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Rossi sulla Tav in Consiglio Regionale

di Leonardo Romagnoli

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Il presidente della Giunta regionale, nella comunicazione al Consiglio, ha ricostruito le vicende che hanno portato alla riorganizzazione del settore di Valutazione di impatto ambientale (Via) e ha precisato quali sono i punti stabiliti per il riutilizzo del materiale di scavo

Firenze – “Se le opere per l’Alta velocità dovessero partire, queste dovranno seguire le prescrizioni irrinunciabili della nostra Valutazione di impatto ambientale”. Lo ha detto il presidente della Giunta regionale, Enrico Rossi, in apertura della comunicazione sugli sviluppi dell’inchiesta sull’Alta velocità in Toscana, richiesta dai consiglieri di opposizione. Nel corso della comunicazione, inoltre, Rossi ha risposto a due interrogazioni collegate, una presentata dai consiglieri di FdI Giovanni Donzelli, Paolo Marcheschi e Marina Staccioli e l’altra presentata dal solo Donzelli.
Il presidente Rossi ha affermato che “la mia fiducia nel direttore generale della presidenza, Antonio Barretta, come più volte ripetuto e apparso sulla stampa, è ben riposta e completa”. E ha precisato che “le motivazioni per la sostituzione dell’archietetto Zita da responsabile del settore Valutazione di impatto ambientale (Via) sono state espresse in modo autonomo” dallo stesso Barretta. Nello specifico, ha riferito Rossi, l’architetto Zita, “nonostante fosse stato espressamente richiamato a non farlo, ha incluso come metodo, nella Via, oltre alle opere di mitigazione anche quelle compensative, invadendo così un campo prettamente politico”. Inoltre “il direttore generale Barretta ha contestato verbalmente all’architetto Zita le modalità di gestione del nucleo regionale di Via”, poiché “consentiva la partecipazione alle riunioni a soggetti estranei al nucleo stesso”. Infine, l’architetto Zita, “in data 30 maggio 2012, si rivolgeva in modo offensivo al direttore generale Barretta e all’amministrazione regionale”.
Secondo Rossi, le ragioni esposte “sono più che sufficienti per un atto dirigenziale che non ha bisogno, per legge regionale, di nessuna motivazione”. E ha aggiunto “di questo atto del direttore generale me ne assumo tuttavia la piena responsabilità politica, avendo più volte rappresentato il mio disappunto per l’invadenza di Zita sul terreno della politica e per i ritardi che caratterizzavano la tenuta dell’ufficio”.
Il presidente della Giunta ha quindi ricordato: “Nel mio ruolo e nelle mie prerogative decisi di assumermi la responsabilità diretta della delega di Via, sia per il carattere trasversale ai vari assessorati sia per il peso che questa delega comporta in relazione alle scelte che questa legislatura regionale ha deciso di assumere soprattutto in materia di infrastrutture”.
Rossi ha precisato, inoltre, che l’architetto Zita è stato rimosso dal suo incarico dopo 18 anni e che l’ufficio Via, in quel momento, aveva 24 procedimenti aperti, “dei quali ben 15 avevano i termini di conclusione scaduti anche da anni, sebbene questi siano stabiliti per legge in 150 giorni”. Ad oggi, dopo aver affidato l’incarico alla dottoressa Paola Garvin nell’agosto 2012, “non c’è nessun procedimento di Via aperto di cui siano scaduti i termini”, ha aggiunto. E a proposito della dottoressa Garvin, Rossi ha specificato che “è stata destinata in quel ruolo a seguito di un bando pubblico aperto a tutti i dirigenti regionali”, anche se non esistevano vincoli di questa natura, e ha ricordato i requisiti richiesti: laurea, dirigente a tempo indeterminato con esperienza quinquennale, conoscenza di procedure di valutazione, capacità relazionale, autorelevolezza nella gestione dei rapporti istituzionali e competenze giuridiche.
