La Toscana cambia le regole per la gestione della fauna selvatica. Il Consiglio Regionale ha approvato il primo Piano Faunistico Venatorio Regionale (PFVR), il documento che sostituisce definitivamente i vecchi piani provinciali, rimasti in vigore attraverso una serie di proroghe dal 2015. Si tratta di uno degli strumenti più attesi dagli operatori del settore perché ridefinisce i criteri per la tutela della biodiversità, il contenimento degli ungulati e l’organizzazione dell’attività venatoria.
Il nuovo piano, definito dal presidente Eugenio Giani come il “Piano dell’equilibrio”, prova a conciliare esigenze spesso contrapposte: da un lato la difesa delle produzioni agricole, dall’altro la conservazione degli habitat naturali e la regolamentazione della caccia. L’approvazione, però, non mette fine al confronto politico e tra le associazioni di categoria.
Un solo piano per tutta la Toscana
Per la prima volta la Regione dispone di una pianificazione unica che sostituisce quelle elaborate in passato dalle Province.
L’obiettivo è uniformare la gestione della fauna selvatica su tutto il territorio toscano, definendo criteri condivisi per il controllo delle popolazioni animali, la tutela delle specie protette e l’organizzazione dell’attività venatoria.
Le novità del Piano Faunistico Venatorio Regionale
Il PFVR si fonda su tre direttrici principali.
La prima riguarda la conservazione della biodiversità, con interventi destinati alla tutela delle specie protette, alla riqualificazione degli habitat degradati e al rafforzamento della fauna autoctona.
La seconda interessa la disciplina dell’attività venatoria. Il piano ridefinisce i comprensori di gestione, aggiorna le regole relative alle rotte migratorie, riorganizza le oasi faunistiche e introduce modifiche agli appostamenti fissi.
La terza linea strategica affronta il rapporto tra fauna selvatica e attività agricole. Nelle aree caratterizzate da produzioni agricole di pregio o da coltivazioni particolarmente vulnerabili, il documento stabilisce che la presenza degli ungulati dannosi dovrà essere mantenuta ai livelli più bassi possibili.
Cinghiali, aree vocate e aree non vocate
Tra gli aspetti più rilevanti del piano figura la nuova classificazione del territorio regionale.
Nelle aree vocate la presenza di specie come il cinghiale sarà consentita entro densità prestabilite, gestite attraverso il prelievo venatorio programmato.
Diversa l’impostazione nelle aree non vocate, dove la priorità sarà la tutela delle attività agricole. In questi territori il piano prevede interventi di contenimento e rimozione degli animali, calibrati in base ai dati raccolti dai monitoraggi scientifici.
Daino e muflone tra le specie da contenere
Il documento dedica particolare attenzione anche alle specie alloctone, considerate invasive in diversi contesti ambientali.
Per daino e muflone viene indicato come obiettivo prioritario il forte contenimento delle popolazioni. Una scelta che trova applicazione soprattutto all’Isola d’Elba, dichiarata interamente area non vocata.
Le associazioni agricole promuovono il piano
Il mondo agricolo ha accolto con favore il via libera del Consiglio Regionale.
Coldiretti Toscana e Cia Toscana giudicano il provvedimento un passo atteso da oltre dieci anni, ritenendo che possa contribuire a limitare i danni provocati dalla fauna selvatica alle coltivazioni e rendere più efficace il coordinamento nella gestione della Peste Suina Africana (PSA).
I dubbi del mondo venatorio
Più articolata la posizione delle associazioni venatorie.
Federcaccia Toscana-UCT ha espresso perplessità sulle modifiche introdotte nella fase conclusiva dell’iter, contestando in particolare i nuovi vincoli previsti nei Siti Natura 2000, le limitazioni alla caccia alla migratoria, la riduzione degli appostamenti fissi e le restrizioni sull’utilizzo del piombo.
Le critiche degli ambientalisti
Anche alcune associazioni ambientaliste e animaliste hanno espresso una valutazione negativa del nuovo piano.
Secondo queste organizzazioni, il PFVR continuerebbe ad attribuire un ruolo centrale alla gestione venatoria, mentre sarebbe stato necessario ampliare ulteriormente le aree protette e rafforzare le misure dedicate esclusivamente alla conservazione della biodiversità.
Un piano destinato a incidere sulla gestione della fauna
L’approvazione del Piano Faunistico Venatorio Regionale rappresenta una svolta per la gestione del territorio toscano. Il documento introduce regole uniformi dopo oltre un decennio di proroghe e definisce un nuovo equilibrio tra tutela ambientale, esigenze del comparto agricolo e attività venatoria.
L’applicazione concreta delle nuove misure sarà ora il vero banco di prova, soprattutto nelle aree dove il conflitto tra fauna selvatica e agricoltura continua a rappresentare una delle principali criticità.
Cosa dicono le associazioni venatorie
Ci giunge adesso la notizia dell’approvazione del Piano Faunistico Venatorio Regionale. Appena saremo in possesso del testo definitivo saremo in grado di dare un giudizio approfondito.
La nostra critica ad alcune parti del testo parte dall’inizio. Abbiamo presentato numerose osservazioni e richieste di modifiche anche al testo adottato nella scorsa legislatura, quello di cui qualcuno si intestava la primogenitura, ma che, a nostro parere, conteneva numerose problematiche, come un’eccessiva apertura verso le aziende private e una sproporzionata concessione di autonomia agli ATC.
Ma a questo testo riconoscevamo anche fattori positivi, primo fra tutti un cambio di visione nella gestione della piccola fauna stanziale, che, con le carte di vocazionalità e le aree a particolare gestione, traccia la strada per un rilancio della caccia col cane da penna.
Nel testo oggi approvato abbiamo trovato numerose criticità; lo testimoniano cinque pagine di emendamenti presentate nelle sedi opportune. Ci risulta che alcune delle nostre istanze siano state accolte. Siamo fieri di aver contribuito soprattutto a modificare la parte inerente alle prescrizioni del NURV, che viene migliorata attraverso alcune precisazioni che limano, semplificando, alcune criticità che realmente influiscono sui cacciatori.
Bene, inoltre, una correzione delle quote di bosco nelle AAV, l’eliminazione dell’obbligo di prova di tiro ogni due anni.
La nostra posizione in questi due anni è sempre stata lineare e coerente. Abbiamo valutato i provvedimenti nel merito, producendo osservazioni e suggerendo modifiche, senza scadere in polemiche o prendere posizioni strumentali. Confrontandoci con politici e tecnici senza cadere in posizioni ideologiche, ma tenendo sempre nel mirino l’interesse della caccia e dei cacciatori.
Ai nostri iscritti servono certezze sui tempi e i modi con cui andranno a caccia, non propaganda.
A questo proposito vogliamo ringraziare i tanti esponenti politici, di ogni schieramento, che ci hanno dato possibilità di confronto e hanno ascoltato le nostre proposte.
Questo importante strumento di programmazione, ancorché perfettibile, vogliamo sperare rappresenti il punto di svolta che permetterà ai cacciatori toscani di continuare a praticare la loro passione per gli anni a venire.
Adesso partirà la modifica degli istituti e delle aree vocate e occorrerà mettere mano alla legge regionale e al regolamento. La nostra attenzione resterà alta e saremo comunque pronti a dare il nostro contributo con la coerenza e la serietà che ci contraddistinguono.
Le Associazioni Venatorie Componenti la Cabina di Regia delle Associazioni Venatorie Toscane:
Arcicaccia, Italcaccia e Liberacaccia.

