Quando sento parlare di tariffe (o tasse) e servizi pubblici mi sento un po’ a disagio a dover sostenere che la loro incidenza economica sulla vita delle persone e delle aziende , pur trattandosi spesso di attività essenziali, è molto relativa e in alcuni casi davvero modesta.
Purtroppo un’informazione spettacolarizzata ma poco approfondita e il vizio di considerare tutto quello che arriva da aziende pubbliche di servizi alla stregua di una rapina fanno il resto creando da un lato una certa confusione nei cittadini/utenti e dall’altro un risentimento verso chi opera o gestisce queste aziende del tutto ingiustificato. Alcuni credono di fare tutto questo nella convinzione di difendere dei fondamentali “beni comuni”, per altri invece diventa l’occasione per considerare le società di servizi , in alcuni casi municipalizzate in altri spa o altro, comunque a maggioranza o totalmente pubbliche, un ostacolo ad una “più efficiente gestione privata” di tipo industriale. La cosa strana è che spesso queste due visioni rischiano di convergere e quello che è pubblico non è di tutti ma diventa di nessuno.
Così avviene che il pagamento di certi servizi è il primo a saltare indipendentemente dalla crisi perché intanto la raccolta dei rifiuti avviene comunque e l’acqua è un bene essenziale per la vita che è difficile impedire per semplice morosità.
Dell’acqua ho scritto recentemente qui , mentre solo in parte ho cercato di analizzare un altro settore fondamentale dei servizi come quello di igiene urbana tornato recentemente alla ribalta per l’applicazione della Tares voluta dal governo Monti in sostituzione della Tia (tariffa igiene ambientale ) e della Tarsu( Tassa rifiuti solidi urbani) e che ha comportato aumenti anche molto consistenti per famiglie e attività economiche. La novità principale della Tares è l’applicazione della maggiorazione per servizi indivisibili ( illuminazione, Polizia municipale, etc) che è stata stabilita in 0,30 euro a mq e che viene , per il primo anno, incamerata dal governo centrale. L’incremento sulla parte fissa della Tares per alcune utenze arriva quindi anche al 20/30% mentre per alcuni categorie commerciali incide abbastanza poco, ma comunque sono saltati una serie di meccanismi di contenimento della spesa che erano stati attivati con la Tia in accordo tra gestori, comuni e associazioni di categoria che richiedono tempo per essere rimodulati senza incidere sul principio della copertura al 100% dei costi e senza incidere sulle risorse degli enti locali.
Il Mugello non è esente dalle polemiche che in un periodo pre elettorale trovano ampio spazio sulla stampa e sui social network e che meritano un approfondimento.
Si sottolinea l’unico gestore ma tariffe diverse nei comuni del Mugello e si citano alcuni casi clamorosi di ristoranti che in un comune pagano 1700 euro e in altri anche 2.800 o 3.500, bar da 1000 fino a 5.000 e lo stesso dicasi per le famiglie ( 4 persone in 80 mq) che a Borgo pagano 298, a Scarperia 323 e a Barberino 359.
A queste considerazioni però manca la domanda essenziale : perché gli importi sono diversi? Se il Mugello fosse un comune unico la polemica forse avrebbe un senso, ma nell’attuale situazione si tratterebbe invece di conoscere il costo complessivo del servizio igiene urbana di un comune e soprattutto come è stato suddivisa la copertura dei costi tra utenze domestiche e non domestiche.
Senza questi dati si può solo dire che c’è un aumento rispetto agli anni precedenti determinato dai meccanismi della tares e sui quali i comuni hanno potuto incidere in modo relativo se non stanziando fondi propri per concedere sconti ad alcune categorie economiche ( dove prima era automatico in caso di raccolta differenziata) o a famiglie in difficoltà ( i bilanci comunali lo hanno sempre previsto).
Qualche giornalista ha chiesto informazioni a Publiambiente oppure agli uffici tributi dei comuni ?
Quali risposte ha avuto? Si vuole fare informazione o si fa la campagna elettorale?
In realtà oltre agli aumenti in alcuni casi , come molte delle categorie del non domestico, c’è stata anche una riduzione del pagamento ( ma questo non fa notizia).
In ogni caso per giudicare il costo di un servizio eccessivo e parlare di “stangate” si dovrebbe analizzare la produzione dei rifiuti da un lato e il fatturato dell’attività economica dall’altro. Lo stesso vale per le famiglie.
La situazione tra i vari comuni del Mugello è molto diversa perché vi sono comuni dove il costo del servizio è coperto per l’80% dal domestico e il 20% non domestico e altri in cui il rapporto si capovolge con il 65% a carico del non domestico e solo il 35% per il domestico. A borgo san lorenzo per esempio è del 57% domestico e 43% non domestico.
