Tonnellate di materiale maleodorante stanno emergendo dai capannoni dell’ ex Cava Paterno, a Vaglia, dove in febbraio erano state sequestrate 1300 tonnellate di sabbia finissima contenente metalli pesanti denominata Polverino 500 mesh. Corpo Forestale dello Stato e Arpat sono intervenuti per una ispezione su altri materiali depositati nei capannoni dello stabilimento. Una ruspa ha portato alla luce montagne di una sostanza marrone e maleodorante che era ricoperta da altro materiale bianco e inodore, forse calce. Secondo gli ex proprietari, anche il materiale sottostante portato alla luce dalla ruspa sarebbe calce, ma una delle ipotesi che circolano è che possa trattarsi di rifiuti di concerie. 
Nell’inchiesta sulla ex cava, coordinata dal pm Luigi Bocciolini, vengono ipotizzati i reati di traffico illecito di rifiuti e gestione di discarica abusiva. Nei mesi scorsi la popolazione si è ribellata quando è saltato fuori che la cava avrebbe potuto essere adibita a possibile discarica di eternit, cioè di amianto. La vicenda è stata anche al centro della campagna elettorale con il neo sindaco Borchi che ha confermato la contrarietà ad un utilizzo della ex cava puntando invece alla bonifica già prevista negli accordi per la realizzazione dell’AV. Nella zona di Paterno , secondo il Comitato, si sono verificate diverse morti per tumori e per questo l’assessore all’ambiente del Comune di vaglia Impallomeni ha chiesto alla Asl di predisporre uno studio epidemiologico sulla popolazione del territorio.
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