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L’ingiustificata paura dell’olio tunisino

di Leonardo Romagnoli

La vicenda dell’olio tunisino è esemplificativa di varie contraddizioni che alimentano il dibattito politico ed economico nel nostro paese. La decisione del parlamento europeo di permettere per due anni l’importazione di 35.000 tonnellate di olio senza dazi dalla Tunisia ha scatenato delle reazioni , secondo me, eccessive e non sempre giustificabili.
Il primo punto riguarda la volontà di aiutare economie di paesi che hanno un rapporto privilegiato con l’Europa a rafforzarsi limitando l’emigrazione verso le nostre coste e , nel caso della Tunisia, questo è ancora più importante essendo l’unico paese che sta cercando di incanalarsi in un percorso democratico avviato con difficoltà con le “primavere arabe”. OLIO-OLIVA-CIOTOLA-Copia
In un documento sottoscritto da parlamentari di tutti i gruppi politici , escluso Lega e Mov 5 Stelle, è scritto che “ l’Italia ha un interesse vitale nella stabilizzazione democratica e nel consolidamento istituzionale della Tunisia, in quanto modello virtuoso di evoluzione pacifica dalla dittatura verso la democrazia e alternativo per le migliaia di giovani di tutti i Paesi della regione nordafricana e mediorientale rispetto all’opzione rappresentata dal fondamentalismo estremista; il sostegno alla giovane democrazia tunisina e alla sua economia rafforzerebbe la posizione dell’Italia in Europa e nel Mediterraneo, in linea con le premesse dettate dal Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, a partire dalla sua visita in Tunisia come primo impegno ufficiale all’estero, e confermate dalle successive missioni del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Paolo Gentiloni, nonché dalle iniziative di diplomazia parlamentare assunte dalla Commissione affari esteri della Camera dei deputati nei mesi di gennaio e marzo 2015, da ultimo a seguito degli attentati perpetrati al Museo del Bardo; considerato che l’Italia è il secondo partner economico della Tunisia, Tunisi resta un interlocutore privilegiato per gli investitori e le imprese italiane e ciò malgrado le perdite registrate nel settore del turismo dopo gli attentati del Bardo… “. Sono considerazioni di buon senso e dato che la Tunisia è un grande produttore di olio era ovvio che si cercasse di aiutarla su questo fronte senza nemmeno sforzarsi troppo. E qui veniamo ai numeri. Leggendo i giornali e le dichiarazioni delle associazioni agricole sembra che tutto l’olio tunisino venga esportato in Italia cosa che non è vera. In Europa vengono prodotte circa 2 milioni di tonnellate di olio per cui l’olio tunisino di cui si sta parlando rappresenta appena 1,6%. Il maggior produttore europeo e mondiale è la Spagna con 1,3 milioni di tonnellate, l’Italia oscilla tra le 5/600.000 tonnellate prodotte in massima parte in Puglia, Calabria e Sicilia. La Toscana rappresenta appena il 2% e produce appena il 50% dell’olio consumato nella regione. Quindi già oggi l’Italia e la Toscana importano molto olio. Secondo l’Ismea nel 2014 l’Italia ha importato dalla Spagna olio equivalente alla produzione nazionale ovvero 558.000 tonnellate, segue la Grecia con 56.000, la Tunisia con 25.000, Portogallo 20.000 e riusciamo a importare anche 2000 tonnellate dalla Francia. Ovvero l’Italia importa già oggi 700.000 tonnellate di olio che viene lavorato e imbottigliato nel nostro paese e in Toscana in particolare. L’olio tunisino senza dazi rappresenta quindi il 5% del totale delle importazioni italiane ma essendo solo in parte diretto al nostro paese la percentuale scende al 2/3%. Una quota che non ha  nessuna possibilità di alterare un mercato già oggi invaso da prodotto non italiano.
Si dice che questo può portare al moltiplicarsi delle frodi ed è solo un aiuto ai grandi industriali. Sulle frodi purtroppo ci sono inchieste che dimostrano che queste sono indipendenti dall’importazione di olio tunisino, sono molto diffuse ed hanno inciso negativamente sul marchio Italia nel mondo. Quanto alle grandi industrie italiane le abbiamo svendute in quasi tutte a multinazionali spagnole che lavorano già gran parte dell’olio che importiamo dalla Spagna e sfruttano l’italianità dei marchi per conquistare quote di mercato. Come sempre il problema è la tracciabilità del prodotto ma questo vale per tutti gli oli prodotti in Italia e nel mondo. Sotto questo aspetto è fondamentale il ricorso a marchi di origine o biologici. Ad esempio il 40% dell’olio commercializzato come Igp proviene dalla Toscana e l’export vale nella nostra regione oltre 500 milioni di euro nonostante l’olio prodotto non sia sufficiente neppure per il consumo interno. Tutto questo settore non ha nulla da temere dall’olio tunisino che andrà a coprire una fascia di mercato già oggi occupata da prodotto d’importazione. I consumatori devono pretendere etichette chiare per non farsi ingannare dai colori nazionali che coprono un prodotto che è invece una miscela di oli di varia provenienza. Giustamente i nostri agricoltori fanno notare che rispetto ai costi sostenuti per la produzione prima in campo e poi al frantoio quello che offre il mercato non è remunerativo per cui si rischia di vendere sotto costo oppure favorire prodotti (Spagna, Tunisia) dove queste spese sono molto inferiori, ma questo non si risolve non importando olio di cui abbiamo bisogno ma cercando con la ricerca e l’innovazione di proporre prodotti di livello qualitativo elevato, come sta avvenendo anche in Toscana, che riescono ad ottenere prezzi più remunerativi e a conquistare nicchie di mercato qualificato.Foto olio1
Infine non bisogna dimenticare che , come altre produzioni , anche l’olivo beneficia ed ha beneficiato dei contributi previsti dalla politica agricola comunitaria che nella programmazione appena conclusa sono stati in Italia nell’ordine dei 500 milioni euro.
La disonestà non si combatte con i dazi su 35.000 tonnellate di olio tunisino ma con controlli seri, tracciabilità dei prodotti, educazione alimentare dei consumatori, innovazione di prodotto e processo, tipicità e infine recuperando, per esempio in Toscana, i milioni di ulivi abbandonati nel corso degli ultimi anni.

LR

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1 commento

Gianna 12 Marzo 2016 - 23:31

Bellissimo articolo, argomentato ed equilibrato. Complimenti a LR

I commenti sono chiusi.

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