Rossi ha poi affrontato le domande delle interrogazioni riguardanti “i rapporti tra il dottor Barretta, la dottoressa Garvin e la società Italfer”, ricordando che il dottore Barretta “non ha mai avuto nessun contatto con la dottoressa Lorenzetti (l’ex presidente dela regione Umbria, ndr)”. “Appare invece del tutto normale”, ha aggiunto, “che, non in sede valutativa, ma in sede di confronto e approfondimento, sia il dottor Barretta che la dottoressa Garvin abbiano avuto incontri e scambi di informazioni con gli esponenti di Italfer, Enel e Rfi, proponenti e progettisti delle opere”. L’obiettivo perseguito “dal direttore generale e dalle strutture regionali – Arpat compreso – “, ha continuato il presidente della Regione, “è sempre stato quello di identificare la migliore soluzione ambientale, applicando la normativa senza fare sconti a nessuno e nell’assoluto interesse pubblico”.
Circa “il merito dei nostri pareri, espressi sui materiali di scavo derivanti dal cantiere Tav a Firenze, i miei approfondimenti”, ha detto Rossi, “non di natura tecnica ma sostanziali, mi portano ad affermare l’assoluta certezza della coerenza del giudizio di Via espresso sia ad aprile 2012, quando l’ufficio era diretto da Zita, sia ad ottobre, quando l’ufficio era già affidato alla dottoressa Garvin”. Rossi ha precisato che “non c’è stato nessun cambiamento di valutazione” e che i residui di scavo da dirottare a Cavriglia per la realizzazione della collina nell’area Enel “hanno avuto una sistematica verifica di rispondenza alle caratteristiche previste per i terreni a destinazione residenziale e verde pubblico”. In questo senso ha sottolineato che “le terre derivanti da scavi tradizionali, cioè ruspe, devono essere sottoposte a controlli e solo dopo conferite” mentre per quelle derivanti dagli escavi della talpa, arricchite di addittivi, “il nostro parere prevede che sia presentato al ministero dell’ambiente un piano di trattamento al fine del quale il materiale sarebbe stato costantemente controllato da Arpat. E solo in caso di esito positivo sarebbe stato trasferito a Cavriglia”. Rossi ha inoltre ricordato che solo “in questi giorni abbiamo ricevuto il piano di utilizzo che Enel ha presentato e il ministero ha approvato”. Un piano che, secondo il presidente della Giunta, “non recepisce in modo esauriente il nostro parere”. Manca, infatti, la fissazione dei limiti di concentrazione dei tensioattivi e dei glicoli e non è chiaro “in modo univoco” che solo il materiale “trattato compatibile con la tabella A può essere collocato nella collina”. Queste precisazioni, ha affermato Rossi, “per noi sono irrunciabili” e a questo proposito ha annunciato di aver chiesto, più volte, un incontro chiarificatore con il ministero. “E se l’opera dovesse partire”, ha chiarito, “il nostro comportamento sarà coerente con il rispetto dei punti delle nostre prescrizioni”.
Rispetto alle ultime domande dell’interrogazione del consigliere Donzelli “rispondo con i fatti: il giorno 18 giugno 2012 il dottor Barretta ha comunicato all’architetto Zita che da lì a poco sarebbe stato avvicendato. Subito dopo Barretta venne a sapere che Zita riunì il personale del suo settore per informarlo del prossimo trasferimento. È probabile, quindi, che ci sia stato il tempo perché la voce si diffondesse anche a Roma”. Rispetto alla richieste del 25 luglio, “rivoltemi dall’ingegner Bellomo, la mia agenda registra come ‘lasciare a candire’ nel significato proprio del termine”.
“In ogni caso”, ha concluso, “anche solo supporre che io mi sia lasciato condizionare da pressioni derivanti dall’ex presidente dell’Umbria è un concetto assai ardito per chi anche solo un po’ mi conosce”. (lm)

 

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