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Risarcimenti milionari richiesti da alcune vittime del Forteto, anche ai comuni

di Leonardo Romagnoli

 

Alcune vittime del Forteto hanno presentato dei  ricorsi per chiedere indennizzi milionari dopo la condanna di Fiesoli. Almeno cinque cause civili (alle quali se ne aggiungerà nei prossimi giorni un’altra) per il risarcimento dei danni subiti sono state già presentate al tribunale di Genova per le inadempienze giudiziarie e chiamano in causa il governo italiano, oltre che alcuni comuni del Mugello (e non solo) per le loro responsabilità nei servizi sociali.

Nei mesi scorsi 16 ricorsi erano stati presentati anche alla Corte europea dei diritti dell’uomo da persone che, a causa delle sopraggiunte prescrizioni, non avevano potuto partecipare al procedimento penale scaturito con l’inchiesta del 2011. E che quindi si rivolgono alla Corte europea, che già conosce il caso Forteto dopo la sentenza del 2000 che condannò lo Stato italiano su ricorso di una madre che denunciò l’impossibilità di vedere i propri figli, affidati a coppie di quella comunità.

I ricorsi a Genova citano in giudizio la Presidenza del Consiglio perché prendono di mira le “inadempienze” dello Stato italiano e della Magistratura, in particolare al tribunale dei minori di Firenze (per questo la Procura competente è quella del capoluogo ligure). Altre richieste sono rivolte ai Comuni di Vicchio, di Dicomano (oltre a quello di Castelfranco di Sotto e Santa Maria a Monte) e alla Asl Toscana centro per le responsabilità che hanno nella gestione dei servizi sociali.

“Per la prima volta – ha sottolineato l’avvocato Marchese, storico difensore dell’Associazione vittime del Forteto – sono state effettuate delle perizie sulle vittime, da cui sono emersi danni gravissimi, permanenti e irreversibili”. Per ogni caso sarebbero così stati richiesti fino a due milioni di euro di risarcimento.

Il sesto ricorso genovese riguarda una madre che ha scontato una pena di oltre quattro anni di carcere in seguito alle accuse della figlia che la  identificò come responsabile di averla consegnata a presunti pedofili. E’ stato poi scoperto  che la bambina era stata costretta a dichiarare il falso come appurato da un sentenza dell’ottobre  2020 e per questo la donna chiede un risarcimento.

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