Chiesta la sospensione immediata dei lavori per l’impianto eolico Villore-Corella
Riceviamo e pubblichiamo
“Questa non è transizione ecologica, è speculazione industriale mascherata da sostenibilità. Si parla di energia pulita, ma si distruggono foreste, habitat, paesaggi e sorgenti d’acqua potabile, compromettendo la fauna selvatica.”
Gabriella Caramanica, Segretario nazionale del partito REA
Nel cuore dell’Appennino mugellano, sul crinale del Monte Giogo, si sta consumando quello che molti definiscono un disastro ambientale senza precedenti. Il progetto eolico “Villore-Corella”, presentato come simbolo di energia pulita e rinnovabile, sta trasformando un ecosistema integro in un’area industrializzata e cementificata.
A oltre mille metri di altitudine, al confine con il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, il crinale è stato già in gran parte deturpato da disboscamenti e cantieri invasivi. Un territorio geologicamente fragile, soggetto a frane, viene così compromesso in modo forse irreversibile. Le storiche faggete, custodi di biodiversità e naturali difese contro il dissesto idrogeologico, vengono sostituite da piloni, strade e colate di cemento.
Non è la prima volta che la tutela di questi ambienti viene riconosciuta come prioritaria: già nel 1559 Cosimo I de’ Medici vietava l’abbattimento degli alberi entro un miglio dalla sommità dei crinali, per prevenire frane e alluvioni. Una visione forse più lungimirante di quella attuale.
Oggi, oltre dieci chilometri di bosco sono stati distrutti per produrre elettricità. Le conseguenze sull’ambiente sono gravi, soprattutto per la fauna selvatica, colpita nel pieno della stagione riproduttiva. Habitat preziosi vengono cancellati, mettendo a rischio specie protette come il gambero di fiume, la salamandra perspicillata, la rana italica, il gatto selvatico e numerose specie di pipistrelli. Anche l’aquila reale e il biancone stanno vedendo il loro spazio vitale ridotto drasticamente.
A rischio è anche la rete idrica che alimenta l’acquedotto di Vicchio. Là dove fino a pochi mesi fa si udivano canti e movimenti della vita naturale, oggi regna un silenzio inquietante. Un vuoto che pesa, che grida senza voce.
Le autorità regionali hanno ignorato i pareri contrari espressi da enti quali il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi e le Sovrintendenze. Sono stati inoltre presentati tre esposti ufficiali – due da CAI e Italia Nostra, uno dal sindaco di San Godenzo, ad oggi l’unico amministratore locale a essersi apertamente opposto al progetto.
Il silenzio mediatico e istituzionale alimenta un senso crescente di isolamento tra i cittadini. Intanto, prosegue la raccolta firme per la sospensione immediata dei lavori, richiesta formalmente il 25 marzo 2025 (pratica n. 019-7746).
“La politica green è diventata una farsa per favorire interessi economici. Il Mugello, con la sua vocazione ecoturistica e la sua ricchezza naturale, merita tutela, non escavatori. È necessario che la Regione Toscana sospenda i lavori e apra una seria revisione del progetto, in attesa dell’esito delle indagini.”
Gabriella Caramanica, REA

