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Mugello e Valdisieve, dibattito sulla mobilità: no alla riattivazione della SP 107 e alla variante della SS67

di Leonardo Romagnoli

Il tema della mobilità torna al centro del confronto politico in Mugello e Valdisieve. Da una parte c’è il progetto di recupero della strada provinciale 107 tra Vaglia e Calenzano, chiusa e inutilizzabile da molti anni. Dall’altra continua a far discutere la proposta della variante alla SS67, indicata da diversi amministratori locali come la soluzione ai problemi di viabilità della Valdisieve.

Due opere diverse, ma legate da una stessa idea di fondo: aumentare il peso del traffico su gomma. Una prospettiva che incontra sostegni politici e istituzionali, ma che allo stesso tempo solleva critiche nette sul piano ambientale, economico e della qualità della vita.

Il progetto della SP 107 tra Vaglia e Calenzano

La riattivazione della SP 107 riguarda il collegamento tra la località Ponte del Carlone, lungo la via Bolognese nel comune di Vaglia, e il territorio di Calenzano. Il piano prevede anche un nuovo tratto per ricongiungere la provinciale con la SP 8 Barberinese in zona Le Croci di Calenzano, così da indirizzare il traffico verso la piana fiorentina e pratese.

Secondo i sostenitori, l’opera servirebbe a creare un collegamento più diretto tra il Mugello e la piana, evitando l’attraversamento di Firenze e alleggerendo la pressione sulla via Bolognese nel tratto metropolitano.

A favore si sono espressi Confindustria Mugello e i sindaci di Vaglia e Scarperia e San Piero. Sul fronte opposto, invece, si sono mossi alcuni soggetti del territorio calenzanese, tra cui Sinistra per Calenzano, che ha promosso una petizione, e il sindaco di Calenzano, Giuseppe Carovani.

Il nodo politico e il ruolo della Regione

In entrambe le vicende, il nome che pesa di più è quello del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani. Sul fronte della Valdisieve ha più volte rilanciato la necessità della variante alla SS67. Anche sulla SP 107 la Regione ha scelto di accelerare, finanziando con 3,2 milioni di euro lo studio di fattibilità e indicando l’intervento come prioritario.

Proprio questo approccio viene contestato da chi si oppone ai progetti. Il punto non riguarda solo il merito delle opere, ma anche il metodo: secondo i contrari, decisioni di questo impatto starebbero procedendo senza un vero coinvolgimento della popolazione dei territori interessati.

Le criticità ambientali nel Mugello

Le obiezioni alla riapertura della SP 107 partono soprattutto dal contesto in cui l’opera dovrebbe inserirsi. Si parla di un’area collinare fragile, segnata da frane, smottamenti e da un equilibrio ambientale delicato. Il ripristino della strada, con allargamenti di carreggiata e opere di consolidamento, rischierebbe di incidere in modo pesante su boschi e versanti.

C’è poi un altro aspetto: il traffico. Chi contesta il progetto sostiene che il nuovo collegamento finirebbe per aumentare la pressione sulla SP 8, già congestionata nelle ore di punta e spesso utilizzata anche come via alternativa in caso di problemi sull’autostrada. In questo scenario, la qualità della vita nelle colline a nord-est di Calenzano potrebbe peggiorare ulteriormente.

Il timore è che si aggiunga un altro intervento pesante in un’area già segnata da trasformazioni profonde, dai lavori autostradali alla variante di valico, fino agli effetti lasciati in Mugello dai cantieri dell’alta velocità.

In Valdisieve il caso della variante alla SS67

Anche in Valdisieve il confronto resta acceso. Le amministrazioni locali continuano a indicare la variante alla SS67 come la risposta più urgente ai problemi del traffico. Una posizione sostenuta anche dai partiti di destra, che accusano le maggioranze di immobilismo.

Chi si oppone alla variante, però, ribalta il ragionamento. Il problema, sostengono, non si risolve costruendo una nuova infrastruttura destinata ad attirare altro traffico, compreso quello commerciale. È vero che il centro abitato di Rufina potrebbe avere un alleggerimento, ma il rischio sarebbe quello di spostare il problema da una strada all’altra, senza affrontarlo davvero.

In più c’è una questione di priorità. In anni di discussione, secondo i critici, si è fatto troppo poco per mettere in sicurezza l’attuale statale con interventi più immediati: limiti di velocità più rigorosi nei centri abitati e nelle frazioni, adeguamento dei tratti più stretti, interventi mirati dove il rischio è maggiore.

Il punto centrale: strade o trasporto pubblico?

Il cuore della contestazione sta qui. Puntare ancora su nuove strade, secondo i contrari, significa continuare a scommettere su un modello basato sul trasporto privato su gomma, considerato sempre meno sostenibile sotto il profilo ambientale, energetico ed economico.

Il paradosso, osservano, è che Mugello e Valdisieve sono già serviti da due linee ferroviarie importanti. Per questo la richiesta è chiara: investire prima di tutto nel trasporto pubblico, migliorando il servizio ferroviario regionale, integrandolo meglio con i bus e offrendo ai pendolari un’alternativa concreta all’auto privata.

L’idea è semplice: più treni, più frequenza, mezzi decorosi e collegamenti capillari. Solo così, sostengono i contrari alle nuove opere, si può ridurre davvero il numero di auto in circolazione, abbassare i costi per chi si sposta ogni giorno e limitare l’impatto ambientale.

Una partita che va oltre le singole opere

La discussione su SP 107 e SS67 ormai va oltre i singoli progetti. In gioco c’è la scelta del modello di mobilità per questi territori nei prossimi anni. Da una parte c’è chi chiede nuovi collegamenti stradali, dall’altra chi ritiene più utile mettere in sicurezza le strade esistenti e spostare risorse sul ferro.

Il confronto è aperto e destinato a pesare anche sul piano politico. Per chi si oppone, il messaggio è netto: i fondi pubblici dovrebbero servire prima di tutto a rafforzare un sistema di trasporto pubblico efficiente e accessibile, non ad allargare ancora lo spazio del traffico privato.

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