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Pino Romano … a noi

di Leonardo Romagnoli

pino

 

Il Pino “saluto” romano. La politica delle sciocchezze botaniche

 

Da qualche giorno il Corriere Fiorentino si diletta nel prendere di mira alcune opere di rifacimento di piazze in provincia di Firenze con conseguente abbattimento di alberi , quasi sempre pini domestici o romani(pinus pinea) . Ci sono  le comprensibili proteste di cittadini che vedono sparire un patrimonio di alberi  con cui hanno convissuto per anni senza  capire o riuscire a intravedere il progetto futuro e c’è chi  parla di “onerosi percorsi di presunta riqualificazione degli spazi urbani di cui francamente si stenta a capire ragioni e urgenza” e si addentra in un’analisi  che lascia perlomeno perplessi( non parliamo dei progetti singoli sui quali non abbiamo elementi per pronunciarci).   Il professor Enrico Nistri in un fondo nostalgico  li vede addirittura come l’operato di comunisti figli di mezzadri. E non  è una battuta .

“In provincia di Firenze le piazze dei centri minori sono d’impronta umbertina o proto novecentesca. Con i loro filari di alberi allineati e coperti, con le loro aiuole squadrate, con i loro monumenti ai caduti evocano aspirazioni al decoro di un ceto di notabili soppiantato in questo dopoguerra dalla nuova classe dirigente espressa dal PCI e formata spesso da figli e nipoti di mezzadri. Il restyling architettonico può costituire l’alibi per un restyling di natura anche politica. Rientra in questo  quadro anche il frequente taglio di alberi, non sempre giustificato dalla vetustà degli esemplari o da eventuali patologie. Il mezzadro non ha mai amato le piante che facevano ombra alla coltivazione . “Albero senza frutto, taglialo tutto” suggeriva un crudele motto del vecchio mondo contadino. Nè meraviglia che in questa “pulizia botanica” il pino romano sia spesso la prima vittima. Questo aristocratico albero di bonifica viene spesso sostituito da lecci o aceri col pretesto che non è una pianta autoctona. Peccato che , con questa logica, anche la specie umana dovrebbe auto sopprimersi, visto che prima di essa la terra era popolata da mammut e pterodattili. Il che, a giudicare dalle realizzazioni  di molti suoi figli, laureati in architettura e non , non sarebbe poi una tragedia”(E.Nistri – Corrierefiorentino 31.7.13)
Ho definito questo pezzo nostalgico in realtà è anche peggio così intriso di classismo e disprezzo per i mezzadri e non velato amore  per quel ceto di notabili che governava questi paesi tra le due guerre.  Vorrei solo far notare che questi “ comunistacci” in molti casi a queste piazze non solo non hanno tagliato gli alberi ma non hanno cambiato neppure il nome (Umberto I° non certo un rivoluzionario).
Oltre a questo aspetto politico sconcertante  nell’articolo ci sono una serie di sciocchezze botaniche  che un mezzadro non scriverebbe e chi ha convissuto con qualche pino vicino a casa conosce benissimo. Se si circola anche lungo qualche strada provinciale non è difficile trovare alcuni di questi alberi pericolosamente inclinati o addirittura ribaltati. La discussione comunque si è svolta in molti paesi ,anche a Borgo San Lorenzo, ad esempio,  con il rifacimento di V.le Pecori Giraldi (altro noto rivoluzionario) ma in nessun caso è stato mai parlato di piante non autoctone come giustificazione per la loro sostituzione. Nistri sa benissimo che con questo ragionamento pochi alberi resterebbero in piedi nelle aree verdi per non parlare del cipresso simbolo della Toscana.  La valutazione è unicamente legata alla sicurezza e agli interventi di riqualificazione che si vogliono fare.
“La diffusione del pino in ambienti antropizzati, soprattutto lungo le arterie stradali principali, è

avvenuta in un periodo in cui le implicazioni sulla circolazione veicolare erano pressoché minime e le

tipologie di manto stradale poco interferivano con gli apparati radicali degli alberi. È evidente come, attualmente, lo spazio a disposizione degli alberi è spesso insufficiente, in quanto l’apparato radicale è costretto, quasi fino al colletto, dall’asfaltatura o dalla costruzione di cordoli e manufatti vari(…)Con il tempo, crescendo, i pini messi a dimora in situazioni come quelle sopra citate hanno manifestato una serie di problematiche significative anche dal punto di vista della stabilità: Danni all’asfalto e ai marciapiedi per lo sviluppo superficiale delle radici, danni ad abitazioni e altri  manufatti scalzati dalle radici.”. Oltre a questo ci sono i cedimenti per ribaltamento della zolla , facile rottura di rami appesantiti da neve o pioggia,” cedimenti improvvisi al termine del ciclo di vita, peraltro abbastanza breve e comunque prima del decadimento fisiologico”.(Verifica dei Pinus Pinea a Roma)
Per molti anni a Borgo San Lorenzo, pur di non privare il viale della sua alberatura sono stati fatti lavori di “limatura “ delle radici sporgenti con rifacitura dell’asfalto. Il risultato durava un anno  con il rischio di indebolire l’apparto radicale e quindi di mettere in crisi la stabilità della pianta. Si sono spesi migliaia di euro che potevano essere risparmiati con un intervento sostitutivo  con essenze che hanno un diverso apparato radicale che non interferisce con marciapiedi e abitazioni. Su questo posso anche raccontare un’esperienza personale. Davanti alla  casa  dove abito adesso al momento della sua costruzione negli anni 60 era stato piantato un Pino Romano che era diventato enorme e faceva ombra a tutta la casa. Quando seppi che lo volevano abbattere ero quasi dispiaciuto finchè il dottore forestale mi fece notare che il bell’alberello stava infilando le sue radici sotto le fondamenta della casa quindi o tagliare la radice con conseguente pericolo di stabilità o sacrificare il “povero pino” e piantare un altro albero “ non autoctono”. Così è stato. In qualche anno l’albero è cresciuto e fornisce ombra alla casa e rifugio a tanti uccelli.

Infine il  Pinus non rientra neppure nella categoria “albero senza frutto” in quanto produce i preziosi pinoli , indispensabili per il pesto o il  castagnaccio, che sono oggetto da qualche tempo di un vero mercato nero  con ripetuti furti nei supermercati. Insomma valgono oro. I mezzadri avranno avuto le scarpe grosse ma il cervello era sicuramente fino.

 

Leonardo Romagnoli

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