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Montagna solo per altitudine? Il Mugello contro i nuovi criteri del Governo

di Leonardo Romagnoli


La legge 131/2025 e il nuovo DPCM sulla montagna puntano solo su quota e pendenza. Città Metropolitana di Firenze e Unione Montana del Mugello avvertono: così si penalizzano aree interne e comuni che tengono in piedi i servizi dell’Appennino.


Una montagna misurata solo col metro

Nel dibattito nazionale sulla nuova classificazione dei comuni montani, il Mugello finisce al centro della scena. I criteri proposti dal Governo, basati quasi esclusivamente su altitudine media e pendenza, rischiano di ridisegnare la geografia istituzionale della montagna toscana senza tenere conto della realtà quotidiana dei territori.

Secondo le amministrazioni locali, una lettura puramente altimetrica non restituisce la complessità di un’area come quella mugellana, fatta di borghi, fondovalle, comuni di servizio e collegamenti essenziali tra Appennino e area metropolitana fiorentina. Questo argomento verrà discusso il 30 dicembre alle ore 15, nella riunione del Consiglio dell’Unione dei Comuni presso la sala consiliare del Comune di Borgo San Lorenzo.


Cosa cambierebbe davvero in Mugello

Con l’applicazione dei nuovi parametri:

  • Molti comuni oggi riconosciuti come montani potrebbero perdere questa qualifica
  • Verrebbero meno fondi dedicati, agevolazioni e punteggi premianti nei bandi
  • Si ridurrebbero le possibilità di accedere a finanziamenti europei e nazionali
  • Aumenterebbe il rischio di spopolamento delle aree interne

Per i sindaci mugellani, il punto non è solo formale: la classificazione montana incide direttamente sulla capacità dei comuni di garantire servizi essenziali come scuola, sanità, trasporti e manutenzione del territorio.


Le ragioni del Governo viste dal territorio

Da Roma, la linea è chiara. L’obiettivo del Governo italiano è introdurre criteri tecnici uniformi per evitare disparità tra territori e rendere più razionale la spesa pubblica.

In questa impostazione:

  • La montagna viene definita come dato fisico
  • Le politiche per le aree interne dovrebbero seguire canali separati
  • Gli strumenti dedicati al disagio territoriale verrebbero affidati a strategie nazionali specifiche

Un’impostazione che, però, secondo gli enti locali non dialoga con la realtà dei territori di crinale e fondovalle.


La posizione della Città Metropolitana di Firenze

La Città Metropolitana di Firenze parla apertamente di criteri che rischiano di rompere l’equilibrio territoriale. A essere colpiti sarebbero soprattutto quei comuni che svolgono una funzione di raccordo:

  • Ospitano scuole superiori e presidi sanitari
  • Offrono lavoro e servizi a residenti di aree più alte
  • Mantengono infrastrutture utilizzate da un bacino molto più ampio del proprio territorio

Escluderli dalla classificazione montana significherebbe, di fatto, scaricare su di loro maggiori costi senza adeguate risorse.


L’allarme dell’Unione Montana del Mugello

Ancora più netta la posizione dell’Unione Montana del Mugello, che definisce il nuovo sistema inadeguato e penalizzante.

Il timore espresso dagli amministratori è quello di finire in una sorta di “serie C o D” istituzionale, con:

  • Meno accesso a fondi strutturali
  • Esclusione da deroghe pensate per territori fragili
  • Difficoltà crescenti nel mantenere servizi di prossimità

Focus – Perché le aree interne mugellane contano

Le aree interne del Mugello non sono solo luoghi di residenza, ma svolgono funzioni strategiche:

  • Presidio del territorio e prevenzione del dissesto idrogeologico
  • Gestione di boschi e paesaggio
  • Contrasto allo spopolamento e all’abbandono
  • Collegamento tra montagna e città

Una classificazione basata solo sui metri sul livello del mare rischia di ignorare questo ruolo, penalizzando proprio i comuni che tengono insieme l’intero sistema territoriale.


Il rinvio del decreto e la partita ancora aperta

Il recente rinvio del decreto attuativo viene letto in Mugello come un segnale politico importante. Per i sindaci, è il momento di correggere la rotta e introdurre criteri più aderenti alla realtà, come:

  • Distanza dai servizi essenziali
  • Livello di disagio socio-economico
  • Funzione territoriale svolta dai comuni

Il messaggio che arriva dal territorio è chiaro e condiviso: la montagna non è solo una quota altimetrica, ma un sistema di relazioni, servizi e responsabilità.


Se i criteri non verranno rivisti, a pagare saranno le comunità che oggi garantiscono l’equilibrio tra Appennino e città. Il Mugello chiede di essere valutato per ciò che è davvero: non solo una montagna da misurare, ma un territorio da comprendere.


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