Cassonetti intelligenti, ma conti che non tornano. È questa, in sintesi, la denuncia del nuovo Comitato “Taric sì, ma non così – Valdisieve”, costituitosi ufficialmente per chiedere trasparenza sulla gestione dei rifiuti e sulle anomalie legate alla Tariffa Corrispettiva, la cosiddetta TARIC.
Il Comitato, attivo nei territori di Pontassieve, Pelago e Rufina, è entrato a far parte dell’Unione interprovinciale dei comitati spontanei presenti nell’area di Ato Toscana Centro. La prima iniziativa è stata una diffida formale, inviata tramite PEC ai sindaci dei tre Comuni e ai vertici di Alia-Plures S.p.A., per segnalare quelle che vengono definite «gravi e sistematiche anomalie» nei conteggi dei nuovi cassonetti dotati di sistema elettronico.
Secondo quanto riferito dal Comitato, il problema non riguarderebbe soltanto il calcolo della tariffa, ma anche la qualità del servizio. I cittadini segnalano infatti cassonetti guasti o impossibili da aprire, calotte bloccate, postazioni costantemente piene e situazioni che, in alcuni casi, costringerebbero gli utenti a lasciare i sacchetti a terra o sopra i contenitori.
A preoccupare maggiormente sono però i risultati di alcuni test empirici effettuati sul campo e verbalizzati dai componenti del Comitato, in linea con quanto stanno facendo anche gli altri comitati dell’Unione. Dalle verifiche sarebbero emerse discrepanze significative tra i rifiuti realmente conferiti e i litri addebitati dal sistema.
Tra gli episodi segnalati ci sono aperture del cassonetto senza alcun conferimento che avrebbero comunque generato l’attribuzione di volumi sull’app di Alia. In altri casi, appoggiando la chiavetta elettronica senza aprire la calotta, il sistema avrebbe registrato ugualmente addebiti. A Pelago, ad esempio, tre semplici passaggi della chiavetta avrebbero prodotto un conteggio fino a 15,71 litri.
Altri test avrebbero evidenziato differenze ancora più marcate. Inserendo la stessa scatola in più cassonetti, il volume registrato sarebbe risultato sempre diverso, con valori compresi tra 4,1 litri e 102,3 litri.
Il Comitato parla anche di errori macroscopici nel confronto tra il peso reale dei sacchetti, misurato a casa da alcuni cittadini, e i dati visualizzati sull’app. A Rufina, un sacchetto dal peso reale di 1,1 kg sarebbe stato conteggiato come 190 litri, equivalenti, secondo i coefficienti di conversione previsti dal regolamento Ato, a 3,04 kg. A Pontassieve, in un trimestre, a fronte di 29 kg di organico effettivamente prodotti, Alia ne avrebbe addebitati 67,4 kg. A Montebonello, un conferimento di 0,925 kg di indifferenziato sarebbe stato trasformato dall’app in 78,71 litri, pari a 14,16 kg, oltre quindici volte il peso reale.
A complicare ulteriormente il quadro ci sarebbero anche i frequenti malfunzionamenti dell’applicazione, che impedirebbero agli utenti di verificare in modo tempestivo i propri conferimenti.
Parallelamente alla diffida, il Comitato ha presentato ad Alia Plures una richiesta formale di accesso agli atti, con l’obiettivo di verificare la regolarità del sistema di misurazione e ottenere la documentazione relativa all’omologazione e alla taratura degli strumenti utilizzati.
Duro il richiamo rivolto ai sindaci: «Facciamo parte dell’Unione interprovinciale di cittadini “Taric sì ma non così” che afferiscono ad Ato Toscana Centro, e ci muoviamo in modo compatto. I sindaci si facciano parte diligente a tutela delle proprie comunità. Pretendano subito l’esibizione delle certificazioni di omologazione e di taratura periodica di questi strumenti di misurazione».
Il Comitato chiede risposte chiare entro 10 giorni. In assenza di chiarimenti e documenti, annuncia ulteriori iniziative legali e di coordinamento provinciale. «Non tollereremo — affermano i portavoce — che i cittadini paghino tariffe basate su algoritmi fallaci o che debbano subire i disagi di cassonetti costantemente fuori uso o di un’app spesso inutilizzabile».
La questione, dunque, è destinata ad allargarsi. Perché al centro non c’è solo il funzionamento tecnico dei cassonetti intelligenti, ma il rapporto tra cittadini, Comuni e gestore del servizio. E soprattutto un principio semplice: se la tariffa deve essere commisurata ai rifiuti prodotti, le misurazioni devono essere certe, verificabili e trasparenti.

