Preoccupazione di Confcommercio per il prossimo Natale in Mugello

MUGELLO, PIÙ CHE UN ‘BIANCO NATALE’ SARÀ UN ‘NATALE IN BIANCO’

Fortissima la preoccupazione della Confcommercio, che parla della difficile situazione economica attraverso il presidente della delegazione Dario Cenci.

“Dopo una buona ripresa estiva, che ci aveva lasciato sperare, da metà settembre i consumi sono tornati a scendere in picchiata. Questa seconda ondata proprio non ci voleva, rischiamo di perdere anche il beneficio dei consumi natalizi, che sono i più importanti dell’anno, per le famiglie come per le imprese”. Il presidente della delegazione Confcommercio Dario Cenci esprime così la preoccupazione dei colleghi imprenditori per la difficile situazione economica creata dall’emergenza sanitaria.

“Già mettevamo in conto di non poter recupere quanto perso nei mesi di lockdown totale, ma a peggiorare le cose ora ci si è messo anche il clima di forte instabilità politica ed economica che si respira in Italia”, prosegue Cenci. “Di Dpcm in Dpcm siamo sempre più disorientati, noi come i cittadini. E lo sconforto ora si unisce all’amarezza e alla rabbia, perché gli effetti di questa crisi per ora gravano solo sulle spalle delle imprese, soprattutto di quelle del terziario: siamo presi come bancomat, ci chiedono di stringere la cinghia, non ci consentono di lavorare, però ci impongono di pagare gli stessi oneri. Che senso ha fare impresa in un paese che ti costringe a fare il mutuo per pagare le tasse? Se noi chiudiamo perderanno lavoro anche tanti dipendenti…”.

La situazione, con la Toscana in zona rossa, si è perfino aggravata: “alcune attività sono state costrette alla chiusura, come i negozi di abbigliamento e di calzature per adulti (e questi senza neppure poter godere dei ristori!), le gioiellerie, i centri estetici, gli ambulanti del settore non alimentare. Ci permettono di fare shopping on line e consegne a domicilio, ma sono gocce nel mare perché vincere lo strapotere delle grandi piattaforme internazionali dell’ecommerce è praticamente impossibile”. Necessaria, quindi l’alleanza con i consumatori: “fare acquisti è un atto politico, se non voglio che la mia città si desertifichi devo servirmi dei negozi di vicinato perché altrimenti quando anche l’ultima serranda si sarà abbassata, e l’ultima insegna della strada si sarà spenta, sarà anche colpa mia. Ma ancora in pochi, purtroppo, ci pensano. In Mugello c’è una realtà un po’ diversa, la gente è affezionata alle proprie botteghe, si ragiona ancora con un forte senso di appartenenza alla comunità. È da qui che dobbiamo ripartire”.

C’è poi il capitolo dei sostegni: “i contributi o non sono arrivati o sono stati veramente esigui. Ma più che di sostegni noi abbiamo bisogno di lavorare e ci domandiamo quanto possa essere pericoloso per la trasmissione del Covid un negozio con gli ingressi contingentati che adotta tutte le misure per garantire la sicurezza ai propri clienti. Di certo non può esserlo quanto un grande supermercato, che invece può restare aperto”.

“La salute è un bene di primaria importanza, su questo siamo tutti d’accordo, ma lo sono anche il lavoro e i sacrifici che ci sono dietro a un’attività”, afferma il presidente della Confcommercio mugellana, “c’è una forte ingiustizia dietro a questa pandemia: gli sforzi sono richiesti a tutti, ma in misure diverse, la scelta delle attività da lasciare aperte e quelle da chiudere non è stata razionale, fa capire quanto la politica sia distante dalla realtà. Cosa vuol dire “attività non essenziali”? Dietro a ogni attività non essenziale c’è un imprenditore che ha creduto in quell’idea, che ha investito e che ha creato posti di lavoro. È imbarazzante notare come il governo non percepisca l’importanza delle imprese, che generano lavoro e producono ricchezza. Che voglia disfarsene?”.

 

 

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