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Obiettivo Comune Vicchio – Indignazione per l’oltraggio alla lapide di Giacomo Matteotti”

di Leonardo Romagnoli

Riceviamo e pubblichiamo

Siamo abituati a gioire per i trionfi sportivi di una nazionale, sentendoli nostri, gonfiandoci i petti di orgoglio ma non siamo allo stesso modo partecipi nelle vergogne che continuano a macchiare questo paese.
Come italiani, figli della Resistenza, figlie della guerra sui monti, figli dei martiri, figlie dei fratelli Cervi, dei confinati, di don Minzoni, figli e figlie di sangue versato e di bombe cadute sulle città, ci rivolgiamo al paese sano, che ha scelto la parte della libertà, ci rivolgiamo alle fondazioni che portano il nome di Giacomo Matteotti, ci rivogliamo ai familiari discendenti e ci rivolgiamo al comune che gli ha dato i natali e l’ha visto muovere i primi passi di lotta nella sua purtroppo breve esistenza.

Siamo disgustati e onestamente preoccupati per quel che è successo nella notte tra il 20 e il 21 luglio a Roma. Il danneggiamento della lapide di Giacomo Matteotti macchia la nostra nazione e ci avvelena l’anima.

Prima di vedere anche questo gesto derubricato a semplice “gesto teppistico, figlio di gente annoiata” è il momento di alcune riflessioni.
Si sente sempre più spesso ripetere che il fascismo è sepolto da 80 anni, che non ha senso parlare di antifascismo ancora nel 2025; addirittura esistono clip sui social nelle quali vengono stigmatizzati coloro che si dichiarano antifascisti.
Se il fascismo fosse così lontano, se l’antifascismo fosse così superfluo, che senso avrebbe colpire uno dei suoi simboli più autorevoli?

Pensateci, da un lato derubricano ma dall’altro temono.
Perché il messaggio di un piccolo grande uomo di Fratta Polesine, che da solo ha prima previsto, poi ha sfidato un regime, oggi, fa ancora rumore. Quel messaggio oggi è più vivo che mai.
Colpiscono una lapide perché colpiscono un messaggio che, grazie a chi ogni giorno combatte per perpetrarlo, è ancora capace di svegliare le coscienze di chi è abituato la sera a farci davvero i conti con la propria (coscienza).

Primo Levi, non stiamo a ricordare chi sia stato, lo conosciamo tutti, una volta ha dichiarato che non esiste solo il fascismo in camicia nera, non esiste solo il fascismo delle squadracce:
“Ogni tempo ha il suo fascismo, se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col terrore dell’intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l’ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti”.

Parole terribilmente attuali, che tuonano come monito per l’avvento di quel che si è anche chiamato il fascismo della porta accanto, quello “neutrale”, quello quotidiano, quello che derubrica, quello che non condanna atti come questo.

Chiediamo perdono a chi è stato Giacomo Matteotti se questa nazione ancora oggi si macchia di simili nefandezze e ci vergogniamo per questo.

Per noi è doveroso condannare questo gesto commesso dalle solite canaglie che hanno sempre difeso i padroni, i prepotenti e picchiato gli ultimi.
Per noi è infine doveroso riportare la solidarietà al comune di Fratta Polesine, che da decenni si batte per la nostra memoria collettiva.

Il gruppo Obiettivo Comune Vicchio è al vostro fianco.

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