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Mugello, caccia e fauna selvatica: il nuovo piano regionale accende il confronto sul territorio

di Leonardo Romagnoli

Ungulati, agricoltura, sicurezza, biodiversità e politica: il Piano Faunistico Venatorio della Toscana e il calendario 2026-2027 riaprono in Mugello una discussione che va ben oltre la stagione di caccia.

Nel Mugello la caccia torna al centro del dibattito pubblico, ma questa volta il punto non è solo l’apertura della stagione venatoria. Il nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale della Toscana e il calendario 2026-2027 investono infatti questioni molto concrete per il territorio: la presenza dei cinghiali nelle aree coltivate, gli avvistamenti di fauna selvatica vicino ai centri abitati, i danni agli allevamenti, la sicurezza stradale e il rapporto sempre più delicato tra attività umane e ambiente.

Per una valle come il Mugello, fatta di aree boscate, aziende agricole, allevamenti, sentieri, piccoli centri e forte vocazione rurale, la gestione della fauna selvatica non è materia astratta. È un tema quotidiano, che riguarda chi coltiva, chi alleva, chi vive nelle frazioni, chi frequenta i boschi e chi si muove ogni giorno sulle strade del territorio.

Cosa cambia con il piano

Il nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale è lo strumento con cui la Regione Toscana definisce le linee guida per la gestione della fauna selvatica e per la pianificazione dell’attività venatoria. Il piano organizza il territorio in comprensori omogenei, distingue aree vocate e non vocate per gli ungulati e disciplina appostamenti, istituti faunistici, aree di protezione, oasi, zone di ripopolamento e cattura, aziende faunistico-venatorie e aree per l’addestramento cani.

Tradotto sul piano locale, questo significa che anche il Mugello rientra in una logica di gestione più mirata, dove il problema non viene affrontato in modo indistinto ma differenziando le zone in base al loro valore ambientale, agricolo e insediativo. La scelta più rilevante riguarda proprio gli ungulati, a partire dal cinghiale, la cui presenza viene letta sempre più come fattore di squilibrio in diverse aree produttive.

Il calendario venatorio 2026-2027 completa questo impianto fissando l’apertura generale della stagione al 20 settembre 2026 e la chiusura al 31 gennaio 2027. Per il cinghiale, la caccia in braccata nelle aree vocate è prevista dal 1 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027, mentre in altre aree sono previste forme diverse di prelievo. Restano inoltre limiti di carniere e restrizioni per alcune specie, mentre la preapertura richiede un provvedimento separato.

Il Mugello come caso locale

Che il problema sia sentito lo dicono da tempo anche le segnalazioni locali. L’Unione Montana dei Comuni del Mugello ha richiamato l’attenzione sui nuovi avvistamenti di lupi e ungulati nei pressi dei centri abitati del Mugello e dell’Alto Mugello, invitando i cittadini a usare i canali comunali e regionali per le segnalazioni.

Accanto agli avvistamenti, resta aperta la questione dei danni agli allevamenti e alle campagne. Le cronache territoriali hanno più volte messo in evidenza la pressione esercitata dalla fauna selvatica su alcune aree del Mugello, così come il senso di allarme percepito in parte della popolazione rurale.

C’è poi un dato che racconta bene quanto il territorio sia già coinvolto in una filiera concreta di gestione della selvaggina. In Mugello è attivo anche un centro di sosta per il conferimento di capi come cinghiali, daini e caprioli, a conferma del fatto che il tema non è solo normativo ma anche organizzativo, logistico ed economico.

Le posizioni in campo

La Regione Toscana difende il nuovo piano come uno strumento di equilibrio tra tutela della biodiversità, gestione responsabile della fauna selvatica e sostenibilità delle attività umane. In questa lettura, la pianificazione non serve soltanto a regolare la caccia, ma a governare un rapporto diventato sempre più complesso tra presenza animale, agricoltura e territorio.

Su una linea favorevole si colloca anche Coldiretti Toscana, che considera il piano un passo avanti soprattutto sul fronte del contenimento degli ungulati. Il punto centrale, per il mondo agricolo, è il riconoscimento dell’incompatibilità tra coltivazioni agricole professionali e presenza incontrollata di fauna selvatica, in particolare dei cinghiali.

Anche il mondo venatorio appoggia l’impianto generale, ma chiede aggiustamenti. La Cabina di Regia delle associazioni venatorie toscane, in cui è presente anche Libera Caccia, ha detto di voler contribuire a rendere il piano più efficace, mentre Federcaccia Toscana ha criticato alcune delle restrizioni contenute nel calendario 2026-2027.

Per quanto riguarda Libera Caccia, la presa di posizione recente più chiaramente attribuibile in Toscana arriva dalla sezione di San Miniato, che ha chiesto chiarezza sul nuovo piano e ha rivendicato una linea di dialogo concreto nell’interesse della categoria. Non è una dichiarazione della struttura regionale, ma è indicativa del clima interno al mondo venatorio organizzato.

Sul fronte opposto restano molto critiche le associazioni ambientaliste, che contestano la durata della stagione, la tutela ritenuta insufficiente per alcune specie e una visione generale giudicata ancora troppo sbilanciata a favore delle esigenze venatorie. Il dissenso, dunque, non è solo tecnico ma apertamente politico e culturale.

Anche i partiti si dividono

La divisione attraversa anche la politica. In Consiglio regionale l’adozione del piano è passata a maggioranza con il sostegno di Partito Democratico e Italia Viva, mentre il centrodestra si è astenuto e Alleanza Verdi e Sinistra ha votato contro.

Italia Viva ha sostenuto una lettura favorevole del ruolo del cacciatore come soggetto attivo nella gestione del territorio. Il centrodestra non ha respinto in blocco il piano, ma ha criticato il metodo e i tempi della sua adozione. Più netta la posizione di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha contestato la scelta politica di portare avanti il provvedimento nell’ultima fase della legislatura.

La domanda vera per il Mugello

Nel Mugello, però, la vera domanda non è semplicemente se essere a favore o contro la caccia. Il punto è capire se il nuovo piano e il calendario venatorio saranno davvero in grado di ridurre i danni alle colture, contenere gli ungulati, tutelare la biodiversità e abbassare il livello di conflitto tra agricoltori, cacciatori, cittadini, ambientalisti e istituzioni locali.

È qui che il tema diventa pienamente mugellano. Perché la fauna selvatica, in questo territorio, non è soltanto una questione ambientale o venatoria: è una questione di equilibrio tra paesaggio, economia rurale, sicurezza e qualità della vita.

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