Dopo quattro mesi dall’emergenza del 14 marzo, la Regione Toscana stanzia appena il 12% di quanto richiesto. Il sindaco Romagnoli: “Non possiamo aspettare ottobre”
Borgo San Lorenzo (FI) – Quattro mesi dopo l’emergenza maltempo del 14 marzo, Borgo San Lorenzo si ritrova con un pugno di mosche. La tanto attesa prima tranche di finanziamenti regionali si è rivelata una magra consolazione: appena 340mila euro a fronte dei 2,8 milioni richiesti dal Comune. Neanche le briciole, se consideriamo che si tratta del misero 12% di quanto necessario per rimettere in sesto un territorio devastato.
La Regione Toscana, con l’Ordinanza n. 97 del 16 luglio, ha distribuito i primi fondi di emergenza, ma la spartizione sa tanto di elemosina. E mentre i burocrati fanno i conti con il bilancino, le strade restano franate, i torrenti pericolanti e la sicurezza dei cittadini appesa a un filo.
Il gioco delle tre carte regionale
I numeri parlano chiaro e suonano come uno schiaffo: 57 milioni di euro stanziati dal Governo nazionale per tutta la Toscana. Una cifra che gli stessi uffici regionali ammettono essere “insufficiente” a coprire i danni. Tradotto dal burocratese: fate pure le richieste, tanto non ci sono i soldi per pagarle.
Il caso di Borgo San Lorenzo è emblematico. Oltre ai 340mila euro già assegnati, c’è un altro progetto da 350mila euro – per una strada alternativa a Marzano – che giace negli uffici regionali “sottoposto ad approfondimenti tecnici”. Nel migliore dei casi, si arriverebbe al 24% delle necessità. Nel peggiore, si resta fermi al 12%.
Il Comune paga di tasca propria
La beffa raggiunge l’apice quando si scopre che l’Amministrazione comunale ha dovuto anticipare 175mila euro di tasca propria per gli interventi più urgenti. Di questi, solo 135mila trovano copertura nei fondi regionali. I restanti 40mila euro? Pagherà il Comune, ovvero i cittadini di Borgo San Lorenzo, che si ritrovano a finanziare con le proprie tasse i danni di un’emergenza nazionale.
Tre interventi verranno finanziati: la sistemazione di Via Don Minzoni, la riprofilatura delle sponde del Fosso Romignano e una prima messa in sicurezza a Ronta. Briciole, di nuovo, rispetto all’elenco degli interventi “strategici e prioritari” che restano al palo.
L’elenco della vergogna
Cosa resta fuori dai finanziamenti? Praticamente tutto quello che serve davvero:
- La strada comunale Luco-Ronta, ancora impraticabile
- Il ripristino delle frane su Mucciano, Salto e Figliano
- La messa in sicurezza della strada Panoramica
- La sistemazione della pista ecoturistica sulla Sieve
- La rimozione delle terre franose
Opere fondamentali per la sicurezza e la mobilità del territorio, che dovranno aspettare la “seconda fase di finanziamenti prevista per ottobre”. Sempre che ci siano soldi, sempre che la burocrazia non trovi altri intoppi.
Romagnoli all’attacco: “Basta attese”
Il sindaco Leonardo Romagnoli non le manda a dire e scrive direttamente al Commissario straordinario Eugenio Giani. La lettera, diplomatica nella forma ma inequivocabile nella sostanza, esprime “preoccupazione per l’attuale entità delle risorse assegnate” e chiede di accedere ai 5 milioni che la Regione non ha ancora distribuito, “senza dover attendere la seconda fase”.
Tradotto: abbiamo il territorio a pezzi, la gente che non può circolare e voi ci fate aspettare ottobre per quattro spiccioli?
La partita a scacchi burocratica
Mentre i cittadini convivono con strade interrotte e versanti instabili, nei palazzi del potere si gioca la solita partita a scacchi burocratica. La Regione scarica sul Governo nazionale (“i 57 milioni non bastano”), il Governo rimanda alle prossime manovre finanziarie, e i territori restano al palo.
L’Amministrazione comunale promette di “presidiare con determinazione ogni sede istituzionale”, ma la sensazione è quella di un David che affronta Golia a mani nude. Con una differenza: Golia, in questo caso, siede comodamente negli uffici della Regione e ha tutto il tempo del mondo per decidere.
L’amara ironia del timing
C’è un’amara ironia nel timing di questa vicenda. Mentre la Regione Toscana distribuisce le briciole per l’emergenza di marzo, il territorio vive già sotto la spada di Damocle della prossima stagione delle piogge. Gli “eventi atmosferici sempre più frequenti e intensi” di cui parla il Comune non aspettano i tempi della burocrazia.
Il rischio è che quando arriveranno i fondi veri – se arriveranno – il territorio avrà già subito nuovi danni, creando un circolo vizioso di emergenze infinite e risposte sempre in ritardo.
La lezione è amara ma cristallina: in Italia si finanzia l’emergenza quando non è più tale, si promette la prevenzione e si pratica l’improvvisazione. E i cittadini, come sempre, pagano il conto.



