
Politiche locali più efficaci: il ruolo dell’amministrazione comunale
Un ruolo positivo, in questo contesto, lo ha giocato anche l’amministrazione comunale di Scarperia e San Piero. Secondo il sindaco Federico Ignesti, i contributi legati alla fusione dei comuni e l’impegno nella lotta all’evasione fiscale hanno permesso di sviluppare politiche capaci di mantenere una tassazione più contenuta rispetto a quella fiorentina.
«I valori IMU sono ancora quelli del 2014», ricorda Ignesti, segnalando un’attenzione costante alla tenuta del carico fiscale. Ma aggiunge anche un monito: «Quando vengono tagliate le risorse a livello nazionale, per i comuni diventa molto difficile impostare politiche che davvero tutelino lavoro e investimenti».
Una pressione che resta elevata, ma con margini di miglioramento
Nonostante il miglioramento, il quadro rimane comunque impegnativo per le imprese locali. Pagare oltre la metà dei propri guadagni in tasse e contributi continua a essere un ostacolo alla crescita e all’attrattività del territorio. Tuttavia, il fatto che Scarperia e San Piero riesca a posizionarsi meglio rispetto ad altri contesti più grandi come Firenze, è un segnale incoraggiante, che evidenzia la possibilità concreta di fare politiche fiscali più sostenibili anche a livello locale.
In definitiva, il tax free day del 9 luglio non è solo una data simbolica, ma uno specchio di quanto ancora le imprese siano costrette a “correre” prima di iniziare a guadagnare davvero. Ma è anche un indicatore utile per comprendere dove e come si possono attivare leve di miglioramento, affinché la fiscalità non sia più una barriera allo sviluppo, ma uno strumento equilibrato a sostegno dell’economia reale.

