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Londa contro l’eolico industriale, cresce il fronte del no sui crinali della Montagna Fiorentina

di Leonardo Romagnoli

Sui crinali tra Londa, San Godenzo e l’Appennino mugellano la pressione dei progetti eolici continua a far discutere. Il nodo resta sempre lo stesso, secondo comitati e amministrazioni locali: in assenza di una pianificazione rigorosa sulle aree idonee, gli impianti vengono proposti proprio in territori considerati di alto valore paesaggistico, naturalistico e turistico, ai confini del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.

La contestazione riguarda in particolare il Progetto eolico Londa, visto dagli oppositori come un ulteriore tassello di un processo che rischia di cambiare in modo permanente il profilo dei crinali della Montagna Fiorentina.

Un territorio considerato strategico per la biodiversità

Il tema non riguarda solo il paesaggio. Secondo gli ambientalisti e gli amministratori della Comunità del Parco, queste aree dovrebbero rientrare tra quelle da proteggere con maggiore urgenza, anche alla luce della Strategia nazionale per la biodiversità, che punta ad ampliare le superfici tutelate entro il 2030.

Per chi si oppone al progetto, il confine del parco non può diventare una fascia esposta alla trasformazione industriale. Il timore è che zone ricche di boschi, acqua, habitat protetti e percorsi escursionistici finiscano per perdere la loro funzione ecologica e la loro vocazione naturale.

Il precedente di Monte Giogo di Villore

Nel dibattito locale pesa molto anche il caso di Monte Giogo di Villore, più volte indicato come esempio delle criticità legate all’eolico industriale in montagna. Quel progetto viene citato dai comitati come una prova concreta degli effetti che queste opere possono avere sui crinali, tra disboscamenti, movimenti di terra e opere in cemento necessarie per la realizzazione degli impianti e delle infrastrutture collegate.

Le stesse criticità erano state al centro del convegno organizzato il 30 settembre a Castagno d’Andrea, con il patrocinio del Comune di San Godenzo, appuntamento che aveva riunito voci contrarie all’espansione dell’eolico industriale nell’area.

Un fronte politico trasversale

Uno degli aspetti più rilevanti, in questa vicenda, è il carattere trasversale dell’opposizione. Sul progetto di Londa, infatti, si è formato uno schieramento composto da amministrazioni di orientamenti diversi.

I Comuni di San Godenzo e Rufina, entrambi guidati da liste civiche, hanno espresso un parere contrario con apposite delibere. Lo stesso orientamento è stato assunto anche da Reggello e Pelago, nell’ambito dell’Unione Valdarno Valdisieve. Diversa invece la posizione di Dicomano, Comune interessato dall’opera, che non ha approvato una delibera di contrarietà.

Per i comitati, questi elementi smentiscono l’idea che attorno alla questione ci sia solo una contrapposizione di parte. La difesa dei crinali viene presentata come un tema territoriale condiviso, che supera i confini politici tradizionali.

Il caso Londa e la mancata delibera

Al centro delle critiche c’è anche il Comune di Londa, che finora non ha approvato una delibera ufficiale di parere contrario al progetto. Un passaggio atteso dagli oppositori, soprattutto dopo il Consiglio comunale del 24 febbraio, quando una mozione della minoranza chiedeva proprio di formalizzare la contrarietà all’impianto.

Secondo i contrari al progetto, quella decisione mancata pesa sia sul piano politico sia su quello simbolico. Londa, ricordano, è considerata porta di accesso al Parco Nazionale e insieme a San Godenzo rappresenta una parte identitaria della Montagna Fiorentina.

Ambiente, turismo e corridoi ecologici

La contestazione ruota attorno a un punto preciso: i crinali di Londa vengono considerati un corridoio ecologico fondamentale tra il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, la Consuma, la Riserva biogenetica di Vallombrosa e il Pratomagno.

Per i comitati, trasformare queste aree in siti industriali significherebbe compromettere ecosistemi montani delicati, ma anche indebolire attività economiche legate al turismo lento, all’escursionismo e alle produzioni locali. La rete sentieristica del CAI, nazionale ed europea, è indicata come uno degli elementi più esposti a una trasformazione irreversibile del territorio.

La richiesta, transizione ecologica senza consumo di suolo

Il messaggio rilanciato dal Comitato Crinali Liberi Londa, dai comitati territoriali dell’Appennino mugellano e dalla coalizione ambientale TESS, Transizione Energetica Senza Speculazione, è netto: la transizione energetica non viene respinta in sé, ma deve essere costruita con criteri diversi.

L’obiettivo indicato è quello di una transizione ecologica che non consumi suolo e non spinga verso grandi impianti industriali in aree di pregio ambientale. Al posto dei mega impianti eolici, i comitati chiedono di puntare su forme di democrazia energetica, come le Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali, basate su autoproduzione e autoconsumo condiviso.

In parallelo, viene rilanciata anche la richiesta di allargare i confini del Parco Nazionale, seguendo un percorso che a San Godenzo è già stato avviato attraverso assemblee consultative con i cittadini.

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