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Nuovamente assolto Paolo Cocchi

di Leonardo Romagnoli

cocchi_paolo05L’ex assessore regionale Paolo Cocchi è stato nuovamente assolto nel processo che lo vedeva imputato per aver favorito alcuni imprenditori barberinesi in cambio di presunti contributi  economici e di altra natura. Nonostante le accuse fossero apparse subito molto inconsistenti e non rapportabili a nessuna specie di reato, la procura fiorentina dopo la prima assoluzione aveva deciso di ricorrere alla Corte di Cassazione che aveva chiesto un altro processo. Nel nuovo dibattimento, durante il quale non sono state portate nuove prove, l’accusa ha continuato a ribadire la colpevolezza di Cocchi basandosi su fatti già ritenuti inconsistenti dal primo giudice. E anche questa volta, si spera definitivamente, è arrivata l’assoluzione per Cocchi, a cui questa sconcertante vicenda è costata molto sia moralmente che fisicamente. Per non parlare della sua esclusione dalla vita amministrativa e politica dove si presentava come uno dei personaggi emergenti in Toscana.


Una raffica di prescrizioni, quattro assoluzioni e una condanna. Con questo verdetto si chiude il processo per l’urbanistica in Mugello a sei anni dall’avvio dell’inchiesta. Cade l’accusa di corruzione (il fatto non sussiste) per Paolo Cocchi, ex assessore regionale alla cultura della giunta Martini e già sindaco di Barberino del Mugello, per aver messo a disposizione il proprio ruolo istituzionale a favore del costruttore Danilo Cianti, titolare della Mugello lavori, per agevolarlo nella sua attività, ottenendo in cambio l’ampliamento della casa. Il tribunale di Firenze assolve, per quello stesso episodio Barbara Bardazzi, moglie di Cocchi, l’imprenditore Danilo Cianti e il figlio Simone imputati di concorso in corruzione.
«Questo processo ha distrutto la carriera politica di Paolo Cocchi — denuncia il difensore di Cocchi, l’avvocato Piermatteo Lucibello — l’assoluzione di oggi è l’esatta ripetizione della sentenza di non luogo a procedere pronunciata tre anni fa dal gup. La mancanza di prove era evidente allora ed è stata ribadita dal tribunale»

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