La differenza del costo complessivo del servizio in ogni comune con l’aggiunta di questi parametri determina in gran parte le differenze di cui si parla, a cui vanno aggiunte la riduzione delle agevolazioni e l’applicazione rigida dei coefficienti ministeriali che guarda caso sono particolarmente onerosi per 3 categorie commerciali (22-24 e 27) che corrispondo a Bar , ristoranti e ortofrutta e stabilite dal decreto 158/99. In più ci sono poi 0,30 euro a mq che hanno un certo peso. Dove è lo scandalo?
Queste cose chi sta in un consiglio comunale dovrebbe saperle. Queste percentuali di suddivisione dei costi corrispondono alla reale produzione dei rifiuti? Generalmente no perché solitamente la parte domestica dei Rsu è maggiore rispetto a quello non domestica , ma si tende però a privilegiare le famiglie rispetto alle imprese che in molti casi godono di agevolazione e abbattimenti soprattutto quando parte dello smaltimento non avviene tramite il servizio di igiene urbana.
I costi per il trattamento dei rifiuti continueranno comunque ad aumentare se non viene imboccata seriamente la strada di una riduzione nella produzione da un lato e nel recupero di risorse dalle raccolte differenziate dall’altro. Anche non portare i rifiuti in discarica, infatti, ha un costo che deve essere pagato dalla tariffa o tributo ma con un evidente vantaggio ambientale per la comunità e la possibilità di creare nuova occupazione.
L’obiettivo è quindi quello di una copertura totale dei costi del servizio di igiene urbana attraverso una tariffazione puntuale che non necessariamente potrà comportare grandi risparmi economici ma servirà ad alimentare un filiera virtuosa che renda parte dei rifiuti una risorsa e riduca l’impatto ambientale vicino allo zero, evitando il proliferare di impianti di smaltimento quali discariche e inceneritori.
In ogni caso la Tares, che nel 2014 cambierà nome e caratteristiche, ha il grande difetto di penalizzare le raccolte differenziate proprio aumentando in modo sensibile la parte fissa del tributo non collegata alla produzione di rifiuti.
“Inserire chiari ed efficaci sistemi premianti per i comportamenti virtuosi di cittadini e aziende, facendo pagare meno chi produce meno rifiuti indifferenziati nel rispetto del principio comunitario del “chi inquina paga”; liberare il tributo sui rifiuti dalla copertura dei costi dei “servizi indivisibili”, eliminando la maggiorazione di 0,30 euro per metro quadro, perché non correlati in alcun modo alla produzione dei rifiuti e all’esigenza di responsabilizzare i comportamenti individuali applicando criteri meritocratici”. Questo aveva chiesto Legambiente insieme alle associazioni di produttori Confapi, Aiab, Cia, Coldiretti, Confagricoltura nell’agosto scorso. Nel prossimo anno avremo la TARI per i rifiuti e la TASI per i servizi (con aliquota base dell’1 per mille) e l’obiettivo dovrà tornare ad essere quello di premiare chi produce meno rifiuti ed attua una corretta raccolta differenziata . Per ottenere questo sarà necessario il passaggio ad una raccolta porta a porta come pratica indispensabile per raggiungere e superare le previsioni di legge sulla raccolta differenziata oggi al 65% e la realizzazione di stazioni ecologiche indispensabili per il completamento del servizio in mancanza di cassonetti stradali.
Sarà questo un argomento da campagna elettorale in Mugello?
Leonardo Romagnoli
2.12.13


2 commenti
E quindi? In sintesi, scrivi una pappardella di articolo citando numeri e dati per dire cosa? Che sarebbe stato meglio non parlare di questa e mille altre cose che l’ammistrazione comunale non ha fatto?
Non sapevo che Radio Mugello fosse il megafono del Sindaco Bettarini, ma ne prendo atto.
A parte il fatto di sperticarsi e piroettare in argomentazioni di sicuro effetto per chi legge, ma che mostrano poca sostanza.
Perchè non ammettere che si poteva fare e non è stato fatto!
Meglio puntare la canna del fucile sul giornalista che ha veicolato l’informazione, piuttosto che cercare di modificare le cose sbagliate dall’interno. Le cose non fatte, quelle che si potevano fare ma le norme, i codicilli e ammennicoli vari non permettevano. Così ci si lava la coscienza e siamo più contenti.
Il Romagnoli è stato per quasi 20 anni all’interno dell’amministrazione, iniziando come esponente dei verdi per poi diventare che colore? BHO!!!
Francamente, mio modesto avviso, è l’ultimo a poter dire la sua, dato che nei 20 anni passati sulla poltroncina, non ne ha combinate molte di buone.
Un saluto affettuoso
Luigi.
l’ignoranza non è una virtù
lr