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Medici di famiglia, la riforma cambia l’assistenza nel Mugello

di Leonardo Romagnoli

La riforma della medicina generale prende forma e punta a modificare in modo concreto il rapporto tra cittadini e servizi sanitari. Ad aprile 2026 il ministro della Salute Orazio Schillaci ha presentato un piano destinato a incidere sull’organizzazione dell’assistenza territoriale. Il decreto attuativo potrebbe arrivare già a maggio, aprendo una fase di transizione che interesserà anche il Mugello.

Cosa non cambia per i cittadini

Un punto resta fermo: la libertà di scelta del medico di famiglia. I cittadini continueranno a scegliere il proprio medico, mantenendo quel rapporto diretto che negli anni ha rappresentato la base della medicina territoriale. Non viene messa in discussione neppure la presenza capillare sul territorio.

Case della Comunità al centro del sistema

Il cambiamento più evidente riguarda il luogo in cui si ricevono le cure. Le Case della Comunità diventano il fulcro dell’assistenza, con medici di famiglia presenti per più ore rispetto agli attuali ambulatori, anche nei fine settimana.

Questo significa una maggiore continuità: meno attese, meno interruzioni e una gestione più stabile dei bisogni sanitari quotidiani.

Servizi concentrati e meno spostamenti

All’interno delle nuove strutture non ci sarà solo il medico. Specialisti, infermieri, psicologi e personale amministrativo lavoreranno nello stesso spazio. L’obiettivo è ridurre i passaggi tra uffici e ambulatori diversi, una delle criticità più frequenti segnalate dai cittadini.

Prevenzione e gestione delle cronicità

La riforma spinge su un altro fronte: la prevenzione. I medici saranno chiamati a seguire in modo più strutturato i pazienti cronici e a promuovere controlli periodici. Non solo cura della malattia, ma monitoraggio continuo.

Digitalizzazione e meno burocrazia

Telemedicina e sistemi digitali entrano stabilmente nel lavoro quotidiano. L’obiettivo è ridurre il tempo dedicato alla burocrazia, liberando spazio per le visite e il rapporto diretto con i pazienti.

Come cambia il ruolo dei medici

Il nuovo modello introduce due possibilità:

  • Convenzione riformata, simile a quella attuale ma con obblighi più stringenti, tra cui presenza nelle Case della Comunità e lavoro in équipe
  • Dipendenza pubblica volontaria, con la possibilità di entrare direttamente nel Servizio Sanitario Nazionale

Una scelta che potrebbe ridefinire nel tempo l’intera categoria.

Nuovi criteri di pagamento

Cambia anche il sistema di retribuzione. Non conterà più solo il numero di pazienti, ma soprattutto i risultati raggiunti: prestazioni, presa in carico dei casi complessi, attività di prevenzione.

Secondo le stime del ministero, il nuovo modello potrebbe portare a un incremento degli stipendi, con cifre più alte rispetto agli attuali livelli medi.

Le altre novità previste

Tra le misure in discussione:

  • una scuola di specializzazione universitaria per la medicina generale
  • estensione dell’assistenza pediatrica fino ai 18 anni
  • tutela dei contributi previdenziali per i medici

Reazioni contrastanti

La riforma divide. Alcune Regioni mostrano sostegno, mentre i sindacati dei medici parlano di un progetto difficile da applicare e con rischi organizzativi. Più prudente la posizione della Società Italiana dei Medici di Medicina Generale, che chiede risorse e personale adeguato per rendere operative le nuove strutture.

Quando partirà il cambiamento

L’attuazione sarà graduale nel corso del 2026, legata anche allo sviluppo delle Case della Comunità finanziate dal PNRR. Il testo resta ancora oggetto di confronto tra Governo, Regioni e categorie professionali.

Cosa significa per il Mugello

Per i cittadini del territorio, il passaggio sarà concreto: più servizi concentrati in un unico luogo, orari più ampi e maggiore integrazione tra professionisti. Resta però da capire come la riforma verrà applicata localmente e con quali tempi effettivi.

Intanto Il Codacons lancia la campagna “Non toccate il medico di famiglia” contro la riforma del ministro Orazio Schillaci.
L’associazione difende il ruolo dei medici di base, ritenuti essenziali per cittadini e pazienti fragili.
Critiche al rischio di burocratizzazione e perdita del rapporto diretto medico-paziente.
Le Case della Comunità sono viste come utili solo se realmente funzionanti e dotate di risorse.
Richiesto un confronto con le istituzioni per rafforzare la sanità territoriale senza indebolirla.


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